Scrivo dunque so(g)no

ilaria de togni

Capita che un sabato pomeriggio ti aggiri per il Romics, che dopo un’intera giornata tra cosplay ed eventi pensi di averle viste tutte. E invece all’improvviso arriva l’inaspettato. Una voce suadente, che parla di cose a te note (da buon appassionato del fantasy), e quindi decidi di fermarti un attimo per saperne di più. Scopri che a quella bella voce corrisponde un’altrettanto bella persona, interessante tanto dal punto di vista personale che autoriale. Pensi si tratti di un sogno, ma in realtà scopri di non essere tanto lontano dalla realtà. Ed ecco com’è nata questa intervista.



Ciao Ilaria, presentati ai nostri lettori!

Sono Ilaria De Togni, veneta, amante della psicologia del profondo, difatti tra le mie letture preferite ci sono Alejandro Jodorowsky e Carl Gustav Jung. Scoperta dallo scrittore padovano Matteo Strukul, sono al mio esordio letterario qui con Il sogno di Keribe, edito per Gargoyle Books.

1)Parlaci un po’ del tuo libro.

È un fantasy che mi piace definire onirico, perché ispirato ai miei sogni ricorrenti, e quindi anche alla simbologia archetipica dell’inconscio. L’ambientazione riassume molti aspetti della psicologia del profondo e della filosofia orientale, due tematiche a me molto care e che studio da tempo. Tutto ha un valore altamente simbolico, non solo l’ambientazione, anche le vicende dei personaggi e i personaggi stessi; ogni elemento di Keribe, il mondo che io descrivo attraverso il viaggio della protagonista, ha un carattere simbolico molto profondo e importante nell’inconscio collettivo.

2)Parlavi dei tuoi sogni ricorrenti, ma c’è anche un’altra particolarità che lega il tuo racconto al mondo dei sogni, non è così?

Sì, io per scrivere questo libro ho sfruttato la tecnica del sogno lucido (un’esperienza durante la quale si può prendere coscienza del fatto di stare sognando, n.d.r.), così da liberare l’energia creativa del mio inconscio. In pratica Il sogno di Keribe nasce come un esperimento vero e proprio, che alla fine posso dire essere riuscito: ho permesso alla mia mente di essere completamente libera da qualsiasi schema precostituito, dandole modo di esprimersi, di raccontarmi una storia, che è diventata un romanzo.

ilaria de togni

Spesso succede che le persone, quando lo stanno leggendo, si ritrovano a viverlo anche nei loro sogni, dimostrando che siamo tutti collegati. Attraverso alcuni elementi che ci accomunano, è possibile mantenere questo legame e addirittura fare in modo che il lettore diventi un co-autore e che la sua interpretazione della storia possa in qualche modo completare la storia stessa. Mi è successo che alcune persone mi abbiano scritto dicendo di aver sognato scorci di Keribe, ritrovarsi all’interno o vivere le vicende dei suoi personaggi, vicende che io però non avevo raccontato nel libro! E soprattutto i loro sogni sono perfettamente coerenti con la storia, e questo per me è davvero affascinante.

il sogno di keribe3)Nel dilagare del selfpublishing, la tua prima pubblicazione invece avviene con una casa editrice. Come ti sei trovata?

È stata fin dall’inizio, e continua ad essere, una bella esperienza. Ho avuto la possibilità e l’onore di lavorare con uno dei più grandi scrittori italiani del momento, secondo me, che è Matteo Strukul: ero già stata presa da Gargoyle, e ho avuto la fortuna di averlo come editor, quindi è già iniziata alla grande; con lui l’editing, terminato a tempo di record in appena 20 giorni, è stato positivo e abbiamo lavorato in perfetta sintonia. E poi c’è l’Ufficio stampa, con Sergio Vivaldi, molto valido e che ha curato ogni aspetto della promozione e mi ha anche introdotta al mondo dell’editoria. La stessa mia presenza qui in fiera è stato un suo suggerimento, che ho colto al volo e si è rivelata un’altra bellissima esperienza, perché sto avendo modo di conoscere altri scrittori.

È magnifico stringere questi rapporti, che oserei definire di amicizia oltre che professionali, confutando così ciò che mi avevano detto sull’eccessiva competitività nel mondo editoriale. La grande forza oggi sta nel fatto che gli scrittori collaborano, si aiutano, anche nella promozione, si danno consigli, anche in merito al contenuto delle proprie opere. Tutto questo, perché ormai si lavora per la cultura, incentivare la lettura e alimentare la scrittura, che è la grande passione che ci unisce, facendoci lavorare come una grande squadra. Ecco cos’ho imparato qui oggi.

4)Un’ultima domanda: progetti per il futuro?

Sì, sto lavorando a un progetto insieme a un grandissimo disegnatore, Davide Furnò, disegnatore di Dylan Dog tra le altre cose, che mi ha contattato per portare avanti un progetto interessante. Si tratta di un’opera che fonde in un mix perfetto la forza dell’illustrazione e quella della narrativa. Un racconto illustrato, con una storia dalle forti tematiche, anche delicate per certi versi, che ci sta entusiasmando moltissimo e promette molto bene!


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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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