Revolution ’90: intervista a Gianni Gardon

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Oggi avviamo la sezione “Libri In Cultura”, sulla scia dell’esperienza di “Io Autore”. Intervisteremo qui quegli autori e quelle realtà che, a nostro avviso, hanno da dire nella letteratura italiana, anche se forse troppo sottovalutate. Iniziamo intervistando Gianni Gardon: scrittore, cronista sportivo e ora autore di un saggio sulla musica negli anni ’90.
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1) Stavolta, dopo poesia e narrativa, passi alla saggistica, con la dolcezza che ti contraddistingue, ma anche con un rinnovato spirito critico. Quanto di te c’è in questo excursus nella musica anni ’90?

Lo spirito critico non mi è nato da un giorno all’altro. Da tanti anni opero come giornalista, principalmente di sport (collaboro con due importanti testate nazionali: il Guerin Sportivo e Il Nuovo Calcio) ma anche di musica, sin dai tempi universitari, quando iniziai a collaborare con radio locali. Ho sempre avuto un grande interesse per la materia musicale, per me molto più di un semplice sottofondo.

Diciamo che la musica mi accompagna da sempre.

Scrivendo di questo o tal disco, o artista, ho rivissuto in presa diretta molti episodi della mia giovinezza, con la conseguenza che – seppure in forma diversa rispetto a un romanzo o a una silloge – c’è molto più di me in questo lavoro che non in precedenza. Poi, è vero, si tratta di saggistica, ma ho mantenuto comunque uno stile che mi appartiene, senza venire meno a criteri basilari quando ci si cimenta in un saggio, cioè l’obiettività e soprattutto l’attendibilità.

2) Fonti e documenti. Come ti sei mosso?

Beh, qui mi viene un po’ da sorridere pensando a mia moglie e a quando ipotizzavo una risposta a questa domanda. Mi sono documentato, certo, come è giusto che sia, riferendomi soprattutto a tanti testi di colleghi che stimo profondamente e che leggo da anni ma devo ammettere che posseggo ogni disco che ho analizzato.

Sono piuttosto “maniacale” in questo, o forse più semplicemente “vecchio stampo”. Quando acquisto un disco, leggo sempre attentamente i credits, sono molto ferrato in genere su titoli, date, produzioni, chi ha suonato cosa ecc… Poi ovvio il controllo delle fonti era doveroso ed è stato svolto in maniera certosina.

3) Rivoluzioni in musica, ma anche nella cultura e nella storia, in questo “proiettarsi verso il futuro”: quali le premesse degli anni ’90 concretizzati oggi?

Tocchi un tasto dolente, perché credo che diverse promesse (e premesse) siano state un po’ disattese o mantenute solo in parte. A livello musicale, all’epoca ci fu un enorme fermento, una grande curiosità da parte di una generazione di musicisti che guardava magari ancora inevitabilmente al modello estero ma che se ne voleva pure affrancare, cercando delle vie proprie.

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Credit: Fabisilvestrigazze.com

Le esperienze di Csi, Marlene Kuntz, Afterhours, dei gruppi combat folk come Modena City Ramblers e Bandabardò, delle posse con Almamegretta, 99posse, della sperimentazione con Subsonica e Casino Royale, tanto per citare nomi poi affermatisi su larga scala stanno a testimoniare di una grande spinta innovatrice. Di pari passo emerse tutta una schiera di nuovi cantautori, eredi dei grandi padri degli anni ’70, diversi ovviamente nel linguaggio ma efficaci e interessanti (soprattutto dalla scena romana, con Silvestri, Fabi, Gazzè, Britti, Zampaglione, Sinigallia ma anche in altre zone d’Italia, con la Consoli, Grignani, Bersani, senza contare un genio assoluto come Vinicio Capossela) Inoltre in ambito di musica leggera fu un decennio in cui con successo vennero esportati, soprattutto in America Latina, i vari Eros, Pausini, Zucchero, Bocelli con numeri spesso da capogiro.

In questo senso qualche effetto si è visto, e per un decennio sembrava davvero che la musica “altra”, quella rock, per usare un termine ad ampio raggio, potesse competere a livello di numeri con la musica mainstream, commerciale – come stava capitando all’estero, pensiamo al grunge e al britpop – ma fu solo un tempo effimero, le gerarchie si ristabilirono subito: da noi una cultura alternativa non ha solide radici purtroppo e la cosa è stata accentuata con l’introduzione dei talent che hanno fagocitato quella parte di mercato discografico ormai alla frutta, visto che con l’avvento di Internet (proprio dagli anni ’90 ma esploso nei decenni a venire) tutto il sistema si è ribaltato.

A livello di cultura e storia purtroppo mi pare ci siano state delle involuzioni e la cosa mi lascia perplesso, proprio in considerazione del forte sviluppo tecnologico che avrebbe dovuto agevolarci in questo. Invece la società pare essere in fase di regresso, basta accendere la tv o leggere i giornali.

4) Nel tuo viaggio, fai riferimento a tantissimi artisti, ordinandoli alfabeticamente al termine, come si usa fare nei lavori un po’ più impegnativi: c’è qualcuno di loro che ascolti anche oggi?

Sì, tantissimi! Alcuni di questi gruppi non esistono più discograficamente ma ciò non significa che non li ascolti ancora più che volentieri. Altri si sono evoluti in questi 20 anni e si sono costruiti una solida storia, una carriera.

Diciamo che non ho fatto una selezione secondo i miei gusti, altrimenti avrei dato sicuramente più spazio ad autori di nicchia ma ho privilegiato coloro che ebbero più eco al periodo. Per questo ci sono alcuni che non ho più ascoltato o che hanno brillato come meteore solo in quegli anni.

Oggi ascolto ancora, per piacere, band sciolte come Csi, Prozac + o Scisma, altre in piena attività come i già citati Marlene o Modena City Ramblers ma anche Massimo Volume, Africa Unite, La Casa del Vento (adoro la corrente combat folk!) mentre ammetto di non aver avuto più tanta passione per alcuni mostri sacri come Vasco o il Liga che invece da adolescente ascoltai tanto.

5) Nulla Die ti accompagna anche in questo lavoro. Come si consolida un rapporto con una casa editrice?

Mah, credo dipenda molto da cosa ci si aspetti da una casa editrice. Io con Nulla die ho un contratto di prelazione piuttosto lungo ma non è solo questo il punto, tanto che la casa editrice si può sempre avvalere del fatto di non pubblicarti se non ritiene un tuo lavoro all’altezza. Ci sono momenti e momenti nella propria storia con un editore. Con loro ho sempre avuto un rapporto molto franco e collaborativo.

Sanno cosa possono aspettarsi da me ma ogni tanto ancora li stupisco con idee nuove. Finora mi hanno sempre assecondato con molto entusiasmo, pur contenendo talvolta in un certo senso certe mie istanze. Ad esempio per questo libro avevo materiale per quasi 3 volumi! Alla fine in corso d’opera, man mano che inviavo il materiale, siamo arrivati a una scelta, da me pienamente condivisa, di dividere il testo in due parti.

Così a breve uscirà il seguito di “Revolution ‘90” che conterrà tanto materiale di approfondimento sull’argomento, con moltissimi contributi diretti da parte di protagonisti dell’epoca (musicisti, gruppi, discografici, giornalisti, organizzatori di eventi), oltre a materiale fotografico esclusivo, il tutto per dare un quadro più esaustivo possibile.

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Credits: ChairMag

La Nulla die è una realtà ormai solida ma pur sempre giovanissima, stiamo crescendo insieme e devo dire che non posso rimproverare loro più di tanto. Si vorrebbe sempre di più: una maggiore pubblicità, una distribuzione capillare in tutte le librerie, la cosiddetta promozione ma almeno per questo libro sono più che soddisfatto. Qualche contatto nell’ambiente ce l’ avevo ma in ogni caso l’editore ci ha messo del suo, promuovendo al meglio l’uscita del libro tanto che è stata inviata copia promozionale (o più copie) a tutte le principali riviste musicali e ai siti di settore che ce lo hanno chiesto in lettura per una recensione.

Poi, chiaro, incrocio le dita, spero ne scrivano bene ma è indubbio che tutta questa inaspettata e improvvisa esposizione mi fa piacere e mi ripaga del tanto lavoro svolto, visto che gran parte del libro l’ho scritto in un periodo piuttosto complicato, durante un lungo ricovero ospedaliero. Credo comunque che un autore debba muoversi, darsi da fare in questa fase; il che non significa sostituirsi all’editore, altrimenti ci si autopubblicherebbe e tanti saluti, ma impegnarsi in vari modi.

Io lo faccio per me prima di tutto, perché è un sogno che voglio coltivare e portare avanti e, come mi faccio il mezzo per gli altri, a maggior ragione voglio prodigarmi per una cosa che sento fortemente mia. L’obiettivo di tutti è migliorare e andare avanti, ed è quello che mi prefiggo anch’io di fare.

6) So che sei modesto e che dirai “Non lo so”, ma ci provo lo stesso. Invita una persona scettica a scrivere.

E’ una domanda un po’ strana, Annarita! Per me scrivere è tutto: una passione, una valvola di sfogo, un modo per comunicare (da tanti anni curo anche un blog), è una cosa vitale, non sto esagerando! Ma per altri questa cosa potrebbe essere un’attività come suonare, cucinare, fare giardinaggio, nuotare. Sono predisposizioni prima di tutto, qualcosa che senti dentro di te e che hai bisogno di esprimere.

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Credits: Empower Ingnations.com

Io credo di esprimermi attraverso quello che scrivo, mi sento rappresentato appieno in ciò che faccio, che sia un romanzo di fantasia, un testo teatrale o un saggio, un articolo critico. Sono comunque autentico. Una persona che scrive deve essere autentica, ma è una condizione necessaria anche per le altre cose che ho indicato prima e che magari sono vitali per altre persone.

Ognuno deve trovare la propria strada, un proprio percorso ma sono sempre stato corretto e onesto, anche quando facevo l’insegnante. E’ giusto secondo me assecondare le inclinazioni, stimolare dove si intravede il talento ma al contrario trovo sbagliato illudere o forzare alcune scelte. Quindi, che scriva chi se la sente veramente!

Il libro si può trovare in tutte le librerie ordinandolo se non vi fosse già presente, e in tutti i principali book store digitali, oltre che direttamente – e senza alcune spese di spedizione – dal sito della casa editrice Nulla Die.

 

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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