Librerie dipendenti

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Perché le librerie dipendenti sono lontane da una vera distribuzione?

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Il recente Salone del Libro di Torino ha evidenziato ancora una volta un lettore che scompare di fronte a strategie di marketing sempre più aggressive. La libreria in franchising è forse il luogo-simbolo di quanto avviene, perché sempre più dipendente e vincolata dai contratti.

Come funziona una libreria in franchising

La libreria in franchising si basa sul brand a cui si appoggia. Sicuramente, una libreria Mondadori (piuttosto che Feltrinelli, Ubik, ecc.) viene riconosciuta immediatamente e ha meno concorrenza (almeno si spera!) rispetto a una libreria indipendente.

Il brand distintivo marchiato a fuoco ha i suoi vantaggi:

Una strategia di marketing ben precisa (carte per i clienti, eventi, scontistica, hashtag specifici, ecc.);

Un servizio di supporto per le librerie in fase di apertura e non solo (servizio che fa sempre comodo se si apre un’attività commerciale, ma non si sa come aprire).

 

Il prezzo da pagare

Beh, i contratti sono vincolanti per almeno 6 anni. Se da un lato, il brand garantisce il libraio, dall’altro i costi (non solo economici) sono diversi. Chi “investe” si accerta che il libraio sia un vero esperto di vendite, ma anche che sia disposto a investire almeno 55mila euro per iniziare con un locale da 120 mq.

Oltre a questi costi, il libraio è tenuto a dare garanzie bancarie e a pagare una somma notevole per l’ingresso nel circuito (come in qualsiasi franchising). Il prezzo più oneroso da pagare, però, è la libertà.

Il brand decide quanto la libreria deve vendere, monitora attraverso i software dati in comodato d’uso le vendite e decide quanti e quali libri inviare. E’ vero che ogni libreria (anche in franchising) si prodiga di inserire un piccolo scaffale dedicato all’editoria locale, ma è costretto a dare briciole per rispetto al brand.

Ovviamente, nessuno è costretto ad aprire un contratto di franchising, si può sempre aprire una libreria indipendente, ma sarà più difficile affrontare la concorrenza in un Paese dove non legge quasi più nessuno.

L’unico articolo che sono riuscita a trovare su quanto guadagni un libraio inserito in questi circuiti risale al 2010 ed è a firma di Lettere Matte.

La questione del reso

I librai possono ricevere i titoli senza acquistarli, per poi comprare solo quelli che vendono. Le copie non vendute vengono restituite con la procedura del reso. In uno sfogo del 2012, la casa editrice Scrittura&Scritture si riferiva proprio a questa possibilità: la grande casa editrice invia X copie di un libro.

Le copie vendute vengono pagate dal libraio (la differenza tra il prezzo del fornitore e quello di copertina al lordo dei costi va al libraio). Se il libro non si vende, il libraio restituisce le copie invendute al fornitore, che le dà al macero o le restituisce in altri circuiti.

In ogni caso, il libraio deve fatturare un tot. all’anno, indipendentemente da quanto accade nel mondo editoriale. I resi sono invenduti, quindi incidono sul fatturato. Ovviamente, un fatturato sotto la soglia pregiudica il franchising.

Problemi editoriali

Il sistema ha creato parecchie falle: girano sempre gli stessi libri, le persone non comprano (anche per altri motivi), la gran parte delle case editrici non ha una distribuzione decente e molte librerie-fotocopia svaniscono. Sarà il caso di cambiare strategia?

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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