Cosa imparare da “The Great Gatsby” per diventare un grande letterato

the great gatsbyCosa imparare da “The Great Gasby” per diventare un grande letterato? Ecco i consigli che si traggono leggendo Mr. Fitzgerald e guardando il film.

Cosa imparare da “The Great Gasby”: idea, testimone, storia

Per chi non lo conoscesse, “The Great Gatsby” è un romanzo ambientato negli anni ’20, pubblicato nel 1925 da Francis Scott Fitzgerald negli States che stavano per scoprire di lì a poco la crisi del ’29. Ecco cosa imparare sia dal libro “The Great Gatsby” che dal film ora nelle sale italiane.

autore "The Great Gatsby"
L’idea. Tutto parte dal messaggio che si vuole dare. Il messaggio è chiaro sin dall’inizio del film, più oscuro invece il romanzo, che mostrerà il suo messaggio solo al termine in modo esplicito. Il messaggio del film è di non perdere mai la speranza, nel libro è che nella vita è impossibile tornare indietro e che il nostro passato influenza volente o dolente ciò che siamo. L’idea è il filo conduttore che scorre dietro eventi, situazioni, personaggi, emozioni: anche lo stile ne è influenzato. Una buona idea è presagio di un romanzo eterno. Quindi il primo consiglio de “The Great Gatsby” è: “Poche idee, anzi una sola, ma ben strutturata”.

Un testimone. Il narratore con deliri di onnipotenza, che sa tutto di tutti è ormai nei libri di critica della classicità. In “The Great Gatsby” (film e libro), Fitzgerald crea un testimone. Deve essere una persona affidabile per il lettore (riferito all’epoca), uno che dia valore e posa ogni parola che dice: chi meglio di Nick Carraway? Il testimone non è sempre il narratore, ma è importante che sia una proiezione fedele. Un bel trucchetto, da tenere in considerazione nelle occasioni difficili. Hai trame complicate da descrivere? Crea il tuo testimone!

Plasma i tuoi personaggi come se fossero le tue creature. In “The Great Gatsby”, ogni personaggio ha il suo ruolo. Tutto ruota naturalmente al mitico Gatsby, il protagonista. Gli altri personaggi sono quelli collaudati, anche se la seconda per importanza è sicuramente Daisy, descritta solo quel tanto che basta per dare significato alla storia. Ogni personaggio deve essere uguale a se stesso e fedele alla sua storia, altrimenti non è credibile.

Il finale a sorpresa. Non ve lo rivelo, ma un finale ad effetto salva il personaggio dalle mire di altri remake e ti assicura un amore incontrastato del pubblico.
Meditate gente, meditate quando andate al cinema.

Quel “What Gatsby” da declinare in mille modi: thanks, Mr. Fitzgerarald

La critica americana si è molto soffermata sul “What Gatsby”, pronunciato da Daisy dopo aver sentito il nome da Nick Carraway all’inizio della sua storia. E’ un’anticipazione da manuale: Daisy sa già che è il soldato del suo passato, tu lo scoprirai solo dopo e lo collegherai come elemento dell’idea intuitivamente alla fine del libro.

Quali altri spunti si possono trovare su “The Great Gatsby”? E sui classici in genere?

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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