Presentazione Il Manoscritto di Dante di Claudio Coletta

il manoscritto di dante

Il 15 febbraio si è tenuto presso Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri, l’incontro con Claudio Coletta, autore de Il Manoscritto di Dante.

A introdurre sono state le autorevoli parole di Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, che ha parlato della sua scoperta dell’opera presso una libreria Feltrinelli considerandola “Un romanzo che dovrebbe avere un posto nelle librerie di ognuno, perché è un giallo che ha in sottofondo i passi di Dante”. La storia è ambientata a Parigi e si compone di tutti gli elementi tipici del giallo (un cadavere e un mistero da risolvere) che si intrecciano con l’eredità lasciata dal Sommo Poeta.

il manoscritto di danteÈ proprio tale eredità il centro del dibattito: in realtà mai pervenuta agli studiosi, il libro invece ipotizza il ritrovamento di due fogli bruciacchiati con l’unico autografo esistente di Dante. Su questo elemento è intervenuta l’analisi di Stefano Telve, professore associato di linguistica presso l’Università della Tuscia, che ha messo in risalto la ricostruzione filologica de Il Manoscritto: nell’intenzione di portare il trapassato al presente, si crea una linea motto sottile che fa risaltare il perfetto intreccio tra il lavoro del filologo e quello del detective che fanno affidamento all’indagine e all’intuito.

Ma il filologo nel suo lavoro si dota di una simbologia, su tutti la crux desperationis, che utilizza per segnalare le parti corrotte e che non possono essere ricostruite. E’ un atto doloroso -spiega Telve- ma ancora più doloroso è quando la mancanza è un completo testo come nel caso di Dante, di cui manca tantissimo tra lettere, testi iniziali della Divina Commedia e poesie.



Se la mancanza di testi comunque non è una rarità (basti pensare al Principe di Machiavelli), quello su cui ci si può soffermare è l’interrogativo su dove possano essere gli originali. Su questo Telve fa un excursus di tappe -Firenze, Verona, Avignone, Biblioteca Vaticana- che rappresentano la vita del poeta. Oppure ipotizzare che i manoscritti abbiano avuto la stessa rocambolesca avventura tratteggiata dall’opera.

claudio coletta
L’autore Claudio Coletta

L’autore tratteggia con occhio cinematografico i segni e le linee della scrittura di Dante. Nel suo intervento Claudio Coletta, un cardiologo prestato alla scrittura -come lo definisce Masi-, spiega il suo lavoro di scoperta e immaginazione: sapere di non avere nulla di Dante, lo ha portato a considerare tale elemento la chiave di lettura su cui far ruotare la storia, dall’apertura dell’opera fino alla fine dove il protagonista si ritrova ad incontrare Dante.

Sulla scrittura Coletta ha dovuto fare un lavoro di studio approfondito, andando a ricercare le origini dello stile di Dante che si avvicina al gotico corsivo minuscolo stile cancelleresca ma con svolazzi che rievocano alla mente un prato fiorito.

Quando si scrive un romanzo ci sono varie fasi, dalla preparazione alla raccolta dei giudizi. La fase più bella è la prima, quando prende corpo la storia che cominciano a definirsi i contorni, sono state le iniziali parole di Coletta che hanno rinforzato quelle di Masi sul desiderio di avere fame e voglia di letteratura italiana.

In conclusione, Il Manoscritto di Dante viene quindi presentato come un testo piacevole, coinvolgente, privo di elementi scontati e fresco. Capace di trasportare il lettore e amalgamare tutti i dettagli della scrittura dantesca con i dettagli della realtà di Parigi.



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Alessandra Morgagni

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