Il self-publishing fa 90 (la paura!)

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Il self-publishing spaventa in un mercato editoriale sempre più difficile. Fa 90 (la paura nella Smorfia Napoletana), altrimenti certi post che userò come fonte non si spiegherebbero. Perché il self-publishing terrorizza così, anzi “In altre parole, il selfpublishing non conviene ai lettori.”?

Fa paura perche sono in tanti a usarlo

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Il self-publishing consente all’autore di pubblicare da sé la propria opera. Il self-publishing gira da diversi anni, ma solo ora, in Italia, comincia a fare paura. Perché? Perché sono i numeri a parlare: -14% per l’editoria tradizionale al Salone di Francoforte. Il self-publishing, che spesso pubblica in e-book, in Italia oggi è così importante da consentire a Narcissus di creare un Festival Internazionale. Altri dati dell’AIE confermano questo trend.

A guadagnarci, secondo la nostra autorevole fonte, sarebbero solo gli autori che, forti del loro narcisismo e dalla smania di guadagnare di più, non esiterebbero a scavalcare i Grandi della letteratura e l’editoria. In più, non fanno che decimare i lettori, perché

Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perchè è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.

Sembra davvero il terrore per la concorrenza.

Fa paura perché ai lettori piace il libro, non come viene pubblicato

Anche se la critica è sempre stata “molto gentile” con i self-publishers di qualsiasi tipo, c’è da dire che il lettore non è colpito tanto dalla casa editrice che pubblica un libro (a meno che non sia un brand riconosciuto, come Garzanti, Mondadori, ecc.), quanto dal titolo e dal libro stesso.

Al lettore non interessa che il libro del self-publisher sia primo su Amazon, avrà abbastanza amore per la letteratura da capire che un Wilde è di gran lunga superiore, anche se in una posizione più bassa. Se il libro è scritto bene, attirerà a prescindere da come è stato pubblicato.

Poi, se il self-publishing è una macchina mangia-lettori, non si capisce come i “cash-cow” delle grandi case editrici (i best-sellers, per intenderci) siano in libreria sempre i più venduti. Oppure sono lettori fantasma? E come ha detto Feleset (fondatrice del Forum Verdecammino) in una discussione di Linda Rando di Writer’s Dream su Facebook:

Io dico che ognuno è libero di pubblicare come gli pare, saranno i lettori poi a decidere se una cosa non vale la pena di essere letta. Un lavoro di una casa editrice non è sempre migliore di uno autopubblicato, potrei fare almeno 3-4 esempi di piccole realtà che producono schifezze con editing fatto da cani e copertine che farei meglio io con Paint. Allo stesso tempo, sminuire il mestiere dell’editor significa insultare una categoria in cui ci sono anche molte persone competenti che hanno tirato fuori il meglio da quelli che poi sono diventati i nostri romanzi preferiti.
Insomma, io questi schieramenti continuo a trovarli incomprensibili, personalmente continuerò a giudicare i libri dai contenuti e non dalla forma.

Il self-publishing fa paura perché non è controllabile

In Italia le innovazioni arrivano sempre in ritardo di qualche anno. E’ normale che il self-publishing faccia paura: non c’è modo di controllarlo (non prende nemmeno i contributi statali) o di creare quelle mode che comportano la “spendibilità editoriale” di un testo. Alla fine,

Noi self sogniamo una letteratura dove conti come si scrive e non le mode del momento.Twitta la frase.

Voi cosa ne pensate?

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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