Il potere (inutile) di scrivere e quello (onnipotente) di pubblicare

scrivere

Il titolo iniziale di questo editoriale era “Ieri è morto Joyce… E allora?”: un titolo provocatorio, nato da una riflessione che riferirò tra poco, accanto ai motivi per cui ho deciso di cambiarlo.
Partiamo dall’inizio: ieri sono passati esattamente 75 anni dalla morte di James Joyce. A parlarne è stato solo il sito di Fanpage, alla sezione Cultura. Si sa, gli anniversari di scrittori famosi generano sempre qualche condivisione, ma stavolta il giochino ha portato solo 416 condivisioni (al momento in cui scrivo) sul solo Facebook, anche se va dato merito alla signora Buffo di aver scritto un ottimo articolo. Ho cominciato a chiedermi perché. Non c’era un doodle sulla morte di Joyce, come invece era avvenuto per Perrault.

Non c’era nessuna ristampa di qualche libro del genio irlandese, perché sono libri difficili e il più noto, “L’Ulisse”, ha una guida allegata per capire come leggerlo. Difficile, difficile, troppo difficile e troppo lungo per chi ha bisogno di essere saccente subito. Da qui, l’esigenza di segnalare ogni volta la difficoltà del testo a ogni articolo su Joyce, di dire che si può essere colti lo stesso, tanto sono solo in pochi autofustigatori a leggerselo. Se non c’era “Triste Mietitore”, che con la sua frase su Facebook ha fatto anche più Like del post su Fanpage (ammiro la sua intelligenza, un po’ meno quella di chi ha fatto passare sottotono la notizia culturale), povero Joyce nel dimenticatoio.

Dalla Pagina Facebook de Triste Mietitore.

Comunque Perrault ha attirato l’ispirazione dei copy più che dei letterati dei nostri tempi, sempre per una questione di doodle. Poi, giustamente, è andato di nuovo su “Chi l’ha visto?”: lo rivedremo quando farà l’anniversario per i 400 anni rispetto ai 388 segnalati. Per questo motivo, avevo scelto il titolo su Joyce, poi ho cambiato idea. L’ho cambiata dopo aver letto da parte di un giornale nazionale che “Le donne non dovrebbero studiare, perché così non fanno figli”, con tanto di statistiche a sostegno. L’idea di fondo sarebbe che una donna non deve pensare di essere una madre consapevole per il proprio figlio (e questo avviene, fa dispiacere, solo studiando), ma il Gaston di turno afferma che basti essere madri, anzi, più piccole sono, meglio è. Mi ricorda una vecchia canzone da operetta…

Poi, è arrivata alla mia attenzione una lettera. Anche qui, la tiratura è tutt’altro che limitata.

La mia lettera a un ipotetico scrittore esordiente (pubblicata dall’Espresso) Caro scrittore esordiente del 2016,buon…

Posted by Paolo Di Paolo on Mercoledì 13 gennaio 2016

Convengo su un punto: ci sono letterati e ci sono scrittori. Ci sono persone che sanno leggere e persone che fanno finta di saperlo fare. I secondi sono di gran lunga superiori ai primi, quindi il mercato editoriale si adegua, generando cose come “I Distillati”, per esempio. Perché inveire contro la Centauria, che ora è universalmente nota: vale la pena di fermare per strada l’uomo o la donna che ha comprato “il Distillato” in libreria, per chiedergli cosa vuole ottenere. Probabilmente, sarà far vedere di avere il titolo a casa, tanto gli amici saranno troppo distratti per sfogliare e accorgersi dell’inganno.

Perché prendersela con il lettore di “saponette”, quando i blogger letterari non sanno riconoscere una risposta con forma implicita o temono un congiuntivo o non sanno leggere un libro che preveda introspezione e pensiero laterale. Le risposte a braccetto dell’ignoranza sono esilaranti: “Scusami se non capisco, ma amo l’italiano e in italiano il verbo si esprime sempre”, oppure “Mi sto sforzando, proprio perché sei tu”. Se questa è la gente che promuove i libri, non voglio sapere quanto sia alla deriva chi li legge e li prende per oro colato.

L’anno scorso, il giornalista Giampaolo Pansa raccontava il potere inutile dei giornalisti italiani nel suo libro “Carta Straccia”, evidenziandone criticità e problemi. Parafrasando questo titolo, ho cambiato il mio: c’è un potere inutile, che è quello di chi scrive. Chi ha pochezza cerca metodi tradizionali e si scorna con le politiche di Mondazzoli e con una tradizione markettara (che K!) che si sta sgretolando. Chi ha slancio, furbizia e un po’ di intelligenza, oppure sa di essere fuori mercato, oppure “Non sa pagare un editore, allora paga un tipografo”, punta al self-publishing, solo contro tutti.

Forse, però, ci stanno facendo credere in lettori che non esistono, per nascondere quelli che ci sono davvero. Forse, però, c’è ancora chi ricorda Joyce e si scorda di Checco Zalone e magari si vergogna davvero, non a colpi di Like, dei libri finti in vendita a 50 centesimi. Forse, per questi lettori, ammesso che esistano, vale la pena di lottare e, magari, con un modo diverso di scrivere, come l’impegno a crescere, non solo a far finta di farlo: i peggiori retaggi sono quelli di chi legge, ma ha la mente chiusa.

Annarita Faggioni

 

 

 

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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