Intervista ad Antonio De Lorenzi, fondatore di Regala Un Racconto [VIDEO]

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Storytelling o racconto? Esiste una via di mezzo? Raccontiamo in questa intervista l’esperienza di Antonio De Lorenzi, che, con il suo progetto, racconta ogni giorno le storie di gente comune a metà tra storytelling e racconto letterario.

1) Lo storytelling aziendale non è più un tabù, anzi, gli approfondimenti non mancano. Come ci si comporta quando, però, come in un progetto come il Vostro, si va a lavorare sui ricordi e sulle emozioni delle persone?

Quello che facciamo è essere qualcosa che quasi non siamo, perché siamo scrittori e creativi: in questo caso, diventiamo dei confidenti di fiducia delle persone che vogliono raccontare la loro storia.

Prendiamo semplicemente informazioni, come farebbe un comico per strada o in qualsiasi altro tipo di contesto. Lui li racconta in chiave comica, noi li romanziamo. Le trasformiamo in qualcosa che è sempre legato all’amore e all’amicizia, oppure alla vendita in caso di aziende.

Trascriviamo nel modo migliore tutto questo. le emozioni sono alla base e c’è sempre il lieto fine.

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2) Il Vostro progetto è online da due anni: qual è stata l’esperienza più “traumatica” e quale quella che ricordate con più piacere?

Voglio partire da quella più traumatica per lasciarci quella più bella dopo. La più traumatica fa riferimento ai primi due/tre mesi: lanciai il progetto Regala Un Racconto a Dicembre, poi si creò un team. Nel periodo di San Valentino, le richieste che ci arrivarono furono davvero tante, forse troppe.

Avemmo un overflow di richieste, che non riuscivamo più a gestirle e fu un momento drammatico, anche se legato a un aspetto positivo, una richiesta.

Per quanto riguarda, invece, un successo, sicuramente c’è la vittoria al contest “100 creativi nel Lazio”, un contest creativo e importante che abbiamo appena vinto, dove Regala Un Racconto è uno tra i 100 selezionati in tutto il Lazio: un riconoscimento ufficiale che ci dà tanta gioia e felicità.

3) In principio fu l’opuscolo, ora il mini-racconto può diventare uno strumento di marketing. Come la narrativa raggiunge l’obiettivo di promuovere e, perché no, anche di vendere, in contesti come riunioni, eventi, meeting aziendali, ecc.?

In base alla nostra esperienza ( abbiamo lavorato in aziende piccole, medie e multinazionali), lo storytelling viene utilizzato, viene anche dall’America e ci dà tante belle ispirazioni. Cosa ci fa e ci rende diversi? Noi non utilizziamo solo lo storytelling, ma scriviamo un vero racconto letterario, dove il protagonista è un personaggio come per un romanzo di Bukowsky, oppure di Stefano Benni.

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Quindi, non vi è solo l’approccio stilistico e grafico, bensì di vera storia che ha inizio con un percorso (e in questo percorso si sviluppano le peculiarità dell’azienda ad esempio, si fa interagire il protagonista con i potenziali clienti della società), ma si arriva sempre al lieto fine, ossia un’azienda vende il suo prodotto nel migliore dei modi.

Non so se possiamo dire che Regala Un Racconto vende, ,a sicuramente cerca di raccontare nel modo migliore, quindi una cosa molto semplice.

4) Nel Vostro percorso, vi occupate anche di narrativa per bambini. Quali sono le attenzioni da dare a questo tipo di “target”?

Quello dei bambini è un mondo. Noi lo facciamo con molta analisi, ossia: leggendo tanti libri per bambini, analizzando dal punto di vista grafico la lettura, la punteggiatura, gli elementi dello stile della scrittura.

Quindi, andiamo poi a prendere tutte queste informazioni, sintetizzando e semplificando le parole e il linguaggio (perché questo bisogna fare con i bambini), in più c’è molta personalizzazione.

Quando parliamo di amore e di amicizia, c’è una personalizzazione (da 1 a 100) pari al 70%, con i bambini è il 100%, perché hanno bisogno di immagini, di rivedere i personaggi che vedono ogni giorno nei fumetti e nei cartoon, quindi tanta personalizzazione e colore.

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Antonio De Lorenzi, founder del progetto

5) Il Vostro progetto deriva un po’ da quanto avviene negli Stati Uniti. Potresti fare un confronto tra l’approccio americano e l’approccio nostrano di fronte a questo tipo di “prodotto”?

L’America ci dà tante ispirazioni, come ti dicevo: lo storytelling, la scrittura di racconti, la presentazione su supporti svariati (magliette, tazzine, ecc.), tanti progetti.

Mi soffermerei sul quadro italiano, sullo stato dell’arte in Italia. Noi abbiamo dei competitors, ma sono un po’ diversi rispetto a quello che siamo.

Alcuni si soffermano sulla parte testuale, quindi scrivono dei veri e propri racconti lunghi, fatti benissimo, però, secondo me, hanno delle lacune sulla parte grafica.

Viceversa, altri lavorano molto sull’immagine. Quello che noi proviamo a fare (e, devo dire, ci riesce anche bene) è di unire entrambe le cose, costruendo questi racconti brevi, che non annoiano nessuno, possono interessare sia un lettore costante che chi si approccia alla lettura in breve, con delle immagini che rendono il tutto più piacevole.

Questo è il nostro approccio rispetto al quadro italiano.

6) Qual è la Vostra posizione rispetto a quanto avviene nell’editoria (sempre in ambito micro-racconti)? Come dovrebbe porsi un autore che scrive secondo voi?

In base alla nostra esperienza, oggi c’è tanta difficoltà nell’emergere, anche se tutti sono scrittori. C’è anche gente valida, che può produrre qualcosa di valido e concreto, che può fare del bene al quotidiano di tante persone.

In realtà, alcune case editrici (non tutte) se ne approfittano, offrendo dei pacchetti ai neo-scrittori (che si avvicinano ora a questo mondo) di semplice produzione stampata del proprio scritto, non un percorso formativo.

Il consiglio è di non cadere in questa trappola semplice della scorciatoia, perché la scorciatoia non esiste. Come secondo consiglio, è bene avere fiducia in se stessi e uscire sul mercato solo quando è il momento giusto, ossia quando si capisce che è il momento di esporsi.

Antonio De Lorenzi7) Hai lavorato per molto tempo per agenzie pubblicitarie e web agency. Come ti hanno segnato queste esperienze e quali poi sono diventati in concreto i punti saldi del tuo lavoro?

Tutte le esperienze sono state utili. Nelle agenzie di comunicazione, ho appreso la capacità di sintetizzare e comunicare tramite le immagini, in modo visivo.

In altre aziende, dove ho occupato ruoli da copywriter, ho appreso (e c’è sempre da migliorare) l’arte dell’utilizzo delle parole, quindi, queste esperienze, messe insieme, vanno a convergere in Regala Un Racconto.

Noi abbiamo un approccio aziendale a un processo artigianale. Vuol dire che, se il mercato richiede 100 storie in una settimana, noi riusciamo ad avere l’approccio giusto per portare a termine il processo, perché abbiamo un metodo di lavoro già stabilito alla base, anche se ogni racconto è personalizzato e rimane un prodotto artigianale, unico e irripetibile.

Noi abbiamo uno slogan:

Battiamo a macchina storie imbattibili: le vostre

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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