Cosa fa un libraio: la dura vita dei bookshop italiani

come aprire una libreria

Torniamo a parlare della dura vita di chi opera nel settore dell’editoria. Dopo il successo dell’articolo sulla dura vita degli editori, vediamo come funziona per la libreria.

Come si apre la libreria



Se il tuo sogno è di aprire una libreria, devi partire da una buona base di investimento. Ci sono parecchie spese da affrontare, sicuramente di più rispetto a un editore digitale.

Prima di tutto, devi trovare il locale adatto, abbastanza grande da poter far girare i tuoi potenziali clienti e facilmente raggiungibile. Vicino alle scuole? Può essere un’idea, magari associando anche la cartoleria per arrotondare.

Fai in modo che non ci siano altre librerie nei paraggi. Se hai deciso di aprire una libreria in franchising, vedi se il franchisor ti dà vincoli per la grandezza del locale. Questo deve essere sottoposto alle visite da parte dell’ASL e dei Vigili del Fuoco per attestarne l’agibilità.

Ora che è tutto a posto, ci sono le pratiche burocratiche: la partita IVA, l’iscrizione alla Camera di Commercio di zona, l’iscrizione a INPS e INAIL se hai dipendenti. Ovviamente, fatti seguire da un commercialista abilitato. Curiosità: se c’è musica nella tua libreria, si deve pagare la SIAE.

Tre tipi di libreria

Le librerie non sono tutte uguali. Ci sono:

  • Le librerie indipendenti. Non seguono alcun marchio e scelgono liberamente cosa vendere.
  • Le librerie dipendenti. Sono librerie in franchising, il franchisor è il loro distributore e dà il nome alla libreria (Feltrinelli, Mondadori, Giunti, ecc.).
  • Le librerie digitali. Vendono solo e-book nella maggior parte dei casi e comunque non hanno una sede fissa. Quindi, non hanno bisogno delle autorizzazioni dell’ASL per aprire.

Meccanismi di vendita

Ok, ma come viene pagato un libraio? In percentuale, come tutti gli altri. Il distributore offre il libro al libraio con il 30-40% di sconto sul prezzo di copertina. Se il libro viene venduto, il libraio guadagna da questa parte restante, al netto di IVA e di costi di spedizione. Quindi, su 10 Euro di libro, il libraio lo paga in anticipo 7 o 6 Euro e guadagna 3 o 4 Euro a copia, a cui dovrà togliere spese del corriere e IVA.



Praticamente, quanto l’editore che lo ha stampato. Per fortuna, però, il libraio può salvarsi sfruttando il conto vendita. Questa formula è molto semplice: il libraio paga il libro solo se è stato venduto, sennò lo rimanda indietro.

Bello, vero? Peccato che poi la carta straccia finisca al macero e quel prezzo lo paga l’editore, che deve anche litigare con l’autore che non ha ricevuto la sua percentuale dalle copie invendute.

Per il libraio è comunque un grosso guaio, perché serve un esperto magazziniere e la cosa, mese dopo mese, crea qualche problema. I librai dipendenti non hanno scelta, perché devono accettare quanto mandato dal distributore. L’indipendente può non acquistare, ma deve comunque cercare di vendere ottenendo una percentuale minore, oltre al lavoro in più, perché bisogna parlare con fornitori diversi e tenere tutti i contatti.

Per evitare questi problemi, c’è chi ha scelto la strada della libreria digitale. Il tutto è molto più semplice, perché basta la partita IVA, l’iscrizione alla Camera di Commercio e un buon commercialista. Ovviamente, si dovranno gestire i rapporti con gli editori in qualche modo. E, altrettanto ovviamente, si è in gara con Amazon, IBS, Libreria Universitaria e tutti i colossi dei libri online…

Conclusione

Se fare l’editore è difficile, nemmeno essere libraio oggi è uno scherzo. La crisi del settore, sempre meno persone che leggono e il fatto di dover esporre più di 10mila sono sicuramente belle sfide.

Se sei pronto ad affrontarle, il “mestiere” che deve ritornare assolutamente tale quanto prima, può dare grandi soddisfazioni.

Dedicato ai librai dipendenti e indipendenti che fanno il loro lavoro senza dare colpe a nessuno.



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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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