Intervista a Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari

Dopo Andrea Calcagnile, è la volta di un nuovo poeta agli albori, ma neanche tanto. Ecco perché le nuove generazioni possono dare grandi soddisfazioni letterarie.

L’intervista

1) La prima domanda viene spontanea: come si è avvicinato alla poesia?

Per questo ringrazio le mie professoresse di italiano; in un Istituto Tecnico non è così scontato incontrare persone tanto legate al mondo della letteratura. E’ nato tutto un po’ per gioco, fra esperimenti poetici e voglia di costruire qualcosa di unico. Le emozioni che pochi versi riescono a trasmettere con indicibile efficacia mi affascinarono a tal punto da tentare a mia volta di destreggiarmi tra le righe.

2)C’è qualche scrittore, o qualche poeta, che l’ha ispirata?

Pur apprezzando molto le opere senza tempo di autori quali Dante e Manzoni, non posso che amare i versi di Leopardi, poeta e filosofo tanto malinconico quanto concreto, animato da un perennemente inappagato desiderio di gioia inevitabilmente sfociato nel pessimismo. Sono proprio questi sentimenti a riflettersi in me prendendo forma nelle mie umili creazioni. I miei amici mi rimproverano spesso di essere troppo “triste e serio”; parole loro da prendere con bonaria ironia.

Alessandro Tassinari
Alessandro Tassinari

3)Molte delle sue poesie sembrano avere un carattere introspettivo. Come avviene, per Lei, la creazione poetica?

A mio modo di vedere la poesia nasce come analisi profonda dell’interiorità umana. E’ciò che mi circonda a guidarmi; anche la solitudine d’un fiore cresciuto nonostante l’asfalto gelido, lontano dai suoi simili, può essere una deliziosa immagine poetica carica di malinconia. Bisogna saper cogliere i doni che ci vengono offerti dalla natura, anche se sono le grigie giornate di pioggia ad avvicinarmi ai versi quasi fosse la prima volta.

4)Tra le sue pubblicazioni c’è anche qualche racconto. Con quale forma letteraria si trova più a suo agio? E che cosa cambia in termini di lavoro sul testo?

Vedo la libertà offerta dalla poesia come ciò che più affascina, perché nulla è mai scontato ed una veloce lettura superficiale non basterebbe a svelarne il reale significato. La stesura di un racconto richiede inevitabilmente una più rigorosa analisi grammaticale e lessicale. Ciò non è assolutamente da trascurare nella poesia, anzi, sta all’autore anche l’arduo compito di scegliere la metrica e la forma stessa. E’ dunque quest’ultimo il genere letterario che prediligo per la spontaneità e la libertà presenti, gelido ossimoro se accostati ad una società corrotta come la nostra, in cui i diritti sono spesso privilegi e la schiavitù intellettuale viene spacciata per il suo opposto.

5)Non crede che, al giorno d’oggi, la poesia possa arrivare meno rispetto a un romanzo? O i giovani sono ancora affascinati dai versi?

Purtroppo devo ammettere che la poesia, pur avendo mantenuto lo stesso fascino d’un tempo, ha perso notevolmente terreno rispetto ad altri generi letterari, quale, ad esempio, il romanzo stesso. Ciò è dipeso molto da lettori che hanno smarrito la voglia d’affascinarsi dinanzi ad un arcobaleno baciato dal sole o di commuoversi se sfiorati dalla risata di un bambino. Posso tristemente constatare che sono davvero pochi i giovani appassionati di un mondo senza vincoli che potrebbe comunque portare ad una più sincera consapevolezza delle reali problematiche sociali dei nostri tempi.

Alessandro Tassinari
Alessandro Tassinari nell’ultima premiazione

6)Come si concilia la pratica di far versi con la tecnologia moderna? Una poesia mantiene la sua natura anche se la si pubblica su Facebook o su Twitter?

Pur non essendo un sostenitore della tecnologia devo ammettere che questa è presente ormai dovunque. Credo sia doveroso sottolineare che le numerose possibilità a noi offerte debbano essere sfruttate coscienziosamente quali opportunità di crescita. Ignorare il progresso sarebbe come estraniarsi dal mondo.

Numerosi autori decidono di divulgare le proprie opere su internet; le piattaforme specializzate non mancano certo ed, anzi, le ritengo una di quelle iniziative culturali nelle quali spero tanto. Sono più i social network ad intaccare quella che, a mio parere, è la magia della scrittura; fra migliaia, milioni di condivisioni mediocri ed imbarazzanti la poesia perde quasi di significato.

In un infinito mare di post che ti invitano a continuare il tuo tumultuoso viaggio, non si trova più il tempo di ravvivare l’essenza di ciò che si legge ed ecco che la scrittura risulta sterile e priva di emozioni.

7)Nel suo blog si legge che lei ha anche una passione per il disegno. Esiste, secondo lei, una relazione tra pittura e scrittura?

Mi piace immaginare la poesia come una compagna invisibile che non ci abbandona mai; bisogna solo rimanere un po’ bambini per poterla contemplare. Non la si può identificare con chiarezza: Lei è musica, disegno, danza. Rifacendosi nuovamente a Leopardi è chiaro come ciò trovi conferma nelle numerosissime pagine di appunti lasciateci in eredità dal grande autore: l’immagine poetica nelle arti figurative e la teoria del suono per quanto riguarda l’udito.

Così come la pittura porta ad una scelta di immagini indefinite e lontane, spesso caparbiamente filtrate dalla testardaggine dei ricordi, la poesia dipinge emozioni e paesaggi dell’Anima altrimenti sconosciuti.




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ABOUT THE AUTHOR

Sara Svolacchia

Dottoranda in letteratura francese a tempo pieno, vivo tra Roma e Firenze. Tra la tesi e i saggi che pubblico per l'università, e gli articoli di taglio giornalistico a cui mi dedico per passione, si può dire che smetto di scrivere solo per dormire.

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