Un romanzo a puntate online: intervista a Clemence Sodré

bruciati vivi

Tra palcoscenico e scrittura, Clemence Sodré porta l’esperienza del romanzo non sotto forma di pagine, ma sotto forma di blog. Ecco la sua intervista.

1)Scrivere un romanzo a puntate online: come mai questa scelta?

La struttura del romanzo si presta, e anche l’idea originaria: il diario, che copre circa dieci mesi, di un’insegnante. Non ogni giorno, ma quasi ogni giorno. Certo, un diario particolare: cronache di vita intima, di delusioni, qualche frammento di famiglia. Pubblicarlo on line, seguendo i giorni del calendario, mi sembrava interessante. È un’operazione complessa. Ha necessità di dedizione, costanza, non è per niente facile acchiappare l’interesse, anche degli insegnanti. Dieci mesi di tempo per pubblicarle tutto il romanzo, omicidi e epilogo compresi. Poi, in luglio, si vedrà.

2)Quali sono i vantaggi del genere noir e come li hai utilizzati nella tua avventura online?

Il noir è uno strumento – il giallo lo è – ormai sdoganato, per raccontare ambienti, geografie, animo dell’uomo, per affrontare temi che sarebbero altrimenti pesanti. Ecco, un ottimo stratagemma: costruire una trama per nascondere un tema.

Nel caso di Luisa Marinai, la protagonista del noir – o della commedia nera, come qualcuno ultimamente ha voluto suggerire – è stato facile, quasi scontato creare un intreccio del genere. Un soggetto in burnout, quello che la protagonista rappresenta, spesso manifesta atteggiamenti di aggressività verso gli altri e verso se stesso e giunge a convincimenti e azioni forti.

3)Hai creato un personaggio diverso da te, che lavori in teatro, quella di una prof sotto pressione. Come pensi debba cambiare il mondo scolastico e quali sono le sue problematiche?

Che cosa è l’aula se non un permanente palcoscenico?

E in ogni caso per varie ragioni, anche familiari, conosco perfettamente il mondo scolastico. C’è dunque molto di me, eppure la donna che ha ispirato Luisa Marinai l’ho conosciuta circa venticinque anni fa, e già allora non era più giovane. Insegnava scienze, viveva con i genitori che diceva fossero vecchissimi. Era pendolare da sempre, guidava un’auto scassata, un modello di Skoda che si vide in giro per poco tempo. Della casa aveva l’odore, sempre un po’ stantio, come di naftalina. Era triste e infuriata insieme. Iniziai a rubarle le parole, registravo le confidenze, Poi, negli anni, ho sommato al suo altri volti, frasi, speranze, storie e pezzetti di vita, anche della mia.

Nel libro non parla di scuola nella maniera convenzionale. Niente banchi, aneddoti, siparietti. Niente speranze né riscatti. Una scuola vista dalla cattedra, con l’occhio del lavoratore: perché quando si parla docente si parla di missione, di passione, di dedizione. Ma il lavoro è invece ripetitivo, usurante, sottopagato, con poche gratificazioni. Una carriera inesistente. Famiglie e opinione pubblica che non prendono in considerazione il malessere psicofisico. Lo stato non considera la condizione di questi lavoratori, come non fossero lavoratori sul serio. Di questo volevo interessarmi, al momento.

Gli insegnanti non sono felici, nella maggioranza dei casi, e gli alunni questo lo sentono, lo percepiscono. Anche per loro la scuola diventa piena di fatiche: tra le altre anche quella di relazionarsi ogni giorno con insegnanti demotivati e affaticati.

4)“Bruciati vivi” è il nome del sito e del romanzo: bruciati dalla vita, dalle sue amarezze, oppure c’è di più?

“Bruciati vivi” richiama la letterale traduzione del burnout. Bruciati da un mestiere scelto al principio con entusiasmo e che si credeva differente. La protagonista del romanzo attraversa tutte le fasi del burnout, sul lavoro; in più ha una famiglia assente, per la quale è e si sente invisibile, poche amicizie, nessuno stimolo se non quelli di guardare polizieschi in televisione, programmi di cucina e registrare le continue lamentele di anziani genitori. Pochissimi soldi, e un gioco ossessivo che ha inventato.

Per questa ragione ricevere una somma inaspettata di denaro che potrebbe cambiarle la vita e doverci invece rinunciare per obblighi e morale, la porterà a incattivirsi ancora e a reagire in maniera spropositata.

5)Hai mai pensato di metterti in gioco su piattaforme di scrittura come Wattpad?

È un ulteriore canale che mi incuriosisce. Perché no, il 2017 sarà anno di scoperte e nuove iniziative.

6)Dove è possibile seguire la tua storia e con quale periodicità la aggiorni?

Sul blog. Al blog è collegata una pagina Facebook, e in ogni caso sulla pagina personale di Clemence Sodré. Il blog è pensato come il libro on line: una data, un post. Nessun mio commento ulteriore, nessuna interazione. Un autore non interviene sul cartaceo.

La pagina Facebook e il profilo sono appena più movimentate, un commento, un riassunto, o il puntatone unico, quello in cui pubblico tutti i post del mese per chi non avesse avuto tempo, voglia di seguire le singole date o solo per chi ama la lettura tradizionale e non vuole interruzioni. Dunque Tuttosettembre, Tuttottobre, Tuttodicembre, scritti proprio così.

Operazione complicata, come dicevo prima, ma sono una che non molla. Almeno per ora.

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