Storia dell’allergia ai social

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Passarono alcuni giorni, e il ragazzo finalmente si riprese dall’influenza. Aveva riacquistato le forze, si sentiva rinvigorito ma… continuava a starnutire! Non capiva come fosse possibile, aveva preso tutti gli accorgimenti, era certo che l’influenza fosse ormai passata. Il balcone era chiuso, le temperature erano più miti…cosa poteva essere? Si accorse che una finestra in realtà era aperta. Ma non era quella della sua stanza. Era quella del suo notebook.

La bella stagione era sbocciata sui social! Foto all’aria aperta, tra campi fioriti, scampagnate tra amici e primi piani di gambe sulla spiaggia che sembrano tutt’altro… Decine e decine di foto avevano invaso la sua home, e ognuna di queste si portava dietro centinaia e centinaia di commenti, like e addirittura fiori. E poi pagine che spuntano come funghi, seguendo questa o quella moda, battute trite e ritrite. Ora era tutto chiaro, la sua non era più influenza: era allergia.

L’invito di un amico a mettere “mi piace” alla sua nuova pagina? Etciù! La foto del weekend fuori porta? Etciù! La battuta della webstar di turno condivisa da chiunque? Etciù! Etciù! Etciù! Non ne poteva più, aveva assolutamente bisogno di staccare la spina, chiudere con i social network e la loro piatta ridondanza, per riprendersi e proseguire il suo percorso di illuminazione.

Spense quindi il portatile, e diede una pulita alla stanza (sì, in realtà gli starnuti erano dovuti alla polvere nell’aria, ma questo il nostro eroe lo ignorava, preso com’era dalla sua analisi dei meandri della rete). Ordinò anche i post-it, che finirono su di una grande bacheca appesa al muro, e finalmente iniziavano a prendere la forma di qualcosa di concreto e compiuto.

Il percorso, che in principio lo aveva portato ad interrogarsi sull’apertura e la chiusura di un blog, e poi sulla via da seguire, vagando alla ricerca di sé. Tutto seguiva una certa direzione, che ora finalmente poteva tratteggiare con una certa sicurezza, sebbene ancora il cammino fosse lungo.

Aveva finalmente trovato una ragione per aprire il suo blog, aveva scelto l’argomento e in mente aveva anche qualche idea per un nome intelligente e un tema grafico originale. Di che tipo? Ma ovviamente un modello con tanti post-it sullo sfondo, e moduli in stile blocco note: erano settimane che non vedeva altro, non riusciva a pensare a qualcosa di più adatto.

Bene, ora che è tutto pronto e definito, non mi resta che iniziare. Ma ora sono stanco, penso che mi riposerò un po’ leggendo un libro.

E così prese dalla libreria uno dei libri che stava leggendo in quel periodo, un volume di racconti, lo aprì in un punto a caso e si immerse nella lettura.




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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

2 comments on “Storia dell’allergia ai social”

  1. Kinsy

    Davvero una bella storiella che fa riflettere. Mi piace molto il finale: niente di meglio che aprire un buon libro!

    • Giuseppe Raffaele Puppo

      Grazie! Beh sì, alla fine non c’è niente di meglio di un buon libro per rilassarsi…ma temo che il nostro eroe non riuscirà a mettersi comodo mentre sfoglierà le pagine del racconto…proprio no! ^_^ Cosa accadrà lo scopriremo nel prossimo appuntamento 😉

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