La Signora che vedeva i morti di Marco Bertoli

Marco Bertoli libroIl testo di Marco Bertoli che vi presentiamo oggi è un libro che non potete assolutamente perdervi. Tanti sono i problemi in cui può trovarsi un autore che si trova a scrivere un romanzo, soprattutto se si tratta di un testo storico. E, come si dice

La grandezza di un autore si mostra come riesce a risolvere i problemi

“La Signora che vedeva i morti” aveva seri problemi nella trama. Ve li mostro, spiegando anche come Marco Bertoli ha risolto questi punti.

Il secolo di riferimento. Siamo nel XVII secolo. E’ un mondo completamente diverso da quello di oggi. E l’oggi non deve trasparire. Non parlo dell’uso errato dell’indicativo presente. La cosa più semplice che può fare un autore è scrivere “Siamo nel XVII secolo”. Bertoli non lo scrive. Come un giallo, per ogni capitolo sarà costretto a mettere le date, ma sono dettagli che lasciano il tempo che trovano nella mente del lettore. Bertoli ti fa vivere nel 1600 e lo fa con le parole. Non descrive carrozze e abiti lunghi: persino la struttura del testo, come i personaggi elencati all’inizio servono allo scopo. Parole che non si usano più si circondano inavvertitamente di mistero.

Il tema. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di medium e di morti in televisione, o chi non ha mai visto/letto di zombie, visioni spettrali, ecc. con i rispettivi cliché. Nessuno? Bertoli è in grado di scardinarli tutti, ad uno ad uno, con una naturalezza espressiva sconvolgente. Come? Facendo lo scettico: persino la protagonista parla con riluttanza delle proprie imprese, solo se interrogata. Le anime non si vedono mai, ma si sentono. E spaventano da morire.

Il giallo. La scansione classica del giallo è: Qualcuno muore—> La polizia non ci capisce niente (e nemmeno il lettore)—> il/la protagonista risolve il mistero, che era semplice dopo la sua spiegazione. La base c’è in “La Signora che vedeva i morti”, ma è completamente rinnovata. La polizia è misteriosa quanto la protagonista (che ne fa parte) e attorno all’assassino ruota sempre il sospetto che compaia qualche fantasma che dica tutto alla medium, come se questa fosse cretina (ne parleremo tra poco): scordatevelo. La risoluzione della vicenda vi stupirà.

– I punti di vista. La voce narrante è la terza persona (solita). Bertoli riesce con la terza persona a farci vedere: il dolore di una bambina di 8 anni che perde la vista per sempre, una giovane donna che ha lottato contro chiunque la credesse stupida perché cieca, una contessa che viene ammazzata come se fossimo noi a viverlo.

La figura di Debrena

[pullquote]Si era sentita più che mai sola in quella stanza il cui silenzio oppressivo le aveva ferito le orecchie, protese all‟inutile ricerca di almeno uno dei suoni familiari che riempivano zelanti il buio della fattoria” p. 162[/pullquote]

Debrena (la mia idea)Debrena… Un nome che fa Seicento. L’autore prima ci fa vedere i suoi occhi che diventano ciechi con il suo punto di vista. Poi porta un’inconsueta “giornalista del tempo” vogliosa di scoprire il segreto di una figlia di contadini che diventa “Eccellenza”. E lì è un fiume. Il caso che Debrena e i suoi devono affrontare, raccontato a date come un rapporto della polizia in questa fantasiosa intervista, è in realtà uno scavo profondo del personaggio. Una donna tenace e forte, fiera di se stessa e ricca di quella sofferenza che rende questo personaggio unico nel genere (con un tocco antipatico dell’aristocratica, che non guasta mai visto che siamo nel ‘600). Una donna vera. Era ora.

 

Un libro da avere

Cosa dirvi? “La Signora che vedeva i morti” farà letteratura. Almeno secondo me.

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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