Improbook, lo spettacolo che trasforma i libri

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Improvvisare: nel linguaggio comune, questa parola è sinonimo di qualcosa di non preparato, non ben organizzato, forse persino fatto alla rinfusa. Ma cosa succede se è un intero spettacolo teatrale ad essere improvvisato? Dov’è – potrebbero dire i benpensanti – la tecnica? E dove la cura, la preparazione, l’esercizio, che esibirsi su un palco richiedono?

Ebbene, Improbook, lo spettacolo presentato a Roma dalla compagnia Trama Libera Tutti, dimostra come sia possibile coniugare i due aspetti: essere preparati all’improvvisazione. Come spiega Pierpaolo Buzza, uno degli ideatori del progetto, nonché uno dei suoi protagonisti, “non ci si improvvisa improvvisatori”, ossia anche l’improvvisare richiede un esercizio preliminare non indifferente.

Quel che serve è “un po’ di grammatica di base, che di solito si impara nei primi due anni di studio”, spiega Pierpaolo Buzza. “Per ‘grammatica di base’ intendo alcune regole che gli improvvisatori di tutto il mondo si danno per poter giocare insieme anche se non si conoscono: ad esempio, dire sempre sì alle proposte che vengono fatte in scena. Se un mio compagno viene da me e mi dice «Ciao Giuseppe, hai fatto buona pesca oggi?», questo significa che è un dato di fatto che io mi chiamo Giuseppe, che sono un pescatore, e che lui ha confidenza con me. Dovrò quindi accettare questi dati di fatto e aggiungere qualcosa di mio: «Caro Osvaldo! Ahimè oggi no… da quando hanno aperto quella fabbrica laggiù non si pesca più niente». Ed ecco che c’è già una storia, semplicemente accettando e aggiungendo”.

Come funziona, dunque, uno spettacolo come Improbook? Innanzitutto, grazie al pubblico. A ogni spettatore è infatti richiesto di portare un libro, ed è proprio tramite la lettura di una frase, o del titolo, o di una dedica, che l’improvvisazione prende il via. “Il risultato è che i libri vengono continuamente decontestualizzati, alcune situazioni vengono estremizzate, e poi si parte dai libri per arrivare letteralmente chissà dove; magari dall’incipit del Maestro e Margherita ci ritroviamo ad ambientare un’improvvisazione nello spazio”, aggiunge Pierpaolo Buzza.

Non sembra essere un caso, quindi, che la compagnia che presenta lo spettacolo si chiami proprio Trama Libera tutti: Pierpaolo Buzza, Mauro Colapicchioni, Federica Forbicioni e Marco Masi si divertono (e chi assiste allo spettacolo se ne rende immediatamente conto) a sovvertire lo schema classico della narrazione, prendendo spunto dall’esistente per poi rielaborarlo fino al punto che della storia di origine non rimane che una traccia.

Tramite la lettura di alcune parti dei libri, prendono vita diverse forme di improvvisazione, alcune singole e altre di gruppo, tutte comunque rigorosamente condite da una buona dose di umorismo. Ma, allora, quanto c’è di casuale nella rappresentazione se ogni sera lo spettacolo è, per sua stessa natura, diverso? “Il contenuto delle improvvisazioni cambia sempre ed è letteralmente imprevedibile, perché prende le mosse da quello che gli attori sentono e pensano in quel preciso momento. Se ti sei pensato delle cose fuori scena, e le riporti in scena, si vede e fa un bruttissimo effetto meccanico, come di falsità. Se invece stai seguendo solo il tuo impulso, senza pensare, stai improvvisando in maniera autentica”.

Un caos controllato, insomma. Una casualità ordinata, un’imprevedibilità messa in conto. Non è questo, in fondo, la natura più profonda di ogni creazione artistica?




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Sara Svolacchia

Dottoranda in letteratura francese a tempo pieno, vivo tra Roma e Firenze. Tra la tesi e i saggi che pubblico per l’università, e gli articoli di taglio giornalistico a cui mi dedico per passione, si può dire che smetto di scrivere solo per dormire.

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