Chiara Marchelli a Milano per presentare il romanzo “Le notti blu”

le notti blu

Nata ad Aosta, laureata in Lingue Orientali, Newyorkese d’adozione e cittadina del mondo: Chiara Marchelli è una di quella che donne che fa piacere incontrare, una di quelle persone che si fanno ammirare al primo sguardo.

Lo scorso 10 Marzo era alla libreria Verso di Milano per un doppio evento dedicato al suo nuovo libro, Le notti blu, e noi eravamo lì per conoscerla e farci conquistare dal suo sguardo schietto e dalle sue parole precise come rasoi.

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Le notti blu

Un romanzo profondamente italiano raccontato da un linguaggio americano. Questa è la definizione migliore per questa storia: inserita perfettamente in un solco tutto nostro di romanzi di vita vissuta, di riflessioni profonde su eventi che sconvolgono l’anima; ma decisamente discosta grazie a una scrittura lucida e precisa in cui ogni parola è un blocco di marmo perfetto, tagliato al laser.

Si tratta di una storia di dolore intollerabile, un dolore che non può essere superato, può solo essere vissuto.

Michele e Larissa sono due italiani che vivono a New York con il figlio, Mirko. Michele è un matematico, si occupa di Teoria dei Giochi e usa le formule per spiegare la vita, anche e soprattutto a se stesso. Per questo quando Mirko esce dalle regole del gioco e fa una mossa proibita, suicidandosi, Michele non sa come venire a patti con questo evento.

Tuttavia non è il dolore il vero protagonista, ma la vita. Perché se è vero che Michele e Larissa devono avere a che fare con il vuoto immenso, il senso di colpa, la sofferenza insopportabile del gesto di Mirko, è anche vero che è proprio quando la speranza arriva a bussare alla porta, che i due protagonisti affrontano la vera prova.

Quattro chiacchiere con Chiara

La serata è iniziata con una chiacchierata informale, solo Chiara, alcune blogger e le domande che un libro forte, tagliente come “Le notti blu” lascia inevitabilmente in ogni lettore.

Il primo tema, la prima grande questione è stata il motivo di una scelta così difficile: raccontare il dolore di due genitori attempati di fronte al gesto disperato di un figlio.

La risposta è stata l’unica che uno scrittore potesse dare: perché è una storia di vita vissuta, una storia che ha sfiorato Chiara da vicino, le è rimasta dentro, e ha poi dovuto essere elaborata, passata attraverso la lente della pagine per diventare qualcosa di altro, di universale.

Chiara non è nuova al racconto del dolore e, come lei stessa ha spiegato durante la serata, benché possa sembrare più facile scrivere una storia d’amore, o a lieto fine, lei non trova interesse in questo tipo di racconti. Trova invece la ricchezza dell’animo umano proprio nella sofferenza, un sentimento che costringe l’essere umano a trovarsi di fronte a se stesso e a cambiare per non soccombere.

La seconda domanda importante ha riguardato invece i personaggi, perché non è comune per una donna scegliere di scrivere dal punto di vista di un uomo (Michele) e molto più anziano di lei.

Chiara ha raccontato che per lei questa è invece una scelta naturale. La sua natura di scrittrice la porta a cercare nella scrittura qualcosa di altro da sé, per questo l’eccessiva immedesimazione che deriva dalla scelta di una protagonista donna le impedisce di scrivere al meglio.

Per quanto riguarda l’età, invece, se è vero che una persona anziana avrà una visione diversa del mondo è anche vero che di fronte ad una sofferenza del genere siamo tutti esseri umani allo stesso modo, a prescindere da sesso o età. I personaggi, ha spiegato inoltre Chiara, sono “pianificati a tavolino” solo in parte: si presentano nella sua immaginazione e lì vivono e si sviluppano fino a diventare persone totalmente formate, che si muovono a modo loro, a prescindere dalla sua volontà di scrittrice, e solo allora hanno libero accesso alla carta.

Anche la vita negli USA di Chiara è stata discussa durante la serata. Le sue letture americane, il contatto con il modo di comunicare Newyorkese e anche le sue esperienze come docente universitario hanno infatti portato a un’influenza non tanto nei temi e nelle storie, che rimangono italiani perché italiano è comunque lo spirito della scrittrice, quanto nella scrittura e nel tono di voce.

Presentazione di “Le notti blu”

Dopo la piacevole chiacchierata con Chiara Marchelli, la serata è proseguita con la presentazione ufficiale di “Le notti blu” in una sala gremita di gente e con la mediazione di Marta Cervino, giornalista di Marie Claire e amica di Chiara.

Molti temi che erano stati discussi con le ragazze dei blog sono riemersi grazie alle domande di Marta, a testimonianza di un libro capace di parlare a tutti con un linguaggio universale fatto di emozioni.

Altri sono stati portati alla luce dalla curiosità della giornalista, come ad esempio la particolarità di un personaggio che non riesce a suscitare empatia: Caterina.

Chiara ha quindi spiegato che Caterina è il personaggio che manifesta le esternazioni di dolore più normali (pianto, rabbia…), e che quindi dovrebbe suscitare maggiore immedesimazione, ma non cerca mai un contatto emotivo e per questo nega l’empatia tanto a Michele e Larissa quanto al lettore. Chiara non voleva creare un personaggio banale, una moglie distrutta, ma raccontare quello di una moglie tradita, di una ragazza che aveva iniziato a vedere il mondo attraverso il filtro dello sguardo del marito e ora si trova persa e arrabbiata.

Un altro esempio di come la scrittura lucida e chirurgica di Chiara Marchelli ha saputo sfruttare un personaggio non convenzionale per dare ancora maggiore profondità ad una storia più convenzionale per il panorama letterario italiano.

Una serata che si è snodata piacevolmente grazie a un bicchiere di vino, offerto dal bar della libreria Verso, e alle parole magistrali di Chiara Marchelli e Marta Cervina che ci hanno portato alla scoperta di un’autrice fuori dagli schemi e tutta da scoprire.

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Copywriter per professione, scrittrice per passione, innamorata di fantasy e horror e strenua sostenitrice del self-publishing. Sono testarda e un po' megalomane. Attualmente la mia principale occupazione è convincere il mondo che il self-publishing è il futuro dell'editoria. Il resto sono hobby.

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