Un Giardino distopico: intervista all’autrice

il giardino degli aranci

Sara Svolacchia intervista la blogger Ilaria Pasqua, autrice di un libro distopico pubblicato da Nativi Digitali.

L’intervista

1)Il Giardino degli Aranci è definito come “una trilogia fantasy-distopica”: ci puoi spiegare meglio che cosa significa e in che cosa si distingue dal fantasy tradizionale?

La distopia in realtà è una branchia dello sci-fi, un’anti-utopia. Il giardino degli aranci è difficile da categorizzare, non è fantascienza, non è nemmeno un fantasy classicamente inteso, forse un urban fantasy, ma è sicuramente una distopia. I mondi rappresentati sono realtà contorte, rovesciate, surreali, specchi deformati della realtà.

2)La protagonista del volume è Aria: c’è qualcosa di autobiografico in questo personaggio?

Ogni personaggio ha parti di me più o meno evidenti. Diciamo che mi piacerebbe moltissimo avere quel suo caratterino tutto pepe, di lei ho più gli aspetti negativi: la paura della morte e del cambiamento.

La trilogia è un formato che si accompagna spesso al genere fantasy. Pensi che oggi i giovani, abituati ai formati costrittivi dei social network in cui essere brevi è sinonimo di efficacia, possano essere comunque spinti a scegliere volumi così lunghi?

Penso che ci sia ancora spazio per le belle, lunghe e vecchie saghe, Martin ne è un esempio eclatante, ma sicuramente ci si sta spostando sempre più verso il formato breve. E questo non deve essere per forza un limite.

Va aggiunto anche che la serialità sta man mano riconquistando terreno, le serie TV attualmente stanno dominando. Merito di sceneggiature magnifiche e della creazione di personaggi che non si riesce ad abbandonare. È anche bello avere la possibilità di seguirli passo passo, e questo vale per qualsiasi mezzo. Perciò la “battaglia” è ancora aperta!

3)La tua produzione, comunque, non si limita al fantasy. Un anno fa è uscito Il nostro gioco, un romanzo storico ambientato durante la seconda guerra mondiale. Come è stato passare dal descrivere universi immaginari alla drammatica realtà della guerra? Come cambia il coinvolgimento di chi scrive?

Era una tematica che ho sempre voluto trattare, perciò sono arrivata psicologicamente preparata. Mi è bastato approfondire meglio il periodo e poi mi sono lanciata. La scrittura de “Il nostro gioco” è stata un magnifico flusso senza pause. Ero talmente presa che ho buttato giù la prima bozza in una settimana, scrivendo dalla mattina alla sera, per fortuna ero in vacanza… per rispondere alla tua domanda, l’orrore della guerra c’è ma non si vede. I protagonisti cercano di mantenere viva l’infanzia rifugiandosi insieme in mondi di sogni. Perciò anche qui c’è l’elemento fantastico che stempera il dolore.

4)Come riesci a promuovere i tuoi libri? A seconda del target, usi mezzi diversi, come blog o social network?

In questo per fortuna mi aiutano i miei editori. Seguo le loro dritte e imparo come muovermi, libro per libro. Alla fine ogni uscita va pubblicizzata in maniera differente. Per “Il giardino degli aranci”, abbiamo utilizzato molto Internet, focalizzandoci sul target di riferimento. Per “Il nostro gioco” invece abbiamo sfruttato più le fiere, anche perché l’editore punta più sul cartaceo. Insomma, Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e il blog per tutti, ma con una strategia per ogni uscita.

5)Nel complesso, visto che hai avuto modo di pubblicare sia formato digitale che cartaceo, con quale dei due ti sei trovata meglio? E con quale ti sembra si venda di più?

L’ebook funziona meglio, perché il prezzo è più alla portata di tutti. E poi, inutile nasconderlo, permette di arrivare in tutti gli store, mentre il cartaceo di un piccolo editore fatica a varcare la soglia delle librerie fisiche, sia piccole e, peggio ancora, quelle di catena.

6)Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho in pubblicazione un altro romanzo distopico con protagoniste due ragazze che sono però la stessa persona… un nuovo racconto e intanto mi cimento nella scrittura di un romanzo di narrativa che si potrebbe inserire nel genere del realismo magico. Insomma, non ci si ferma mai, si sperimenta, ma con un solo obiettivo: dare voce alle storie e ai personaggi che voglio raccontare.


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ABOUT THE AUTHOR

Sara Svolacchia

Dottoranda in letteratura francese a tempo pieno, vivo tra Roma e Firenze. Tra la tesi e i saggi che pubblico per l'università, e gli articoli di taglio giornalistico a cui mi dedico per passione, si può dire che smetto di scrivere solo per dormire.

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