Le printemps des poètes

Le printemps des poètes 2017: a Parigi è Primavera [Video]

“La poesia è il soprannome più bello che possiamo dare alla vita”.

Jacques Prévert lo aveva capito: la vita e la poesia sono indissociabili.



Anzi, chi ha il privilegio di amare la poesia, quegli avventurieri che si prendono la briga di entrare nella foresta incantata che i versi talora celano (quante volte si sente dire che la poesia è “troppo difficile”?) hanno accesso a un’altra dimensione della vita, più profonda, più autentica. Come quando si aggiunge il sale a un piatto, insomma.

Una manifestazione come Le printemps des poètes (la Primavera dei poeti), che si è tenuta il mese scorso in tutta la Francia, e che ha lo scopo di far conoscere la poesia, di portarla nelle piazze, nelle strade, in quei luoghi di passaggio in cui, di solito, la poesia è soffocata dalla frenesia della vita quotidiana, dalle scadenze, dagli orari di lavoro, dalle bollette da pagare. Per qualche settimana all’anno, i versi invadono la nostra routine, obbligandoci – almeno- ad alzare gli occhi dallo smartphone.

Per questa 19esima edizione, gli organizzatori hanno scelto un tema per certi versi difficile, ossia quello della poesia francofona africana. A parte qualche nome più noto (pensiamo a Léopold Sédar Senghor, che è stato anche il primo Presidente del Senegal tra il 1960 e 1980), la produzione africana è talvolta sottovalutata in Francia, non entrando nei programmi delle scuole e, spesso, non riuscendo a trovare posto nelle antologie di poesia contemporanea. Il festival vuole essere, allora, un modo per far conoscere questa parte così preziosa del patrimonio culturale francofono e questo attraverso una serie di eventi che hanno occupato tutto il mese di Marzo.

https://www.youtube.com/watch?v=HSflYCwiRGI

Ad aprire le danze è stato il celebre Tahar Ben Jelloun, ma si sono susseguiti anche nomi prestigiosi, Alain Mabanckou –  vincitore di diversi premi e da poco assegnatario di una cattedra al Collège de France – e volti ancora poco noti, come quello della giovanissima Harmonie Dodé Byll Catarya che si sta facendo conoscere per le sue stupefacenti performances di poesia slam.

Letture, incontri, conferenze, ma anche messa a disposizione di spazi che possano funzionare come luogo di raccolta e di scambio. Così, al Cabaret Sauvage, si è tenuto il ballo de l’Afrique enchantée, in cui un’orchestra interpreta le canzoni più celebri della musica africana contemporanea con lo scopo di far danzare, certo, ma anche di far pensare a un patrimonio artistico forse ancora troppo negletto.

E se la poesia è vita, allora perché non colorare la metro – il mezzo di trasposto d’eccellenza per il parigino medio – con dei versi? È così che la RATP, la società che gestisce il traffico sottoterra, ha deciso di inondare le anonime pareti dei vagoni con delle citazioni tratte dalle più belle produzioni africane di questi anni. E perché no, in fondo? Magari la giornata lavorativa comincia con il piede giusto, quello di un linguaggio che, nonostante le molteplici declinazioni che può assumere resta uno e solo: quello della vita.