Io non mi sento influencer

no influencer
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Photocredit: Photopin

Questo post nasce da due recenti eventi che mi hanno lasciato il punto interrogativo. Il primo è che ultimamente diverse persone mi stanno dando della “influencer” nel mio campo (cosa che mi sta dando fastidio per i motivi che spiegherò in questo post). Il secondo è l’interessante conversazione che ho avuto su Twitter con Ivana De Innocentis e Shonel.

Chi sarebbe l’influencer e perché dico NO

Partiamo da un principio: io condivido, posto, linko a prescindere dal nome che c’è sul post, ma in base a quello che ritengo essere un post utile. Questa cosa mi ha permesso nel tempo di trovare persone meravigliose, soprattutto nei blog che sono spesso “sottovalutati”.

Secondo le indiscrezioni, l’influencer sarebbe una persona del Web che lavora da anni e che, per essersi specializzato in un certo settore, riesce a far ricondividere qualsiasi cosa appartenente alla sua nicchia semplicemente perché ha condiviso o letto il post di riferimento. Altra caratteristica dell’influencer sarebbe che qualsiasi cosa scriva diventa oro colato da condividere.

Fin qui siamo nell’ovvio: se una persona ha il suo blog da X anni, se lavora bene è abbastanza facile che questa persona abbia un certo seguìto, persone affezionate che commentano a ripetizione e un certo numero di contatti. Il problema è un altro e questo, mi duole dirlo, ho potuto riscontrarlo direttamente con alcuni amici.

no influencer
photo credit: Photopin

Come sapete, un blog ha una sua nicchia e un suo argomento “preferito”: per esempio, io che mi occupo di scrittura difficilmente potrò alzarmi la mattina e scrivere un post sul Piacere di Scrivere parlando di come il Milan si è salvato dalla retrocessione. Ecco, l’influencer riesce a fare questo dicendo che è un’opinione e applicandola alla propria nicchia.

Alcune volte la cosa si rivela un colpo di genio, altre volte gli effetti sono disastrosi: se io faccio una metafora e trasformo il Milan nel gioco di squadra di un gruppo che lavora sul web può essere utile per capire come si lavora in un team, ma devo stare attenta. Se la stessa identica metafora si vede in salse diverse su quattro, cinque, dieci siti di “influencer” (ognuno con la sua nicchia), oppure se sto semplicemente vendendo “la mia opinione” su come gioca il Milan, i risultati sono quelli che tutte le mattine vediamo su Facebook e Twitter.

In qualche caso, io e l’amica Roberta Zanella siamo riuscite a “prevedere magicamente” quello che sarebbe stato l’argomento dei post di dieci persone. La cosa grave è che questi post non sono “fotocopia”: da un post copia-incolla puoi allontanarti. Invece, la metafora risulta creativa, il nome pare importante, al via alle condivisioni! Lo stesso post scritto da X sarebbe stato bistrattato, perché X non è nessuno e non è in giro da dieci anni.

no influencer
Attacco al rosicone!

Sarà per questo che Shonel avrà parlato dei “rosiconi”, ovvero di chi invidia il successo di questi “Re Mida”. I rosiconi dovrebbero tenere in conto tre cose:

1) L’esperienza fa, ma prima o poi l’esperienza la fanno tutti. Apri un blog e non sei come X, Y, Z (influencers). Hai anche scritto per dieci anni come X, Y, Z? No? Allora è un paragone che non puoi fare, perché la cosa bella dell’influencer è che si è dato da fare per arrivare al livello dove si trova.

2) Le competenze. Inutile rosicare se il nostro blog personale non è stato nemmeno aperto “per provare”. Diventiamo dei troll, che non fanno altro che regalare commenti e condivisioni.

3) Chi fa dell’influencer un influencer? Proprio noi. Osanniamo alcune persone e ne affossiamo altre, senza crearci troppi problemi. Così come siamo noi a voler sapere l’ultima sull’evento di cronaca o l’ultima sui VIP per morbosità, così corriamo dietro al post di questa o quella persona.

Questo vuol dire che gli influencer non vanno condivisi? Certo che no, ma evitiamo sempre le prese in giro. Condividiamo e commentiamo solo quello che è davvero importante, che aggiunge qualcosa a quanto già si sa. Inutile commentare e condividere solo perché l’articolo di X o di Y.

Vi lascio un’ultima provocazione prima della parodia che vi ho preparato: se è vero che gli influencer sono così vitali e così saggi, qualcuno mi spiega gentilmente perché gli utenti di queste persone si sentono solo quando commentano queste persone e non si dica mai per i contenuti che questi utenti fanno sui propri blog? Mistero della fede.

Una parodia dell’influencer sulle note di Giorgio Gaber

Pochi sanno che da bambina (9-10 anni) adoravo fare le parodie. Riprendendo spunto dal mitico signor G (al quale chiedo umilmente perdono), mi sono permessa di scrivere questa parodia riferita al “Presidente” influencer, prendendo in considerazione le osservazioni sopra esposte. Chi volesse cantarla pubblicamente o farne video mi avvisasse.

Io, blogghin, sono nato e vivo nel Web.
Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia,
ma essere influencer
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta parodia.

Mi scusi presidente
non sento un gran bisogno
di fare sempre extra
di cui un po’ mi vergogno.

In quanto ai rosiconi
non voglio giudicare:
alcuni non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

Mi scusi Presidente
se arrivo all’impudenza
di dire che non sento
alcuna influenza;

E tranne Matt Cutts ed altri eroi gloriosi
non sento alcun motivo
per esser rosiconi.

Mi scusi presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle manovre nere
al tempo primo Google
da cui un bel giorno nacque
questa bloggheria
che a farle i complimenti
è sana cortesia!

Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

Questo Bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo internettiano
è la periferia.

Mi scusi presidente
ma questo nostro status
che voi rappresentate
mi sembra un po’ malato:
è anche troppo chiaro
agli occhi di chi sfotte
che è tutto calcolato
dietro al fan impenitente.

Sarà che i webcosi
per breve tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione:
persino sui social
c’è un’aria incandescente
si scontrano su tutto
e non si aggiunge niente!

Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

Mi scusi presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire,
ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche una penna
che non dimentichiamo.

Mi scusi presidente
ma forse noi bloggari
per gli altri siamo solo
visite a capogiro
e allora è qui che parlo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
i fake del loro Facebook.

Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

Questo Bel Paese
forse è un poco matto
ha le idee confuse,
ah se fossi nato a Moutain View
poteva andarmi meglio.

Mi scusi presidente
ormai ne ho dette tante
c’è un’altra osservazione
che credo sia importante:
rispetto ai grandi trend noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che ognuno ha il suo temino.

Mi scusi presidente
lo so che non gioite
che dico questo e quello
contro chi condivide,
ma un po’ per non mollare
o forse un po’ per celia,
abbiam fatto influenza
facciam anche decenza!

Io non mi sento influencer. E per fortuna o purtroppo, non son.

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

9 comments on “Io non mi sento influencer”

  1. RobyCopyZaqnella

    Cara la mia Annarita,

    intanto grazie per la citazione. Al di là di ogni definizione, io mi chiedo spesso quali siano le persone “influenti” per me; perché indubbiamente ce ne sono e ce ne sono sempre state… soprattutto quando era obbligo prendere lezione. Il problema è che oggi non mi riconosco più in coloro che pensano di salire in cattedra: non so se sono cresciuta io o se sia abbassato – e di molto – il livello.

    Credo che ognuno scelga il proprio GURU (parolaccia) in base a quella ch’è la sua formazione, la sua cultura, la sua EDUCAZIONE e il suo ambito di competenza.
    Diffido dai “tuttologhi”, anche se ammetto che scivolare nella facile “didattica 2.0” non è cosa poi così difficile.

    I miei influencers sono sempre stati fuori da qui, ahimé [chiamami MUMMIA, non c’è problema].
    Credo, in ogni caso, che sul web sia questione di carisma e capacità d’attirare l’attenzione; cosa pericolosa, perché non sempre va di pari passo con la vera competenza. Io non seguo tanto queste logiche per non rendermi “complice” di una massificazione senza regola né valida – e provata – formazione “di livello”.

    Aggiungo, inoltre, che l’influencer vive sui “favori”, che la gente fa; quindi è lui che dipende, come ogni posizione di potere. La gente decide quando lo è e, non essendo deficiente, fa i suoi interessi sulle sue spallucce.
    Manco fossimo in Parlamento, ci si trova incastrati in 2000 meccanismi di favori, favorini, like, plus e guest post. Aborro, in favore di una – sudatissima – libertà di opinione e… gusto.

    Chi è veramente bravo non ha bisogno della “rete” intesa nel peggiore dei modi: ci metterà un po’ di più, ma quando arriva non ce n’è più per nessuno; perché nulla deve a quel nessuno che tanto preme.
    A tutti.

    [La filastrocca è da numero 1: bravissima :-)].

  2. AnnaritaFaggioni
    AnnaritaFaggioni

    Grazie per la parodia. Si tratta di una cosa molto triste, per questo ne ho voluto parlare: abbiamo una schiera di fedelissimi che si strappa i capelli per quello che dice X [influencer] e poi ci troviamo in un vortice dove si dice: tu mi commenti, mi segnali, mi voti… Bene, alla Cetto La Qualunque maniera.

    Ti ribadisco che preferisco uno, due, zero commenti, ma essere felice di quello che ho scritto perché so di aver dato qualcosa in più, non fare liste (cosa che è stata fatta) con la certezza che chi è stato nominato commenterà, condividerà e ricambierà la cortesia inserendomi in un post a scatole cinesi.

  3. Vivy

    Ciao! Innanzitutto amo Gaber e leggendo la parodia mi son venuti i brividi immaginandomelo… sono malata…
    Mi sento di commentare, pur essendo appena entrata in questa “giungla” di social, blogger ecc., e quindi avendo uno strabisogno di misericordiosi blogger che mi lancino liane per aiutarmi a uscire dalla mia “ignoranza”(e ce ne sono moltissimi! :D), comunque posso dire che questo mondo mi sta appassionando e che concordo: si trovano persone meravigliose, si leggono pensieri illuminanti, e i piccoli blog trovo che siano ancor più colmi di passione e amore (non avendo nulla contro quelli grandi e affermati, ci mancherebbe.). Sicuramente è bello quando qualcuno condivide i nostri pensieri, e personalmente “scodinzolo” ai commenti o al semplice plus, perchè non so, ti senti di aver dato qualcosa, e seppur piccola, è bellissmo poterlo fare. Il pericolo forse è di cadere nel vortice di accumulare follower e quindi perdere la propria identità, come potrebbe essere capitato a qualcuno… oppure di condividere ciò che non è nelle nostre corde solo per farsi notare, invece il bello di questo mondo è poter dare se stessi, indipendentemente da quanti ti condividono, è davvero un privilegio che non va sottovalutato. Scusate se il commento forse è uscito un pò dalle righe del post qui sopra… abbiate pietà 🙂
    Una buona serata a voi 😀

  4. AnnaritaFaggioni
    AnnaritaFaggioni

    Hai fatto benissimo: vedi io con gli influencers non me la prendo più di tanto, perché giustamente vedono tante condivisioni e pensano così di fare bene. Nei confronti di voi lettori/utenti c’è una grossa responsabilità, perché un utente non è tenuto a sapere le dinamiche del web.

    Quindi se la spari grossa e ci investi il tuo nome, rischi che le persone ti credano. Queste persone ormai seguono dove si parla. Si negano la libertà di scrivere. Questo per me è sbagliato e deleterio. Come “Re Mida”, trasformano tutto in oro, ma non possono più mangiare. Buona serata anche a te 🙂

  5. Vivy

    Concordo 🙂 Grazie!

  6. Francesca Borghi

    Ciao Annarita,
    io ho alcune persone che leggo da tempo e con piacere, che siano influencer o meno.
    Ecco a me quello non interessa, a me interessano i contenuti e se trovo spunti validi inizio a leggere, commentare e fare share.
    Di sicuro il potere agli influencer lo ha dato il pubblico.
    Un po’ come le fan sfegatate di questo o quel cantante che se anche ad un certo punto della sua carriera scrive una canzone pessima non fanno altro che osannarlo. Ecco per me il paragone è proprio questo e lo ritengo fanatismo sordo.
    Nel senso che le persone ormai non vedono o non sentono più cosa viene scritto o cantato ma sulla fiducia e per l’ossessione per quella persona continuano a dire che ha fatto bene. Non sono obiettivi.
    Io scelgo di esserlo e se un influencer fa un post che io ritengo sia scadente non lo condivido.
    Pensi che l’esempio che ho fatto sia calzante?
    Vuoi che canto la filastrocca? Fai un fischio!
    Fra

  7. AnnaritaFaggioni
    AnnaritaFaggioni

    Ciao Francesca 🙂

    Era proprio quello che volevo dire con questo post: per il bene dello stesso influencer dobbiamo dirgli quando sbaglia e dobbiamo dirlo con dati “tangibili”, evitando commenti da stadio e condivisioni a go go senza ritegno. Se poi scrivono qualcosa di molto utile, li si condivide e li si apprezza come chiunque altro.

    Sinceramente, se ci mettiamo nel tunnel dei video-parodia, tra “I fuffi sanno” e compagnia (ho diversi testi nascosti) non la finiamo più. Per motivi di serietà sto evitando. Un abbraccio :*.

  8. Daniele

    Forse si confonde l’influencer col guru o forse sono la stessa cosa.

    Da come scrivi sembrerebbe che sia la stessa figura. Ebbene, io sono stanco degli uni e degli altri. Quasi mai mi capita di condividere qualcosa che scrivono queste persone, perché trovo banale ciò che scrivono. Non solo, trovo anche scopiazzato qui e là ciò che scrivono.

    Ne parlai anche in un mio post a proposito dei guru: prendono un post americano e ci ricamano su. Risultato: decine e decine di condivisioni. Scrivi tu un post, ti fai il mazzo, scrivi cose uniche, e nessuno ti fila.

    Tendo a leggere e condividere post di blog poco conosciuti, dove ho trovato impegno e soprattutto originalità.

    E dirò di più. L’influencer è chiamato così perché influenza le persone. A me hanno influenzato blogger poco conosciuti. Da quelli ho trovato spesso ispirazione per i miei post.

  9. AnnaritaFaggioni
    AnnaritaFaggioni

    Ciao Daniele.

    Secondo me l’influencer è l’evoluzione del guru. Mi spiego: un tempo c’erano i guru che sapevano tutto e custodivano gelosamente i loro segreti (ovviamente questa frase va intesa ironicamente). Come li si chiamava guru, ecco che questi dicevano di non appartenere alla categoria. I guru non esistevano più. La parola cadde in disuso.

    Oggi si parla di influencer, che invece di tenere custoditi i loro segreti, condividono solo quello che scrivono e scrivono banalità, creando un circolo vizioso. Quando poi contatti questa gente, nessuno di essi si ritiene influencer. Anche questo andazzo cadrà in disuso? Lo speriamo, nell’attesa condivido con te l’idea di seguire solo cosa “mi ispira” e non cosa “mi influenza”, senza rispondere con miei articoli quando commento (non è in riferimento a te, ma all'”influenza”).

    Grazie per il commento :).

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