A Game of Books – Nella sala del trono

Il nostro viaggio si avvicina alla conclusione. Siamo arrivati nel luogo più ambito, al cospetto di quello che è stato il simbolo e il trait d’union di tutti gli episodi: il trono di libri. La leggenda narra che sia stato realizzato fondendo, o meglio, rilegando le opere delle centinaia di letterati che hanno avuto l’ardire di sfidare il regnante.

Cosa fa di un re, un re buono?

Dove sono finiti i cari dolci nonnini di una volta, quelli che ti davano una monetina per andarti a comprare il gelato? Non ha l’aria di essere un nonno gentile ed affettuoso…

Come ben sa chi ha visto tutta la serie, l’ultima stagione trasmessa, la quarta, ci ha regalato notevoli colpi di scena (credo di aver rischiato l’infarto con una media di una volta a puntata) e momenti molto intensi. Uno di questi è senza dubbio il discorso tra nonno Tywin Lannister ed il suo nipotino Tommen – Cicciobello per gli amici, vista la tenera età e le rosee gote – quando questi si appresta a diventare il nuovo re (che fine ha fatto il fratello Joffrey? Sorpresa! E qui di solito parte il trenino…).

In questo “struggente” momento familiare i due, incuranti del fatto che a pochi passi da loro ci sarebbe una madre intenta a piangere il suo povero figliolo (ma cosa ti piangi, donna? Sarà pure tuo figlio, ma sapevi che il suo dolce temperamento non gli avrebbe certo garantito una lunga esistenza…), discorrono sulle qualità che dovrebbe possedere un buon re per…beh, per non fare la fine del Justin Bieber di casa Baratheon (si nota che detestavo profondamente Joffrey? È impercettibile il mio sentimento, vero?). Il dialogo è stato pressappoco questo (la trascrizione dei dialoghi “potrebbe” non essere fedele):

– Cosa fa di un re un buon re? Qual è la qualità che deve necessariamente possedere un regnante per governare bene?
– Mmm…non saprei…la santità? (e qui dimostri di essere proprio un Cicciobello, piccolo mio…)
– Certo, per fare la fine di Baelor il benedetto, che morì di fame perché il cibo è una cosa di questo mondo e questo mondo non è santo. Ma indovina un po’? Neanche il tuo corpo!
– Allora la giustizia?
– Giustizia… Orys I era giusto…riforme eccellenti, apprezzato da tutti, meno che dal fratello, che lo uccise! Dov’è la giustizia in ciò? Due a zero per il destino!
– La forza?
– Re Robert era forte. Ha guidato la ribellione, ha indetto solo tre concili in diciassette anni, ha condotto una vita all’insegna di alcol, caccia e belle donne. Finché i primi due non l’hanno ucciso.
– La saggezza?
– Temevo non ci arrivassimo più, ragazzo mio… La saggezza! Se tu non conosci qualcosa, la cosa più giusta da fare è quella di chiedere ai tuoi fidati consiglieri, per aiutarti nel difficile compito di decidere. Tuo fratello questo non l’ha capito e ci ha lasciato le penne.

Tommen quel giorno imparò una lezione di vita. Qualche giorno dopo anche Tywin ne apprese una: chiudersi in bagno a chiave.

Come dite? La ricordavate un po’ diversa questa scena? Vabbé, il succo del discorso è quello…

scrittore game of books
Ecco a voi re Cicciobello I

E di uno scrittore, un buon scrittore?

Come può, un dialogo del genere, essere riadattato all’ambiente letterario?

Il nostro scrittore ed aspirante re, che adesso si trova nella sala del trono, discute con il suo nonnino, l’agente letterario, su quello che è il suo futuro. Lapidaria arriva la domanda: che cosa fa di uno scrittore, un buon scrittore?

– Quale caratteristiche non deve mancare in un buon libro?
– Una storia? (la nostra santità)
– Sì, una storia da raccontare, qualcosa che – sia essa vera, verosimile o di fantasia – valga la pena narrare. Ma per farlo, di cosa c’è bisogno?
– Di una trama? (giustizia)
– Una trama…la narrazione degli eventi che compongono la storia del nostro libro e che le rendono giustizia. Sì, senza dubbio anche questo è importante, una buona trama, con colpi di scena, momenti di pathos ed un buon climax è certamente necessaria…ma ancora non basta!
– Forse lo stile? (forza)
– Lo stile! La forma con la quale lo scrittore sublima la narrazione della storia in qualcosa di più grande, nell’opera che illustrerà alle genti la storia di cui egli si è fatto portavoce. Sì, ci siamo quasi, ma tutto ciò si racchiude in un unico punto, un’unica vera caratteristica…qual è questa caratteristica?
– Il messaggio? (saggezza)
– Bingo! Il messaggio da trasmettere! Questo è il vero motivo per cui si deve scrivere. Tutto il resto si piega alla bontà del messaggio. Se si perde di vista questo aspetto tutto il resto perde di spessore e di senso. Si finisce per mettere l’arte al servizio del mercato, la si assoggetta alle sue leggi. L’arte può avere un prezzo, che è il valore che si da alla sua unicità, ma non può essere un prezzo, perché se si fa arte solo per produrre profitto allora non si fa arte, si fa altro.

Con queste parole noi lasciamo re Tommen “Cicciobello” Baratheon a regnare sul suo scomodissimo trono di spade, e festeggiamo l’insediamento del nostro nuovo re-scrittore sul suo scranno mentre noi, dalla senza dubbio più comoda nostra poltrona ci salutiamo e ci diamo appuntamento prossimamente per il gran finale (che ci prenderà sicuramente un po’ più di tempo, ma il tutto ha una sua giustificazione), con il quale andremo a dare un ultimo sguardo, quello più profondo, alle sorti del regno. Di cosa si tratta? Lo scoprirete solo seguendoci!

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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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