Self-publishing per video maker: Amazon sfida Youtube e Netflix

Netflix e Amazon Prime

In Italia la grande notizia non è ancora arrivata ma all’estero ha già attirato l’attenzione di tutti: Amazon si lancia alla conquista di una nuova fetta di mercato, quella dei video, sfidando YouTube e Netflix  con Amazon Video Direct.

In realtà, come già è avvenuto con la pubblicazione cartacea, questo terreno non è completamente nuovo per Amazon.

Amazon si occupava già in precedenza di distribuire video in streaming ma per farlo le case di produzione e i piccoli video maker avevano due modi per farlo: firmare un accordo di alto livello con Amazon (opzione chiaramente appannaggio delle grandi case di produzione); oppure rivolgersi a CreateSpace, società afferente ad Amazon.

Com’era: CreateSpace

Fino a maggio 2016, data di apertura di Amazon Video Direct, era CreateSpace, azienda già nota per i suoi servizi di autopubblicazione letteraria, a gestire anche la piattaforma con cui i video maker potevano caricare e distribuire le proprie creazioni.

In principio CreateSpace si occupava solamente di “stampare” DVD (non BluRay) con il materiale inviato dall’utente e distribuire l’oggetto fisico sul proprio marketplace e attraverso Amazon. In seguito, alcuni anni fa, è stato implementato il “magico” servizio con cui CreateSpace ha iniziato a convertire i file per Amazon Video Streaming, in modo che l’utente che avesse trovato il DVD in vendita su Amazon avrebbe anche visualizzato un’opzione che gli permetteva di acquistare o noleggiare lo streaming dello stesso video.

Il vantaggio stava nel fatto che non fosse necessario acquistare un numero minimo di copie, CreateSpace creava una copia del DVD solo nel momento in cui qualcuno lo acquistava.

Gli svantaggi erano molteplici:

  • Un’interfaccia utente non proprio intuitiva
  • Delle royalties sugli articoli venduti davvero molto basse (per un DVD venduto a 10$ l’utente riceveva solo, all’incirca, 0,50$)
  • Delle tecnologie decisamente obosolete che limitavano la qualità del video in streaming a una misera Standard Definition (720×480 pixel), trattandosi di un video convertito da quello usato per il DVD.

Com’è: Amazon Video Direct

Nel mese di maggio 2016 Amazon ha annunciato l’arrivo del nuovo nato in casa Bezos: Amazon Video Direct (AVD).

Questa nuova piattaforma per i video autoprodotti a subito mostrato i suoi vantaggi rispetto al suo progenitore targato CreateSpace.

Oltre ad avvalersi delle familiari e chiare procedure che Amazon utilizza per gli altri servizi di self-publishing che fornisce, Amazon Video Direct mette a disposizione una gran numero di opzioni riguardo al formato e alla qualità del video da caricare.

In aggiunta, Amazon ha integrato i video in streaming di AVD all’interno del ben noto pacchetto Amazon Prime, creando Amazon Prime Video: ciò significa che oltre a poter vendere e offrire a nolo il video in streaming, ottenendo una royalty del 50% sul prezzo del video; il video potrà essere messo a disposizione degli utenti Prime, ottenendo delle roaylties diverse a seconda del numero di ore viste e del paese in cui sono state visualizzate secondo la tabella seguente.

Questo apre un intero nuovo mercato e un intero mondo di utenti video molto più inclini del resto dell’audience potenziale a visualizzare i contenuti e ad acquistare in caso il video fosse di loro gradimento.

Amazon Video Direct: ce n’era bisogno?

La domanda che sorge spontanea è: c’era davvero bisogno di un’altra piattaforma per pubblicare video autoprodotti? La risposta ovviamente è sì, altrimenti Jeff Bezos non si sarebbe scomodato a farlo.

In realtà, guardando la questione dal lato di un fruitore, non sarebbe necessario aggiungere Amazon alla lista di servizi di video on demand: YouTube, YouTube Red, Netflix, Vimeo pro

Ma spostando il punto di vista sugli autori di questi video, è evidente che tutte queste piattaforme (a parte forse Netflix, che però non tratta video autoprodotti), pur avendo ottime interfacce e tecnologie all’avanguardia, hanno una falla in comune: non sono associate ad alcun marketplace conosciuto.

Gli utenti che si recano su YouTube e Vimeo cercano, in genere, video gratuiti, svago da pochi minuti, informazione, certo non video semiprofessionali autoprodotti e comunque, anche se dovessero venire in contatto con questi contenuti, è improbabile che siano pronti ad acquistarli.

Amazon Video Direct, invece, spedisce i video caricati direttamente sul più grande e conosciuto marketplace del mondo: gli utenti che si recano su Amazon sono acquirenti o potenziali tali. Chi cerca un video su Amazon è perché sta cercando qualcosa da acquistare.

Per chi cerca di vendere il frutto del proprio lavoro di video maker quest’unico punto basta a fare tutta la differenza del mondo e fa certamente dire che sì, c’era bisogno di una piattaforma di questo tipo.

AVD do not speak italian

Come sempre, per il momento la società di Jeff Bezos ha lanciato il nuovo prodotto solo per il mercato degli Stati Uniti e poco altro, come banco di prova per eccellenza per qualsiasi prodotto.

Anche i Video Maker italiani possono già iscriversi ad Amazon Video Direct e caricare i propri video, ma devono essere consapevoli che:

  • Il video deve sempre essere provvisto di sottotitoli in inglese attivabili a discrezione dell’utente
  • Il video sarà distribuito solo negli Stati Uniti, Regno Unito, Austria, Germania e Giappone.

Tuttavia come sempre sappiamo che la nostra fetta di Amazon Video Direct non tarderà ad arrivare, non appena il caro Jeff si sarà reso conto di aver tirato fuori dal cappello un’altra gallina dalle uova d’oro.

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Copywriter per professione, scrittrice per passione, innamorata di fantasy e horror e strenua sostenitrice del self-publishing. Sono testarda e un po' megalomane. Attualmente la mia principale occupazione è convincere il mondo che il self-publishing è il futuro dell'editoria. Il resto sono hobby.

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