“Fore Morra” ed editoria comparata: intervista a Diego Di Dio

diego di dio

Diego Di Dio è agente letterario, scrittore ed esperto di scrittura online. Il suo libro crime “Fore Morra” diventa occasione per parlare del mondo editoriale.

L’intervista

1)Approfittiamo subito della tua vasta esperienza per chiederti come funziona l’agenzia letteraria oggi e, in particolare, cosa l’autore/l’editore può trovare su “Saper Scrivere”.



Ciao, anzitutto grazie per questa chiacchierata. Saper Scrivere mette insieme due realtà: agenzia letteraria e servizi editoriali. L’agenzia letteraria funziona come qualunque altra agenzia: facciamo scouting (ossia selezioniamo i testi migliori che ci arrivano) e rappresentiamo gli autori più validi presso gli editori nazionali. Come servizi editoriali, invece, forniamo un’ampia gamma di servizi per l’editoria: correzione di bozza, editing, traduzione, impaginazione, ufficio stampa, ghostwriting, copywriting, elaborazione di materiale grafico. Lavoriamo per editori, autori e privati.

2)“Fore Morra” è frutto di una lenta evoluzione, che ti ha portato anche a collaborazioni molto importanti. Non vogliamo che ci parli del tuo libro in modo “classico”, ma che tu ci dia sfoggio della tua arte mentre ce ne parli.

“Fore morra” (Fanucci, Timecrime) è il coronamento di un percorso, da un lato: dopo la gavetta con racconti e premi vinti in giro per l’Italia, ho avuto la possibilità di esordire nel romanzo con questo grande editore. Dall’altro, è solo il primo gradino di una scala lunga, tortuosa, che magari a volte sarà anche ostica. Ma ho già il piede sollevato per salire il gradino successivo.

3)L’internet: amico o nemico dei libri e di chi ci lavora?

Dipende da come si usa. Da un lato, come direbbe Umberto Eco, è vero che la rete ha dato voce a un esercito di persone che si sono autoeletti esperti di un po’ di tutto, editoria compresa. Trovi, per esempio, gente che fa lezioni di scrittura – senza aver mai pubblicato nemmeno un racconto – o corsi di editoria – senza aver mai messo piede in una casa editrice. Dall’altro lato, però, va detto che la rete è anche una formidabile cassa di risonanza, che dà la possibilità di accedere a un mercato vasto, dettagliato. I social, per esempio, possono essere un’ottima vetrina, sia per autori come me che per agenzie come Saper Scrivere. Alla fine, in un modo o nell’altro, la qualità di un lavoro paga sempre: cambia solo il modo di farsi conoscere.

4)Il cliente self-publisher. Come ti comporti nei suoi confronti? Cosa cerchi di capire in un testo prima di accettarlo?

Da un lato il self-publishing ha dato voce a molti autori che, per un motivo o per l’altro, non trovavano spazio nell’editoria tradizionale; ma per converso, tornando al discorso di prima, ha moltiplicato anche le mostruosità editoriali: libri privi di cura, brutti, raffazzonati, senza uno straccio di editing, senza impaginazione. Come sempre occorre distinguere: se il self-publishing è fatto con criterio, e col supporto di professionisti – come noi o come tanti altri – può avere un senso. Ma se ha l’unico obiettivo di immettere in un mercato, già saturo, un prodotto scadente, allora per me non si va da nessuna parte. I risultati non arriveranno mai.

5)Il “mercato” cos’è a tuo parere? Tendenza da seguire, linea di orientamento o un fattore di scarsa importanza?

Un fattore di scarsa importanza, no. Bisogna sempre ricordare che il libro, per quanto bello e sentito, resta comunque un prodotto. Un prodotto emotivo, certo, ma alla fine va venduto, e quindi una buona risposta del mercato può essere determinante per il maggiore o minore successo di un progetto. Tendenza da seguire? Come autore, sono titubante. Se mi sento di scrivere qualcosa che, per un qualche motivo, incontra i gusti del mercato, va bene. Ma se devo impormi di scrivere un progetto solo per ragioni di marketing allora no, mai. La scrittura è anche ispirazione, mai solo rendiconto.

6)Hai una musa o ti affidi a quello che accade quando scrivi?

Non ho una musa, ma cerco di trarre ispirazione da tutto quello che può essermi utile per scrivere una buona storia: film, libri, articoli di cronaca, sogni, discorsi ascoltati o captati per strada, inchieste giudiziarie, canzoni, immagini, quadri. Traggo spunto da tutto, e poi cerco di rimescolare le suggestioni in una storia che mi piacerebbe leggere.

Grazie per questa piacevole chiacchierata e un abbraccio a tutti i lettori di thriller. Ci vediamo, spero, l’anno prossimo, per il sequel di “Fore morra”.



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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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