Il tuo e-book: come promuoverlo secondo Alberto Forni

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Il tuo e-book sta per decollare, ma non sai come muoverti nel mare magnum del self-publishing? Abbiamo chiesto ad Alberto Forni di spiegarci il mondo della promozione legata al tuo libro!

Perché il self-publishing spaventa tanto la grande editoria, secondo te?

e-bookNon è tanto il self-publishing in sé a spaventare la grande editoria, quanto il fatto che la rivoluzione digitale del libro stia facendo saltare quelle che per almeno sessant’anni sono state le prassi consolidate del mondo editoriale.

Non dimentichiamo che i grandi gruppi hanno in mano la distribuzione e buona parte dei rivenditori (librerie di catena) del libro. Quindi il fatto che Amazon entri nel mercato e offra una piattaforma di vendita digitale che è una sorta di ecosistema e si proponga in sostanza come editore – nuovo e digitale certo, ma comunque “editore” – spaventa le case editrici tradizionali.
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Dal punto di vista del self-publishing credo che gli editori soffrano per non essere più determinanti per la pubblicazione di un libro ma soprattutto temano, per il futuro, che i loro autori possano trovare economicamente più remunerante pubblicarsi da soli.
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Per quanto mi riguarda penso che il self-publishing mostri aspetti positivi e negativi. Da una parte credo che la funzione dell’editore di garantire la qualità di un libro sia insostituibile – per quanto poi esistano anche molti casi che dimostrano il contrario – dall’altra non mi pare che tutto si possa esaurire all’interno dell’editoria tradizionale, dove ogni cosa è costretta a passare bene o male attraverso canali tradizionali, criteri di un certo tipo e via dicendo.
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L’autopubblicazione è un mezzo straordinario, che però rimane sempre un mezzo, che uno tiri fuori dal cassetto un capolavoro o una schifezza è un altro discorso.

2) Perché credi molto nell’e-book (tanto da creare un blog a tema), anche se in Italia non sta decollando facilmente?

La vera domanda credo che sia “Perché c’è qualcuno che ancora non crede nell’e-book?”. Voglio dire, viviamo in un epoca dove tutto viene digitalizzato e per quanto il ibro sia uno degli oggetti feticcio per eccellenza, la strada è già tracciata: il formato elettronico e quello cartaceo saranno costretti a convivere per lungo tempo.Con buona pace degli amanti del profumo della carta e degli evangelisti dell’e-reader, che spesso si trovano a scontrarsi in una battaglia che mi sembra abbastanza inutile.

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Per quanto riguarda la penetrazione dell’e-book in Italia, è vero che il nostro Paese è più indietro rispetto ad altre nazioni europee come Inghilterra e Germania (dove però, va detto, anche le statistiche sull’acquisto di libri e sulla lettura sono sensibilmente diverse) però direi che dobbiamo aspettare ancora qualche anno per avere un’idea più precisa. Anche perché i comportamenti degli italiani nei confronti delle nuove tecnologie sono spesso contraddittori: siamo ai primi posti per l’uso dei telefonini e agli ultimi per quello delle carte di credito.

3) Cosa ti ha spinto a scrivere una guida per self e perché un autore dovrebbe scegliere il tuo testo rispetto ad altre guide del settore?

In realtà ho deciso di scrivere una guida al self-publishing perché mi sembrava che un libro del genere mancasse. È vero che esistono diversi libri che parlano della rivoluzione digitale dell’editoria, in senso teorico, e altri che affrontano in maniera approfondita aspetti tecnici come ad esempio la formattazione del testo o il marketing dei libri, ma una guida che prendesse, diciamo così, per mano una persona che si vuole avvicinare all’autopubblicazione digitale, accompagnandola attraverso tutti i passaggi necessari, mi sembrava che non esistesse.

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Certo, le informazioni si possono comunque trovare, magari sparse tra vari blog e guide in inglese, non è che io abbia inventato nulla, ho solo riunito tutte queste informazioni sulla base della mia esperienza dando vita a un testo che mi sembra molto valido. Non lo dico solo io, ma anche le persone che l’hanno letto, tanto che su scrivo.me, il portale di self-publishing della Mondadori, la guida è stata definita “una delle poche che vale la pena comprare”.
Forse perché si tratta di un libro molto “realista”, che mette in luce le potenzialità di questo mezzo senza però promettere fama e successo per tutti.

4) Secondo te, uno scrittore, per essere definito tale, deve essere necessariamente “vincente” vendendo milioni di copie?

Appunto, mi ricollego alla risposta precedente. Innanzitutto se uno vede la scrittura come mezzo per diventare ricco e/o famoso, gli consiglierei di aggiornare il proprio database: allo stato attuale ci sono altri campi in cui raggiungere questo obiettivo è molto più semplice o comunque possibile.

Poi credo che non tutti i libri possano e debbano avere milioni di lettori. Ci sono molti grandi scrittori che non sono mai stati baciati dal successo commerciale. Il problema forse è che oggi – visto pure che la critica letteraria ha ormai perso ogni autorevolezza – quello del successo sembra essere l’unico parametro rimasto, l’unico fine a cui tendere. Ma non può essere così.

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Per fare un esempio, di recente ho curato la realizzazione in e-book di un testo scritto da una persona che qualche mese fa ha perso il padre per un tumore. Lui ha deciso di affrontare questa perdita attraverso la scrittura, mettendo su carta numerosi episodi della vita del padre, per riflettere sul rapporto con lui, per permettere anche ai suoi figli di conoscere meglio il nonno.

Poi ha messo il libro su Amazon e ha fatto tre giorni di promozione gratuita, distribuendone trecento copie e ricevendo alcune lusinghiere recensioni, segno che il libro è riuscito a toccare certe corde nei lettori. Non solo, grazie al libro è riuscito anche a ristabilire un dialogo con alcuni famigliari con cui c’erano state delle chiusure. Tutto questo, per lui, ha rappresentato una grandissima soddisfazione, un vero successo. Come dargli torto?

5) Cosa pensi del periodo che il mondo editoriale sta passando oggi?

È evidentemente un momento difficile, forse ricco di splendide opportunità, ma comunque difficile. Non solo la rivoluzione digitale mette a dura prova l’editoria, ma la stessa attività della lettura è costretta a fare i conti con il mutamento dei tempi.

Quindi da una parte deve fronteggiare l’abbassamento generale della soglia di attenzione – l’odierna frammentazione nel consumo mediatico e culturale – dall’altra si deve confrontare con i gusti di un pubblico anestetizzato da decenni di entertainment “consolatorio”.

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La letteratura (ma potremmo dire l’arte in generale) che suscita domande, che affronta certe problematiche, che si confronta con questioni scomode, è sempre meno in grado di catturare l’attenzione di un pubblico che preferisce messaggi rapidi, immediatamente intelleggibili, capaci magari di suscitare curiosità ma senza oltrepassare una certa soglia di guardia.
Per questo le classifiche di vendita – e il self-publishing non fa eccezione – sono perlopiù dominate da letteratura di genere di bassa leva o da libri-fenomeno che vanno oltre la semplice dimensione letteraria.

6) Come hai conosciuto Il Piacere di Scrivere e perché sei stato disposto ad aspettare così tanto? Cosa offre di più, secondo te?

Mi piace la grafica pulita e minimalista. E dal punto di vista dei contenuti, il fatto che il lavoro della scrittura venga considerato sotto molteplici aspetti.

7) Come è possibile contattarti?

Attraverso il mio blog fascettanera.blogspot.it oppure il sito iltuoebook.it

Voi cosa ne pensate?

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

2 comments on “Il tuo e-book: come promuoverlo secondo Alberto Forni”

  1. Lorenzo

    Ho esattamente quel modello di Kindle 😀
    Post ricco di spunti interessanti.

    • AnnaritaFaggioni
      AnnaritaFaggioni

      Ciao Lorenzo! Meraviglie di Photopin 😀

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