Intervista a Barbara Sgarzi

Quest’oggi abbiamo il piacere di ospitare Barbara Sgarzi, giornalista, docente ed esperta di comunicazione ed editoria digitale. Da poco è uscito il suo libro, Social Media Journalism, per Apogeo Editore. Con lei abbiamo discusso di come il mondo del sodalizio tra il mondo del web e quello del giornalismo.

1) Com’è cambiato il mondo dell’informazione con l’avvento dei social network?

È stata una rivoluzione epocale. Potremmo parlarne per ore, ma basti ricordare che con i social network chiunque può diventare (e di fatto è diventato) emittente di informazione. Anche solo un retweet o una condivisione fanno di noi un nodo nella rete complessa dell’informazione. Il ruolo del giornalista e la centralità delle testate giornalistiche sono state messe completamene in discussione.

2) A cosa deve fare attenzione il giornalista (melius il social media journalist)?

A non farsi trascinare dalla fretta. È vero che si tratta di strumenti personali e veloci, ma deve essere il professionista dell’informazione e dettare le regole, senza farsi dominare dagli strumenti. Quindi verificare, controllare, verificare nuovo; non dimenticare le regole di buonsenso, prima ancora che di deontologia, che fanno un buon giornalista.



3) Parafrasando una celebre frase dei film sui supereroi: da grandi numeri (di followers) derivano grandi responsabilità?

La rete è un ambiente, un ecosistema; mantenerlo “pulito” e vivibile spetta a tutti noi che lo abitiamo, senza esclusioni. Quindi, rispettare le regole di comportamento, non alimentare condivisioni di notizie false o create ad hoc, evitare insulti e attacchi personali. Certo è che se ciò che scrivo a una risonanza molto limitata perché il network di chi mi segue è molto piccolo, è come gettare un piccolo sasso in uno stagno: le onde di propagazione saranno lievi e circoscritte e non incresperanno nemmeno la superficie. Quindi sì, più persone ci seguono (e quindi, in qualche modo, si fidano di noi) più dobbiamo stare attenti; ma è un buon principio da osservare per chiunque abbia un account.

4) Quali sono gli strumenti che offre la Rete per svolgere al meglio il mestiere di giornalista oggi?

Facendo solo qualche esempio e limitandoci ai tool gratuiti, abbiamo piattaforme di ricerca e controllo delle fonti, come Twitter; di condivisione a largo raggio, come Facebook; strumenti per il long-form journalism, come Medium; strumenti per la content curation, come Storify; altri per il fact checking e la verifica, come TinEye o Google search image.

5) Ultimamente, parlando di bufale e fake news, si invoca tanto l’intervento dei colossi del web (Facebook e Google) per porre un freno a questa pandemica diffusione di contenuti falsi, distorti o peggio inventati di sana pianta. È questa secondo lei la soluzione al problema?

Non credo. Anzi mi spaventa molto un mondo in cui a decidere se quello che leggo è vero o falso possa essere Facebook o Google. Cosa si dovrebbe fare, allora? Riappropriarsi del canale di comunicazione. Cito Jeff Jarvis che, fra i primi, ha sottolineato il pericolo di delegare decisioni così cruciali a due potentissime aziende: “Dobbiamo andare sulle piattaforme social, parlare il loro linguaggio, rispettare il loro contesto e usare gli strumenti che offronomeme, video, foto, persino GIF danzanti, se è quello che servee portare valore giornalistico alle conversazioni che oggi avvengono senza di noi.”



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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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