Della morte dell’ispirazione

morte dell'ispirazione

Avete presente quando vorreste (o dovreste) scrivere qualcosa, ma vi manca l’ispirazione? O peggio, quando l’ispirazione c’è ma manca il supporto? Alla seconda il bravo scrittore, quello solerte, risponde portandosi sempre dietro un taccuino e una penna (memore dei tanti pensieri persi per sempre nelle pieghe dei “Vabbè tanto me lo ricordo“, dei “Dopo arrivo a casa e lo scrivo” o dei “Vabbè, se l’ho dimenticato non era così importante“).



Qualcuno più furbo sopperisce alla sbadataggine con un appunto sul cellulare, magari come messaggio SMS. Ma i più scaltri hanno capito come unire le due cose, e si affidano alle varie applicazioni disponibili su ogni store, dai semplici blocco note alle versioni più evolute, tutte accomunate da un elemento al giorno d’oggi imprescindibile e utilissimo: il cloud.

La sincronizzazione che permette l’accesso ai propri contenuti in ogni luogo e in ogni momento diventa tanto più utile quanto più si è soliti viaggiare o anche semplicemente spostarsi durante il giorno; in questo modo si possono prendere appunti quando si ha del tempo libero (in sala d’attesa, alla fermata del bus, in treno) e riorganizzare il tutto una volta raggiunta la propria postazione fissa. Tutte cose che un tempo erano impensabili, e che ora fanno parte della nostra quotidianità.

E quando manca l’ispirazione?

Più difficile è da risolvere l’altro problema, quello della mancanza d’ispirazione. Il panico da foglio bianco è il peggior incubo di qualsiasi scrittore, più di mille film horror messi insieme. E per di più nella vita reale non ci sono musiche di sottofondo che si interrompono facendoti capire che sta per apparire il mostro, no, qui è sempre tutto così silenzioso, e il mostro può sbucare da ogni dove in qualsiasi momento. Sì, come il cloud.

Anzi, potremmo definirlo la sua nemesi, in quanto genera il vuoto di connessioni, il cervello sembra che abbia abbandonato la sua casa (anche se in alcuni la differenza è minima, quasi impercettibile). E allora come si fa a invocare la bis-bis-bis nipote di Calliope (la musa della poesia epica)? È risaputo, è condizione comune di noi scrittori l’avere con questa musa un rapporto di amore-odio, un continuo cercarla, farle la corte, poi andarsene stizziti quando non cede alle nostre avance, quindi lasciarsi sedurre da lei che torna sorniona a stuzzicarci proprio nel momento in cui ci stavamo dimenticando di lei.

In quel caso che fai? Le dici “No, ora non posso, ho mal di testa”? La prendi e la sbatti violentemente sulle candide lenzuola di carta in un amplesso, che non sarà soddisfacente quanto uno fisico, ma sicuramente dura di più! E allora realizzi che il sentimento per la scrittura è qualcosa che ti porti dentro sempre, da sempre e per sempre. E non puoi fare altro che alimentarla.

Come una relazione

A conti fatti, quello con la musa assomiglia molto a un rapporto sentimentale, e forse lo è: bisogna essere sempre presenti, farla sentire importante, dedicarle ogni giorno parte del proprio tempo, altrimenti la perderai per sempre. Solo così sarà possibile ottenere il massimo dalla relazione, perché alla fine lei capirà che facciamo sul serio, e si donerà completamente a noi. Finché morte non ci separi.



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Vice direttore de Il Piacere di Scrivere, fa dell'ironia e del sarcasmo un'arma letale.

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