NanoWrimo: sfida, opportunità o esibizionismo?

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NanoWrimo: sfida, opportunità o esibizionismo? Facciamo una valutazione critica della situazione e come cambia il modo di scrivere online attraverso competizioni come questa.

Il NanoWrimo è un’iniziativa letteraria internazionale, che consente ad autori di tutto il mondo di scrivere il proprio romanzo e di avere suggerimenti e spunti da altri autori partecipanti. L’obiettivo è scrivere un testo di 50mila parole in un mese.

Il NanoWrimo è una sfida che non ammette editing e correzione di bozze: con una media di 1667 parole al giorno, gli autori, al termine della competizione, avranno un manoscritto che si potrà editare per un eventuale riscontro in casa editrice, oppure per la pubblicazione in self-publishing. Per vincere la competizione, basta arrivare al limite di 50mila parole, anche se il testo non è ancora completo. Non ci sono giudizi sul contenuto del testo, ma semplicemente una valutazione automatica di battute e parole, così come non ci sono limitazioni di genere letterario. Non si prevede un numero di vincitori, perché non si sa quante persone arriveranno al numero di parole al termine della competizione.

I premi sono “utili” e simbolici: sconti su programmi di scrittura, libri da leggere e la possibilità (se si scrive in inglese) di essere valutati da due realtà editoriali americane. Ben poco per chi ama coppe, trofei e non si muove per le premiazioni se non c’è un premio in denaro. Presa così, il NanoWrimo può essere considerata un’opportunità per farsi vedere all’estero, ma sicuramente poca roba per i Dante Alighieri nostrani. Eppure, il gruppo di Facebook del “Nano” (per gli amici) è molto seguito e gli autori si supportano a vicenda.

Perché? Perché hanno capito il vero significato dell’iniziativa: è una sfida contro se stessi, ma anche un allenamento a scrivere quando il mondo e i suoi impegni sembrano remare contro. Per vincere il NanoWrimo, devi avere metodo, costanza, preparazione, passione… A prescindere da chi partecipa, senza sapere chi c’è, ma piena di quella ispirazione che ti spinge a lasciare un video a un amico in sindrome da foglio bianco. Una volta superato lo scoglio del Nano (e non tutti ce la fanno), l’addestramento sarà utile per altre pubblicazioni e, chi lo sa, anche per nuovi orizzonti.

L’Italia è il Paese delle brutture. Amo il mio Paese, ma ogni volta che si fa qualcosa di buono le correnti di pensiero sono due: aggregati e fai vedere, oppure poni un ostruzionismo ignorante. Ovviamente, una realtà del genere spinge suo malgrado i media tradizionali e anche un po’ di autori vecchio stampo (che però non sanno scrivere un messaggio su Facebook rispettando la grammatica di base…) a rifiutare il NanoWrimo, a non parlarne e, perché no, anche a screditarlo se serve.

D’altra parte, siamo il Paese per cui la Cristoforetti doveva fare le tagliatelle come Nonna Pina… Così, il NanoWrimo diventa una competizione per esibizionisti, per gente che mai entrerà nelle case editrici che contano e dove c’è il rischio che il “prezioso” libro venga piratato per mancanza di controlli qualità sul testo. Nessuno con un po’ di cervello pubblicherebbe immediatamente la bozza ottenuta dal NanoWrimo… Ma si sa, chi non cresce mai inaridisce e muore. Basta vedere da come parla. La letteratura, però, è scritta ed è letta dai vivi e, per la fortuna di questo secolo, anche dai NanoWriters.

Annarita Faggioni

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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