A Game Of Books – Bastardi

eap e no eap in the game of books

Come dicevamo nella puntata precedente, sono in molti ad ambire al trono di libri: dai discendenti che reclamano la loro titolarità per diritti di sangue, a coloro che tramano a corte per sbaragliare gli avversari. Vi è poi un’altra categoria di personaggi che, a vario titolo, con il tempo ha acquisito un sempre crescente ruolo nelle lotte di conquista, in entrambi i regni. Nel mondo di A Game Of Thrones sono i bastardi. Nel nostro corrispettivo editoriale sono i giovani scrittori senza grande produzione.

Figli di madre (editrice) ignota.

Chi è lui? Davvero pensavate che tutti i bastardi fossero buoni, bravi e belli come Jon Snow? Ecco a voi il folle Ramsay. No, non è un cuoco, anche se ha una certa predilezione per l’arte dello scuoiare.

Abbiamo già avuto a che fare con un bastardo, ricordate? È il nostro Jon Book, che ha deciso di offrire la sua vita e la sua penna alla causa degli scrittori di e-book. Ma non tutti i giovani senza madre decidono di prendere il nero e vivere quasi in condizioni di eremitaggio. C’è anche chi, sopraffatto dal profondo senso di appartenenza alla famiglia, si batte per riscattare il proprio onore e venire finalmente accettato, ottenendo l’onore di portare il nome della casata, che tanto bramava (qualcuno ha detto Ramsay Snow/Bolton?).

Ma non tutti i bastardi sanno del loro lignaggio, ed alcuni vivono la loro tranquilla esistenza, senza lambiccarsi il cervello con alleanze ed intrighi di corte. Nella città di Approdo del Re, capitale del regno e nostra meta finale, tanto per fare un esempio, sono presenti parecchi figli bastardi di Re Robert Baratheon.

Del resto, quale donna avrebbe l’ardire di rifiutarsi alle lusinghe del re? E quale autore, desideroso di essere pubblicato, resisterebbe alle richieste di un prestigioso editore? Ebbene, non tutti si calano (metaforicamente) le braghe, ed anche nella grande famiglia dei bastardi letterari convivono diverse realtà.

Ad ogni luogo, il suo nome

Snow, Sand, Rivers, Stone…a seconda del luogo di nascita, al pargolo non riconosciuto viene assegnato un diverso cognome. Analogamente avviene nell’universo parallelo, quello fatto di libri. Abbiamo da un lato l’editoria non a pagamento, dall’altro quella a pagamento. La differenza è abbastanza semplice e lampante (ed anche il timore di incappare in affari truffaldini è un elemento alla luce di tutti): l’editoria a pagamento è formata da case editoriali piccole e medie che si offrono di pubblicare chiunque, a costo che sia costui a pagare il prezzo dell’operazione.

Io gli editori seri li conto sulle dita di una mano. Sì, proprio di questa mano!

Bisogna fare attenzione a non abbinare in modo comodo e diretto l’eap al male ed il no eap al bene, ed il motivo è presto detto. Basta risalire un po’ indietro negli anni per scoprire che alcuni autori, poi divenuti noti e affermati, iniziarono la propria carriera pubblicando a pagamento le loro prime opere: ad esempio Umberto Saba, che nel 1911 pubblicò, a proprie spese e con lo pseudonimo di Saba, il suo primo libro, Poesie, o ancora Italo Svevo che pubblicò a sue spese i primi due romanzi, Una vita e Senilità. Addirittura Marcel Proust ricorse all’istituto dell’Édition à compte d’auteur perché non sopportava alcuna ingerenza da parte dell’editore.

Relativamente recente è il caso di Federico Moccia che nel 1992 pubblicò a proprie spese la prima edizione di Tre metri sopra il cielo (anche se qui forse un po’ d’ingerenza non sarebbe guastata…). Tutto questo ci fa capire che ciò che conta, dopotutto, in un regno come nell’altro, non è la famiglia che hai alle spalle, ma l’arma che impugni tra le mani e la mente che la guida. Solo questo importa. E così anche il nostro caro amico Jon Book può aspirare alla gloria ed al potere e sperare di diventare un giorno Jon…Isbn!

Rossa di sera, alla mattina sei una pattumiera.

Non bisogna però dimenticare che, come ci insegna Melisandre, la notte è buia e piena di terrore, e nell’aria aleggia un altro elemento con cui bisogna fare i conti: la magia.

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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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