Intervista a Isabella Pojavis

mini racconti isabella merola

Isabella ha trasformato il suo blog in una sfida continua da scrittrice: i suoi racconti, ispirati dalle parole degli utenti, sono diventate un libro.

L’intervista

1) Quanti significati possono nascondere due parole?
Moltissimi. Sia in senso letterale, una parola può avere diversi significati nella nostra lingua, che in senso descrittivo. Due parole insieme però, nella loro unione, riducono leggermente il numero di immagini possibili. Una parola sola può infatti risvegliare diverse situazioni, personaggi… Può dare un’idea, ma è la seconda parola che aiuta a definire il dove, il come o il quando.

Per farvi un esempio se io ho le parole “Sole–Mare”, potrei trovarmi su una spiaggia, ma se io ho le parole “Sole–Notte” potrei essere nello spazio. Allo stesso tempo però con le parole “Sole–Mare” potrei anche essere in una casa in collina e osservare il mare in una giornata di sole o potrei ritrovare due donne sole, tristi perché senza il mare.

Le storie sono infinite, ma quanto più specifiche sono le parole, minore è il numero di racconti possibili. Per esempio, quante storie verrebbero in mente con le parole cannibalizzare e vaccinazioni?
2) Qual è la storia che ti ha commosso di più?

Domanda difficile. Ci sono molte storie a cui sono legata per motivi diversi e che mi hanno commosso da differenti prospettive. “Il castello”, “Un tenero sorriso”, “La rosa”, a esempio, mi hanno commosso per la loro dolcezza emotiva; “La giostra”, “Riflesso”, “La prospettiva”, hanno emozionato la parte di me più razionale, mentre ad esempio “Bianco” e “Naufraghi” mi emozionano molto come temi sociali.

I mini-racconti sono tutti molto diversi tra loro, alcuni mi riguardano più da vicino (come ad esempio “Nonna”) mentre altri sono solo immagini lontane dal mio presente. Il bello del libro è questa loro diversità e io non saprei sceglierne solo una.

3) Dal blog al libro: come sono stati selezionati i mini-racconti e come hai pubblicato?

La selezione è stata abbastanza semplice. La prima decisione è stata quella di inserire 101 mini-racconti, seguendo la teoria dei 101 desideri suggerita da Igor Sibaldi (è grazie a lui che ho iniziato a scrivere tutti i giorni, e a lui è dedicato il libro).

Una volta deciso il numero, visto che all’epoca sul blog ero al mini-racconto 110, ho dovuto solo rileggerli tutti, ed eliminare quelli che non mi piacevano: ne sono rimasti in questo modo 95. Ho deciso quindi di aggiungere 6 inediti (gli ultimi sei del libro) in modo che anche chi già seguiva il blog, potesse trovare una sorpresa.

Il libro (Il giardino) è stato auto pubblicato: erano storie già disponibili on line e mi sembrava più appropriata questa strada. Il giardino è il mio primo libro e avevo anche voglia di comprendere una piccola parte del mondo dell’editoria. Per fortuna oggi ci sono molti siti che ti aiutano nella diverse fasi. La correzione delle bozze l’ho fatta da sola, rileggendo i racconti fino allo sfinimento. Ho atteso due mesi circa in modo da rileggerli dopo tempo, e nel frattempo ho avuto la fortuna di incontrare Adele Corrado (una graphic designer) che ha creato la copertina, rappresentando il giardino in modo perfetto. Insieme abbiamo deciso che, siccome il 101 era un numero importante per il libro, il racconto 101 dovesse essere in copertina (“Le mie scarpe” è tra i miei preferiti).

Questo permette a chi vede il libro di comprendere fin da subito il genere e nel caso si sceglierlo consapevolmente senza “giochi pubblicitari”.

4) Essere brevi è semplice o complesso? Perché?

Credo che questo dipenda dalle persone. Per me è molto semplice, non sono in grado di raccontare avvenimenti o storie senza essere coincisa o rapida. Ho un tipo di attenzione molto selettiva, i dettagli troppo lunghi mi annoiano in fretta, e quindi cerco sempre di arrivare al cuore delle situazione in velocità.

Da lettrice, a esempio, quando trovo delle descrizioni molto lunghe mi preoccupo: preferisco i dialoghi, la comunicazione più rapida. Credo sia un modo di essere. Quando leggo due parole per un nuovo racconto, chiudo gli occhi e descrivo la scena che sto vedendo, poi i personaggi o le situazioni si muovono da sé. All’inizio 200 parole mi sembravano poche, adesso a volte ho il problema opposto.

5) Puoi dare un suggerimento agli autori che devono scrivere un testo breve?

Suggerimenti non saprei. Come ho detto prima, per me essere breve è un modo di essere. L’unica cosa che posso condividere è che quando ho iniziato a scrivere i primi racconti e questi risultavano essere più lunghi delle 200 parole che avevo scelto come limite, l’unica tecnica che utilizzavo era di leggere ogni riga chiedendomi; “È davvero importante? Aggiunge davvero qualcosa al testo?”.

In caso di risposta negativa, la frase o la parola venivano eliminate. A volte con amarezza perché mi piacevano molto, ma se hai una lunghezza da rispettare devi essere rigido… Alla fine pensavo: “Se mi piace così tanto posso pur sempre utilizzarla per un’altra storia…”

6) Come si possono mandare i racconti al tuo blog?

Al mio blog non è possibile inviare racconti, ma solo due parole (di numero) da cui nascono i miei mini-racconti, perché al momento io sono l’unica autrice sul blog. In futuro magari aprirò uno spazio ad altri autori, ma adesso è un gioco solo tra me e i lettori.
Tutti i lettori possono invece inviare due parole a questo link per ricevere poi il loro mini-racconto a questo link.

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