Storia dello scrittore errante

scrittore

Non posso considerarmi un santone: non ho seguaci, non so cosa dire agli altri, né dove dirla, come farlo o perché.

Il giovane scrittore riteneva doveroso intraprendere la via della scrittura, il viaggio che lo avrebbe portato un giorno a diventare un blogger, seguito e apprezzato da tutti. Ma per fare ciò doveva capire quale poteva essere il suo settore, dove il suo contributo sarebbe stato maggiormente valido. Ma ben presto si accorse che – parafrasando South Park – i blogger l’hanno già fatto.

Di tutto si era parlato, ogni argomento era stato trattato più o meno approfonditamente, in tutti i modi possibili (e anche in quelli impossibili). Nel suo peregrinare, aveva incontrato vari tipi di blog, da quelli che trattavano sempre e solo un argomento, diventando un’istituzione in quel campo, a quelli che trattavano di qualsiasi cosa facesse tendenza al momento, giusto per far credere di essere sempre sul pezzo. Poi c’erano quelli a metà, che cercavano quanto più possibile di rimanere fedeli alla loro missione, ma che talvolta cadevano in tentazione e cavalcavano l’onda del momento, trasformando il web in un’enorme e grottesca stanza degli specchi.

Non voglio diventare così, non voglio seguire la massa, voglio un mio spazio, e voglio dominarlo.

Sembrava aver finalmente capito cosa fare e come farlo. Era un primo passo. Ma la via per raggiungere l’illuminazione era lunga e costellata di pericoli. Si ritrovò così a bussare alle porte di un blog, per iniziare a scrivere con loro. Si propose per un guest post. Piccata arrivò la risposta:




Questa storia che l’ospite dev’essere sempre accolto con gentilezza deve finire! Dannazione, sarai il quarto solo oggi che viene qui pretendendo di scrivere. Ma sai almeno cos’è un guest post? Sapresti scriverne uno? Conosci il nostro network, sai di cosa parliamo? O ci hai scelti solo perché hai visto che abbiamo la sezione “contattaci”?

Risposte simili e tutte similmente dure, ma che portavano a una sola verità. Prima di fare ogni passo, anche su internet come nella vita reale, bisogna pensare a dove ci porterà, dove vogliamo andare. La meta dev’essere ben fissa in testa prima di esserlo nei piedi (o nelle mani, nel caso del nostro giovane scrittore). Così tornò a casa, nella sua stanza, e tra le sue cose trovò un libro, il primo che avesse mai letto, dalle pagine talmente consunte che in alcuni punti era anche difficile leggere le parole. Lo aprì in un punto ben preciso: È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

Ora tutto era chiaro, sapeva che avrebbe potuto scrivere di qualcosa con passione, perché la passione per quella cosa l’avrebbe condotto per mano fino alla fine del suo percorso. Forte di aver raggiunto l’illuminazione, si appressò al computer, per constatare che quello che aveva ottenuto era solo un “primo livello” di conoscenza. E fu di nuovo buio. Fuori e dentro di lui.

Il suono intermittente del gruppo di continuità gli implorava di prendere provvedimenti, prima che il suo portatile si spegnesse e lo abbandonasse insieme all’entusiasmo. Sospese la sessione e si adagiò sul giaciglio di post-it e bigliettini che lo circondava, e con ogni movimento si sparpagliava sempre più sul pavimento. Uno di questi gli si era attaccato al braccio.

Lo prese e lo lesse ad alta voce. La luce ritornò a splendere. Ora aveva tutti gli strumenti necessari a proseguire il suo viaggio.




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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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