Crisi dell’editoria: il caso Carocci e non solo

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A metà Dicembre 2014, le testate giornalistiche italiane generaliste e di settore riportavano la notizia di una generale “crisi dell’editoria” per l’anno 2014, con riferimento al così noto alle cronache “Caso Carocci”.

L’annuncio degli esuberi

La vertenza nasce quando il sindacato dei lavoratori della casa editrice di nicchia diffonde la notizia che l’azienda ha predisposto l’esubero per più della metà dei dipendenti. La notizia arriva agli organi di stampa l’11 Dicembre 2014. Il “Caso Carocci” desta scalpore perché la società (proprietaria sia della Carocci che de Il Mulino), avrebbe deciso di “passare al salvataggio” de Il Mulino e di chiudere, invece, la pratica della casa editrice a divulgazione scientifica Carocci. La società aveva preso in gestione la Carocci “solo” dal 2009.

I dipendenti hanno così lanciato due hashtag per sensibilizzare sull’accaduto:



E creato sia una pagina che un profilo su Facebook. Infine, in una lettera aperta su FanPage, i dipendenti ritengono che la vertenza non sia stata causata da una generale crisi dell’editoria: “Siamo ben consapevoli della crisi del mondo editoriale, ma la nostra era nel 2009 un’azienda sana e prestigiosa, che ha poi subìto i colpi della cattiva gestione. Non un progetto culturale, non un programma in cui si individuassero obiettivi e strategie, non un piano industriale serio”.

Se tutto resterà così, il prossimo 12 Gennaio partiranno gli esuberi. Per questo, i lavoratori hanno realizzato anche un sito online, dove poter aggiornare sulle ultime iniziative e cercare di trovare un accordo con l’azienda prima della data ultima.

La crisi dell’editoria non è un caso

La “crisi dell’editoria”, o, più precisamente, la “crisi dell’editoria italiana”, è ormai il tema caldo di tutte le manifestazioni che parlano di libri. Al calo innegabile delle vendite si accompagna la diffidenza verso gli strumenti nuovi, come dimostrato dal generale scetticismo verso l’iniziativa “Kindle Unlimited” di Amazon e la riscoperta del fenomeno e-book (per i brand tradizionali dell’editoria) solo nell’ultimo anno e senza troppa convinzione.

Non basta pubblicare in e-book per essere competitivi, ma un passo che vada oltre al trend di turno è quanto mai necessario, altrimenti inutile lamentarsi. In una intervista a Il Libraio, Michele Rossi, responsabile della narrativa Rizzoli afferma che: “(…) i dati ci dicono chiaramente che gli esordi non possono essere un segmento del mercato. E’ cambiata l’aria, siamo in una fase più conservativa. E la competizione è più dura rispetto al passato. Ma ovviamente le nostre considerazioni valgono fino al prossimo evento che spariglia le carte”.

Il 2015, meno “casi” e più libri

Intercettare l’italiano su due che legge non è facile. I nomi noti attirano grandi fette di mercato, ma la novità sarà il motore di un lettore attento. Meno casi eclatanti e più libri di qualità. Così si fa editoria nel 2015.

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Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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