L’interazione e la percezione di se stessi per Matteo Piselli

matteo piselli

interazioneQuando smettiamo di essere considerati giovani?
È solo una questione di percezione?
Per provare a rispondere a queste domande, dobbiamo innanzitutto collocarci temporalmente nella nostra epoca.

Come eravamo…

anni 50

Avere 43 anni oggi è molto diverso dall’averli avuti negli anni ’50 del secolo scorso: mio nonno per esempio a questa età lavorava da 30 anni, era stato un prigioniero di guerra, aveva già un figlio 20enne e una figlia 15enne, aspettava la pensione da lì a pochi anni, ma soprattutto aveva smesso di essere giovane da molto tempo.
Oggi io, Matteo alla stessa età, sono in ritardo di almeno 10 anni su tutte le sue tappe, su alcune di 20.

L’età dovrebbe essere un parametro oggettivo, ma il contesto cambia il modo in cui viene percepita: l’abbigliamento, il modo di pettinarsi, di atteggiarsi, la spinta dei media alla ricerca della gioventù come massima aspirazione, portano le persone a sentirsi sempre giovani.

Io sono giovane? Temo di no.

La mia gioventù è passata e secondo me a differenza di quello che pensano molti miei coetanei, è inaccettabile cercare di apparire giovane a tutti i costi; questo atteggiamento rende ridicoli agli occhi dei veri giovani. Sono nato a cavallo tra l’epoca analogica e quella digitale, questo è il mio colpo di fortuna: ho potuto godere di una formazione tradizionale mentre l’alba del mondo digitale spuntava all’orizzonte. In pratica sono un geek per vocazione, non per età come succede oggi.

L’informatica una volta non era per tutti, l’utilizzo coincideva con l’approfondimento della materia, oggi tutti sembrano esperti ma non lo sono davvero, non sempre un tech addicted è un informatico e la difficoltà a fare distinzione è un grosso svantaggio per i veri professionisti.

Come lavoro

matteo piselli

Quando ho iniziato a lavorare i rapporti tra persone avvenivano in modo molto diverso da oggi, i collegamenti erano lenti e la gente era più abituata a pazientare. Le nuove forme di comunicazione stavano prendendo piede anche se rimanevano sotto il controllo di una generazione che non amava andare oltre l’utilizzo lavorativo.

Col tempo il modo di comunicare e le persone sono cambiati, i giovani si sono adeguati per primi alla velocità della tecnologia e l’hanno trasportata fuori dall’ambito lavorativo, perdendo anche la facoltà di avere pazienza e di saper comunicare in modalità off line ad una velocità diversa da quella massima. In poche parole i giovani non sono più capaci di cambiare marcia.

Questa secondo me è la maggiore difficoltà di comunicazione tra giovani e maturi: pur utilizzando gli stessi mezzi, i primi li usano i secondi ne adattano l’uso ai propri parametri.

Purtroppo o per fortuna, il mondo è ancora governato da persone che basano le relazioni lavorative sul dialogo e adattano la velocità dei nuovi media alla propria e io mi trovo in mezzo, riesco a parlare con i più maturi perché ho imparato con i loro metodi, ma anche con i giovani perché ho letteralmente contribuito a far nascere il web.

Che culo Matteo allora sì che sei perfetto!

Temo ancora di no.

Gestire le relazioni

interazione

In realtà mi accorgo che sono troppo avanti per relazionarmi correttamente con i maturi analogici, lavorando ho avuto grandissime difficoltà ad interagire ad una velocità di comunicazione da secolo scorso e non sono abbastanza rapido per i ragazzi; ho avuto modo di creare le mie relazioni senza gli aiuti tecnologici e mi piace, posso scegliere, i giovani semplicemente vivono la loro epoca perché fa parte di loro.

A questo punto esce fuori il mio ruolo, perché un ruolo io ce l’ho e faccio di tutto per portarlo avanti: mi piace individuare i ragazzi più bravi, quelli che mi ispirano, che mi stimolano e cerco di dare loro tutto quello che posso per far sì che mi superino velocemente.

Non tutti meritano il mio tempo e miei sforzi, poiché generalmente hanno un’attitudine tecnologica, ma pochissimi si impegnano a lavorare sulle proprie debolezze che spesso riguardano il sapersi rapportare a persone più mature, avere pazienza nell’ottenere risultati, gestire il tempo e criticare il passato senza averne memoria.

Con alcuni di questi ragazzi ho creato un rapporto di reciproco rispetto che li sta sta facendo crescere moltissimo e mi aiuta a consolidare la mia posizione dentro e fuori la rete. Ho lavorato sul metodo, sull’ordine e sugli aspetti che i maturi danno per scontati e i ragazzi non conoscono affatto. Un punto di contatto esiste, ma sono i ragazzi a doverlo cercare con maggiore energia.

Hey ragazzo\a, ricordati che se ti interessa interagire con me sei avvisato\a, io sono un osso duro!

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Consulente in materia di digitalizzazione e conservazione sostitutiva, Esperto installazione e configurazione Hardware e Software, Matteo lavora da molti anni nella formazione.

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