Intervista ad Ada Fichera

Ada Fichera prende spunto da De Amicis e parla con l’autore del libro Cuore in questo struggente romanzo. Ce lo racconta in questa intervista.

L’intervista

ada fichera
Ada Fichera, autrice del romanzo “In ogni tempo”

1) Quanto possono essere moderni gli autori del nostro passato? Come nasce il suo rapporto con De Amicis e perché la scelta di questo autore?

Credo che tutti gli autori del passato, italiani e stranieri, possano essere moderni, o direi ancor meglio “attuali”. Sono sempre stata convinta, infatti, che non si può capire la realtà a noi contemporanea senza analizzarla alla luce di una cultura e una tradizione passata, perché è quest’ultima che ci ha condotti fin qui. Noi siamo anche il nostro passato.

Già lo scrittore Leonardo Sciascia diceva che non si può edificare il futuro, se una società non conosce la sua storia. Ecco, in questo senso ritengo che qualsiasi autore, anche i classici latini e greci possono essere attuali, sia perché sono filtro per leggere il presente, sia perché esistono delle caratteristiche dell’umanità, degli eventi che tendono a ripresentarsi o a ri-verificarsi. E questo ce lo insegnava già secoli addietro il filosofo Giambattista Vico coi suoi ciclici “corsi e ricorsi storici”.
Per ciò che riguarda, nello specifico, il mio rapporto con il De Amicis, esso nasce proprio dallo studio dei testi editi e inediti (taccuini personali di viaggio, appunti da reporter, etc…) dell’autore. Occupandomi per il mio lavoro di giornalista per lo più di rapporti fra cultura e mondo della difesa (arte e difesa, letteratura e difesa), iniziai già nel 2010 a studiare il De Amicis giornalista (che come oggi sappiamo fu pure direttore di rivista, “L’Italia Militare”). Da lì scoprii l’attualità dell’autore e lessi tutti i reportage di viaggio, soprattutto dall’estero, scoprendo che la narrazione del viaggio di alcuni migranti ad esempio era, sul piano umano, tanto attuale quanto sovrapponibile a reportage di oggi.

Mi sono così “innamorata” culturalmente di De Amicis e ho ritenuto che una sua rilettura e reinterpretazione, anche romanzata, potesse aiutare a far conoscere meglio e a comprendere un grande autore.



2) In un mondo che cambia, quali sono i valori che, secondo Lei, si sono un po’ persi?
Molti se ne sono persi e molti si sono invece oggi rafforzati. Fra questi ultimi vi è la libertà, che per me un valore inestimabile.
Si è persa invece la capacità e la voglia di riflettere, di fermarsi a pensare, di ascoltare l’altro, inteso come persona ma anche come natura.
Oggi tutto è veloce. Troppo veloce. E lo dico da persona che ama la rapidità, che ottimizza davvero ogni minuto della propria giornata.
Ma il vero problema è che oggi nessuno si ferma più a sentire, a percepire cosa la realtà esterna a noi dice, cosa le meraviglie naturali e architettoniche o un bel libro possono trasmettere.
Il mare, un parco, i libri, la musica hanno un’anima, che parla ad altre anime disposte ad ascoltarla. Ma chi oggi vuole ascoltare quell’anima? Quasi nessuno.
Questo per me è il valore più grande che si è perduto, al quale consegue un’altra perdita: quella di considerare “valido” solo ciò che è relativo alla tecnologia, alla tecnica, tralasciando o ponendo in secondo piano tutto ciò che è umanistico, un patrimonio che ci ha formato, che è vitale per l’uomo e che invece oggi sembra essere divenuto “obsoleto” per un sordo orecchio della società. E così ci troviamo di fronte ad un’umanità “abbrutita”.

in ogni tempo
Copertina del romanzo

3) Quali sono le meraviglie che riesce a fare il tempo?
Il tempo opera tante meraviglie e anche distruzioni.
Esso, se lo riferiamo alla responsabilità dell’uomo, ha prodotto scempi ambientali, ha dissipato i rapporti fra persone (oggi sempre meno cementati e sempre più effimeri, legati all’occasione), o, se parliamo di modifiche fisiologiche del tempo, direi che il tempo logora, consuma anche le cose più belle.
Però, se dovessi parlare delle meraviglie del tempo direi che, oltre ai grandi passi avanti compiuti dall’uomo in tutti i settori della conoscenza che ci hanno consegnato una grande agiatezza quotidiana e persino un allungamento della vita, la meraviglia più grande, da donna e da autrice, direi che è la consapevolezza. Il tempo ti aiuta a conoscere, se hai la dedizione a studiare, capire, scrutare, scoprire cose nuove, e quindi anche a conoscere te stessa. Impari ad ascoltarti, a capire cose di te che non conoscevi prima, a scoprire i propri limiti ma anche la forza impensata di riuscire talvolta a superarne alcuni.
La consapevolezza è la meraviglia più grande che il tempo regala all’uomo!

 

 

 

 

4) Come mai la scelta della forma romanzo?
Nessun saggio, seppur preciso, poteva dare contezza e piena conoscenza dell’attualità del De Amicis come la narrativa.
Seguendo una storia, anche se inventata, il lettore può venire a contatto con tutto un patrimonio scientifico di cui non avrebbe colto il vero senso e valore se lo avesse letto attraverso uno scritto saggistico.
Il romanzo mi ha permesso di mettere il lettore e il De Amicis uno di fronte all’altro, senza alcun filtro.
Da autrice poi, avendo già scritto circa una decina di libri in forma di saggio, sentivo l’esigenza creativa di cimentarmi con un genere a me “nuovo”. E ho percepito che la grandezza del De Amicis non solo me ne aveva fornito l’occasione, ma meritava che mi impegnassi e mi spingessi oltre un “confine” scrittorio che non avevo ancora valicato.



5) Può dare un consiglio su come fare comunicazione nel Pubblico, data la sua attività?
Il settore della Pubblica Amministrazione è tanto complesso quanto affascinante.
Il fascino e il rispetto per la Difesa, le Forze Armate e per tutto quello che rappresenta lo Stato, la Patria, per me è enorme e dovrebbe essere sacro per chiunque!
Detto questo, da giornalista che da anni collabora con il “pubblico”, credo che esista un solo problema secondo la mia esperienza (generalizzando un po’ – perché ogni settore poi è diverso, la Pubblica Amministrazione ha talmente tante sue sfaccettature e declinazioni che ritengo sia banale e forse scorretto parlare in generale): le istituzioni sono uno splendido palazzo con tante finestre; queste finestre vengono spesso aperte, ma appena entra la luce talvolta vengono richiuse per paura che ne entri troppa o per timore di guardare fuori, allora si preferisce continuare a mirare con le luci interne quello che sta già dentro, così si sta più “tranquilli”. Io invece ritengo che vadano spalancate le finestre, per godere di tutta la luce e per far sì che tale apertura possa mostrare interamente a chi sta fuori tutto ciò che sta dentro e, in seconda battuta, fatto di non poco rilievo, per guardare da quelle finestre aperte ciò che sta fuori, senza paure e senza pregiudizi.
Da una comunicazione che dall’interno va verso l’esterno, e che permette senza remore a ciò che sta fuori di entrare, si può solo reciprocamente imparare. Se no, rimane Narciso che si guarda allo specchio.
Devo dire che si sta facendo qualche passo in avanti in tal senso; in sette anni, per la mia esperienza personale, ho visto dei progressi, ma in tutta sincerità credo che su questa strada ci sia ancora molto lavoro da fare.



Condividi ;)

ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calendario

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031