Scrivere in guerra

scrivere in guerra

scrivere in guerraIl mondo Occidentale ha dimenticato cosa significa sentire la guerra in casa. Se la letteratura inglese nel primo Novecento esaltava la guerra e le operazioni militari come dimostrazione della propria forza e simbolo di eternità, gli scrittori che vivono oggi la guerra sulla propria pelle sanno scuotere le coscienze, come le 4 storie che ti voglio raccontare oggi.

Chi scrive di guerra in contesti difficili ti aiuta a capire?

Sì, perché ti avvicina a quello che è il mondo che sta vivendo. Nei conflitti bellici, che possono durare anche diversi decenni, la scrittura non assolve solo il ruolo della “catarsi”, ma diventa qualcosa di più importante: diventa il simbolo di una rinascita annunciata.

scrivere in guerraSicuramente Khaled Hosseini è il maggior rappresentante contemporaneo se si parla di scrivere in guerra. Il successo editoriale de “Il cacciatore di aquiloni”, come di “Mille splendidi soli”, non potrà mai ripagare quanto ha vissuto l’autore, ma grazie a lui i lettori hanno acquistato maggiore consapevolezza di come si vive in Afghanistan, più di quanto abbiano mai potuto fare telegiornali e riviste.

Scrivere in guerra significa farsi dei nemici, spesso trovarsi nemico anche il Governo e vedere che la tua casa ti sta cacciando. In Italia, il caso più eclatante è quello di Younis Tawfik, ora cittadino italiano, costretto in esilio dal 1979. Scrivere in guerra significa impegno civile, ma lottare con la penna per ciò che è giusto costa molto caro.

Il Guardian ha inserito recentemente una lista di libri vietati in Iran. Tra questi, il testo satirico di Iraj Pezeshkzad, “My Uncle Napoleon” è forse il più controverso. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1973. Il testo era tanto amato da ispirare una serie televisiva, ma la presa di posizione dei mullah ora ne vieta la riproduzione e la diffusione.

scrivere in guerra

Se pensi che queste cose non riguardino l’Europa o che siano troppo lontane, sappi che il conflitto ceceno ha portato grande letteratura. Qui la descrizione scarna della realtà diventa una fotografia di quanto avviene, per una lettura che lascia il lettore spiazzato da uno scenario agghiacciante e purtroppo vero.

Di quali temi parleresti?

Se ti trovassi a scrivere in guerra, di cosa parleresti? Sentiresti l’esigenza di narrare quanto succede, o cercheresti di creare una nuova consapevolezza?

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

2 comments on “Scrivere in guerra”

  1. Beatrice Verga

    Sentirei l’esigenza di narrare quello che succede, prendendo spunto dalla meraviglia che è la partecipazione umana. Nel 2007 ho cominciato dopo tanti anni a ripensare alla scrittura come alla strada della mia vita leggendo i reportage di guerra di Kapuściński, quindi non può essere altrimenti.

    • AnnaritaFaggioni
      AnnaritaFaggioni

      Finalmente mi scrive la Bea :). Assolutamente sì, tesoro. Purtroppo la televisione spettacolarizza una vita che si può vedere solo leggendo!

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