Lo scrivere inefficace: 10 situazioni in cui è meglio risparmiare l’inchiostro

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scrivereIn preda a una spasmodica sindrome del foglio bianco, ho pensato ad alcuni momenti in cui sarebbe meglio conservare l’inchiostro invece di diffonderlo nell’ “aure tenue”.

1. Scrivo per “sensibilizzare” un contatto sulle mie attività

Partiamo dalle manovre di spam che si esercitano scrivendo e lo facciamo con un motto: “Se sei bravo, spammare non serve”. Cosa vuol dire? Se è vero che un influencer può diventare un tesoro pieno di condivisioni, è prima di tutto una persona e non è detto che quella persona sia disposta a spammare qualsiasi cosa si trovi davanti al suo schermo.

Probabilmente, se sta dov’è è perché si è allontanato da questa pratica, ma c’è di più. Se scrivi bene, puoi risparmiare l’inchiostro (e la relativa umiliazione) di scrivere: “Mi tagghi/mi posti/mi promuovi/mi fai pubblicità/con preghiera di pubblicazione” che sanno tanto di:

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2. Scrivo per comunicati stampa “stagni”

Hai presente i “compartimenti stagni”? In una nave, i compartimenti stagni possono essere chiusi per evitare che l’acqua invada l’intera imbarcazione. Ora, mentre per i compartimenti stagni, se non c’è pericolo, non è il caso di chiuderli ermeticamente, i comunicati stampa “stagni” sono chiusi a prescindere.

Perché, dunque, sprecare battute sulla tastiera o inchiostro, o peggio ancora carta (facendo piangere alberi) per scrivere un comunicato che è insapore, lunghissimo, ma soprattutto senza la minima idea del destinatario? Meglio, allora, non scrivere se devi inviare un “fiume di parole” che sarà cestinato nel giro di millisecondi.

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3. Scrivo per generi

Fissarsi su un genere, anche se riesce bene, è deleterio. Il motivo? Si perde la flessibilità e si blocca la crescita “scrittoria“. Mettiamo che tu sia un grande scrittore di gialli (giallo classico, non sottogeneri). Ora, a lungo andare, di romanzo in romanzo, scoprirai che questo genere è diventato per te una gabbia. Trovare la chiave per uscire sarà un’impresa titanica. Se non vorrai farlo, a soffrirne sarà la letteratura, ma soprattutto i tuoi lettori annoiati. Cosa ne pensi?

4. Scrivo senza pensare al genere

Inizialmente, scrivere un romanzo senza pensare al genere è positivo. Se hai deciso di scrivere una commedia americana e poi, casualmente, esce un principe manga in sella a un unicorno…

5. Scrivo per avvertire di non scrivere quel genere

Inchiostro sprecato, ma anche tecnica deleteria. Cosa voglio dire? Le case editrici lo sanno bene quando parlano di “linea editoriale”: se io come editore pubblico solo un genere, non mi permetto di dire a un autore che mi ha mandato un testo di genere diverso di buttare la sua opera, perché magari può funzionare meglio se la manda a un collega. Semplicemente, come editore quel genere non mi interessa.

Ora, mettiamo che dalle proiezioni si scopra che si venda solo un genere. Tutti scriveranno quel genere. Quel genere sarà inflazionato e non varrà più nulla. Difficilmente qualcuno saprà scrivere altro. L’inchiostro velenoso ha colpito sia gli autori, che i lettori, che magari hanno perso opere inestimabili semplicemente perché il direttore generale di qualche casa editrice (è solo un esempio, tranquillo) ha avuto la brillante idea di scrivere una cosa del genere.

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6. Scrivo sul trend

Scrivere sempre e costantemente sul trend è come scrivere fissandosi su un genere. Si resta vittime dell’aria che tira.

7. Scrivo perché mi annoio

All’inizio, prima che la passione sgorghi, può succedere di scrivere per noia. Se la noia assale, però, e i risultati sono deleteri, smetti e pratica un altro hobby. La penna ringrazia.

8. Scrivo perché sono l’unico baluardo di verità nel Web/nella letteratura

Scendi dal piedistallo e ringrazia che non sia vero: di solito quelli che lo sono davvero sono già morti.

9. Scrivo per ricambiare la cortesia

Manda un biglietto di ringraziamento o un Tweet. E’ meglio.

10. Scrivo perché devo scrivere

Scrivere deve essere un piacere, non un dovere, altrimenti non ispira.

Secondo te, qual è lo scrivere più inefficace che esista?

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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