Non al denaro non all’amore nè al cielo

fabrizio de andre

fabrizio de andre

Ero bambina quando Fabrizio De Andrè andava via. Per dove, chi lo sa… Alla fine non importa, ci sono persone che mancano senza conoscerle, perché le senti vicino. Sulle note del suo Testamento, mi lascio “il tempo di salutare, di riverire, di ringraziare (…)” una persona che non si dovrebbe chiamare “Poeta” solo perché non si riteneva tale. Se è vero che Il Piacere di Scrivere non ha mai trattato autori famosi perché non vuole trarne pubblicità da avvoltoio, questa volta ho sentito doveroso il desiderio di porgere un fiore striminzito a chi, oggi, canta le mie giornate.

Caro Fabrizio…

Io non so quali versi avresti dedicato al copy, al SEO, al Social Manager come hai fatto per “Il Pescatore”, “Il chimico”, “Il giudice”, “L’ottico” e tutti quei mestieri ai quali hai scavato nell’anima e hai dato una voce inedita. Hai sempre detto che di essere “Poeta” proprio non ne volevi sentir parlare, eppure è attraverso un concorso letterario dedicato alla tua “Bocca di Rosa” tanti anni fa che ti ho conosciuto. Da allora non ho smesso di sentirti, come un angelo custode, spesso rischiando che YouTube andasse in crash. Se dovessi scegliere una tra le milioni delle tue canzoni, scelgo questa, poco nota:

Cosa amo di più di come racconti i tuoi personaggi? Il fatto che vai oltre e che solo tu potevi farlo. In questo caso, solo tu, in un periodo così brutto per l’Italia, potevi vedere nel Bombarolo una persona sola e ricca di umanità, mentre vedi “Gli intellettuali d’oggi, idioti di domani!”, che al tempo tuo sapevano solo studiare e vedere nemici più o meno ovunque. “Ridatemi il cervello che basta alle mie mani!” fai dire al tuo Bombarolo, mentre un mondo di accademici ancora oggi pensa che la letteratura sia ancora un gioco di tendenze e di accostamenti più o meno classici.

Ho promesso di non strumentalizzarti e non lo farò. Volevo indegnamente salutarti cantando questa tra le tue tante opere e, magari, mettendola in privato, perché alla fine non ho nulla per arrogarmi il diritto di cantarti. Ovviamente, in tanti mi hanno fatto desistere, dicendo che mi sarei solo messa in ridicolo e che, tutto sommato, chi mi credo di essere anche solo a mandarti idealmente queste righe. Non è che abbiano tutto questo torto.

Sai perché noi, che non ti abbiamo mai conosciuto, ti ascoltiamo con tanto accanimento? Perché tu hai insegnato che due arti possono convivere senza mangiarsi a vicenda. In più, quella musica che vuole essere “concupita, anzi consumata” ora domina su persone che non sanno cos’è la guerra, ma sanno cos’è il vuoto.

Scusami ancora per aver disturbato il tuo riposo sulla collina con uno strumento che non hai mai conosciuto, ma sogno ancora di “voltare la carta” e di trovare, insieme a te se vorrai, nuove storie e nuovi mondi.

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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