5 motivi per fare self-publishing

Come si è visto nel post d’esordio di questa rubrica, ci sono diversi motivi per cui un autore dovrebbe riflettere accuratamente prima di decidere di fare self-publishing. Tuttavia se questa rubrica si occupa proprio di self-publishing è anche perché esistono almeno altrettante ragioni per cui fare self-publishing può essere un’idea migliore di andare in cerca di una pubblicazione da parte di una casa editrice tradizionale.

Deanfortythree e The Book Designer ne hanno raccolti alcuni molto interessanti che qui ripropongo, filtrandoli attraverso la lente dell’editoria italiana.

1.Diventare ricchi

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Questo stesso motivo era stato inserito fra quelli per cui NON si dovrebbe fare self-publishing, eppure non mi pento di averlo posizionato oggi al primo posto tra i motivi per cui fare self-publishing.

Se non si ha sottomano una proposta di contratto da parte di Mondadori, Feltrinelli o altre case editrici di primaria importanza sul mercato editoriale italiano, il self-publishing risulta un’opzione migliore di una piccola-media casa editrice se si vuole guadagnare dalla propria scrittura.

Chi decide di fare self-publishing arriva infatti a guadagnare per ogni copia venduta una cifra anche 3 o 4 volte maggiore di chi pubblica con un editore tradizionale. Una casa editrice tradizionale in genere riconosce royalties che si aggirano tra il 5% e il 10% del prezzo di copertina, con picchi del 15% sugli ebook. Con le piattaforme di self-publishing questa percentuale può variare dal 35% al 70% del prezzo di copertina.

2.Pubblicare velocemente

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Nella maggior parte dei casi la fretta è cattiva consigliera, ma è anche vero che si può diventar vecchi ad aspettare le risposte di decine di case editrici. Le case editrici sono vincolate al tempo necessario per valutare ogni opera pervenuta, che spesso si traduce in diversi mesi di attesa.

Con il self-publishing bastano invece pochi giorni per vedere la propria opera disponibile per il pubblico.

Certo, prima di passare alla pubblicazione è necessario passare per le fasi di editing, correzione bozze, impaginazione, creazione della copertina… tutti questi passaggi sarebbero tuttavia presenti anche intraprendendo la via della casa editrice, ma a questo tempo di lavorazione bisognerebbe aggiungere la lunga attesa per la valutazione.

3.Controllare ogni aspetto della propria opera

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Quando un autore decide di prendere la via del self-publishing deve rendersi conto che dovrà occuparsi in prima persona di ogni fase della pubblicazione: questo può essere un onere ma anche un grande vantaggio.

L’autore potrà infatti controllare attivamente ogni fase di preparazione dell’opera: selezionare personalmente i professionisti che ci lavoreranno, verificare la messa in commercio e controllare le fasi di promozione.

Inoltre, ricorrendo al self-publishing i diritti d’autore relativi all’opera pubblicata resteranno in ogni caso in mano all’autore che può in ogni momento decidere di: rivederla, ristamparla, toglierla dal commercio o pubblicarla con una casa editrice interessata… il che ci porta al quarto punto.

4.Essere notati dalle grandi case editrici

selfpublishingIn Italia per raggiungere ricchezza e successo è ancora necessario ottenere il supporto di una grande casa editrice e il modo migliore per farsi notare dai questi soggetti è avere già un pubblico.

Una casa editrice è infatti un’entità commerciale e, in quanto tale, i suoi primi obiettivi sono vendere e guadagnare. Se un autore invia un manoscritto inedito senza avere credenziali, il risultato più probabile è quello di essere rifiutato. Se invece un autore ha già un discreto seguito di pubblico, la casa editrice può essere ragionevolmente certa di rientrare dei propri costi. Ecco perché le case editrici stanno iniziando a cercare nuovi talenti fra gli autori autopubblicati.

Questo è il momento giusto per fare self-publishing

Fino a qualche anno fa le case editrici si affidavano ancora a canali “tradizionali”  per selezionare nuovi talenti, ultimamente invece molte realtà editoriali si stanno rendendo conto che lo scouting fra gli autori autopubblicati funziona piuttosto bene.

Si tratta di una consapevolezza che cresce lentamente nelle case editrici italiane, ma i successi che arrivano dagli Stati Uniti contribuiscono a corrodere la convinzione degli “addetti ai lavori” che solo dalla loro approvazione possa scaturire un best-seller. Inoltre, malgrado la quantità di titoli autopubblicati sembri già sterminata, vale solo circa il 7,6%* del mercato editoriale complessivo: ciò significa che il grado di competizione non è ancora altissimo e questo è quindi il momento giusto per scegliere il self-publishing.

Quando la quota dei titoli autopubblicati raggiungerà i livelli che si riscontrano in America (circa 40%**), infatti, emergere dal mare indistinto dell’editoria sarà molto più complicato.

*Dati dell’indagine AIE del 2014. Fonte: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia, AIE 2014

** Dati stimati sulla base della presenza di titoli autopubblicati nella lista Bestseller di Amazon nel corso dell’anno 2014. Fonte: September 2015 Author Earnings Report, AuthorEarnings.com, 20 ottobre 2014

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ABOUT THE AUTHOR

Copywriter per professione, scrittrice per passione, innamorata di fantasy e horror e strenua sostenitrice del self-publishing. Sono testarda e un po’ megalomane. Attualmente la mia principale occupazione è convincere il mondo che il self-publishing è il futuro dell’editoria. Il resto sono hobby.

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