La sindrome del TuSaiChi

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Photocredit:Mike

Prima di iniziare, devo ringraziare Francesco D’Agostino, Claudio Gagliardini e il Forum di Feleset Verdecammino per gli spunti. Tutto cominciò nel lontano ‘800, quando un timido scrittore trasse dalla penna un certo “Innominato”, che si pente e lascia andare la sua prigioniera, acquistando così un’identità più importante del nome. Galeotto di questa storia fu poi l’immensa saga di Harry Potter, dove per primo (pag.9 per chi ha la prima edizione 2011 de “La pietra filosofale”) un mago che inciampa accanto al signor Dursley parla di un “Lei-sa-chi”, anticipazione di ciò che ancora non si può rivelare.

Chi è affetto dalla sindrome del TuSaiChi

Gli affetti dalla sindrome del TuSaiChi sono alcuni influencer (a onor del vero non tutti, sennò sarebbe difficile avere una vita social) che si teme di nominare. Perché tanta paura nei webcosi di varia natura? Mentre per i maghi si temeva che parlarne potesse materializzare Lord Voldemort, nel caso di specie si temono ulteriori condivisioni senza alcun motivo.

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Photocredit:wikipedia

Lavorando nel Web, siamo tutti “a caccia” di condivisioni, perché sono il metro di giudizio del nostro lavoro. Gli affetti dalla sindrome del TuSaiChi ne hanno fatto un mantra. Cosa si fa per far sapere ai propri utenti che è uscito un nuovo post? Si condivide sui propri canali social. Fin qui è ok.

Scrivere 20 stati su Facebook in una mattinata, inserendo tutti i propri link e quelli degli amici che hanno proferito il nome divino, accanto a esempi tra i più “deserti campi” direbbe Petrarca, sono sintomi della sindrome del TuSaiChi. Altro sintomo è quello di inserire nei propri interventi un link, non si sa mai, male che va sarà segnata la condivisione. Chi dice TuSaiChi cerca quanto meno di calmierare l’andazzo, anche se inutilmente.

Il ruolo dei Raptor nella sindrome del TuSaiChi

Parliamo di questi Voldemort del Web senza timori: sono dei maghi eccezionali, giocano con le parole e con la SEO in modo magnifico, sono la base per chiunque voglia affacciarsi nel mondo del Web (quindi una cicatrice profetica per i novelli Harry), nessuno mette in dubbio competenza ed esperienze.

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Vogliamo anche dire, però, che ci sono tanti Raptor che rappresentano la forza di questi influencer? Per chi non avesse visto il film/non avesse letto il libro, Raptor è il professore di Harry, che nasconde alle sue spalle Voldemort e gli consente di sopravvivere con la pietra filosofale.

I Raptor non sono gli utenti, ma sono coloro che cercano in qualche modo di vivacchiare sul nome noto. Come? Con la stessa deferenza con cui Don Rodrigo chiede all’Innominato di risolvergli il problema ne “I Promessi Sposi”. Allora, il link non basta, il ringraziamento non basta, dedichiamo metà del post a TuSaiChi, poi se avanzano due righe vediamo di informare l’utente su quello che dovevamo dire (che era tutt’altro). Così, TuSaiChi ci illuminerà della sua luce e ci spammerà gratis sui suoi canali.

Come spiega senz’altro meglio di me Claudio Gagliardini:

Influencer, ti offro una cura per la tua sindrome

Scusa la frase da troll, ma te lo dico prima che qualcuno ti faccia male sul serio. Posso capire che tu cerchi di riempire il vuoto dedicandoti al marketing, come Jack che si dedica al Natale perché Halloween non gli interessa più nel celebre film di Tim Burton, ma ti auguro di cuore di passare da così:

A così, ritrovando il vecchio brio per la scrittura e la SEO:

Credimi, ci ho provato stamattina su Facebook a postare ogni singola riga che ho scritto, ma non ci riesco. Mi sento alienata. Sai cosa potresti fare? Smettere di utilizzare Google Alert con il tuo nome e cognome e vedere su Twitter se ci sono post interessanti senza citarti. Troverai un mondo inaspettato e sconvolgente, ma anche ricco di stimoli e di novità. Se vuoi, prendila come una nuova strategia di comment marketing.

Anti-influencer, basta avere paura

Il caso giudiziario di Writer’s Dream ci costringe a stare attenti e a non mettere nomi e cognomi nei post. Questo non significa che dobbiamo avere paura offline di citare persone autorevoli o di dargli una condivisione se la meritano. Basta avere paura significa evitare di condividere e di segnalare contenuti che hanno solo il nome e non una logica, cosa che purtroppo è anche capitata, cioè trattare il TuSaiChi come un qualsiasi webcoso/a, per la gioia sua, ma soprattutto dei nostri utenti. Chi sono io per dire tutto questo? Ovviamente Harry Potter, ma attenzione: siamo in tanti.

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Photocredit Giornalettismo

PS. Siccome non temiamo nessuno, in questo post non abbiamo utilizzato il NoFollow.

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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