Incipit, questo sconosciuto

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Incipit: no, non ti dirò quali sono i millemila modi per scrivere un “incipit” di successo, unico a causarti milioni di vendite. Non ti metterò nemmeno una lista di incipit famosi da cui trarre spunto. Non cadrò nell’ovvio dicendo quanto sia importante. Non ti svelerò segreti arcani. Sei pronto?

Identikit dell’incipit

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photo credit: Photopin

La parte iniziale di un testo è fondamentale: l’incipit assolve a questo ruolo, ma con molto di più da raccontare. Si tratta della stretta di mano che dai al tuo lettore: deve essere una stretta energica, ma non tanto da farlo scappare via.

Con il tempo e il mercato editoriale sempre pronto alle vendite, l’incipit è diventato un canale di vendita alla pari della copertina o della campagna promozionale riferita a un libro. Questo perché il lettore che non conosce il testo, legge le prime righe e da lì decide se è un testo che vale la pena o no.

L’incipit-disastro è la cosa più brutta che possa capitare al libro più bello del mondo. Difficile riprendere a camminare con una caviglia slogata, ma non impossibile. Basterebbe che il lettore si soffermasse un po’ di più sul testo, perdendo un po’ più di tempo. Troppo prezioso oggi.

Incipit: importante ma non unico

L’attenzione sull’incipit è diventata tale che il lettore sembra circondato da ottimi incipit. Ognuno alle sue strategie: io in questo post ho inserito la strategia “del no” (modo affettuoso per dire “Litote” o “Preterizione”), ma se questo post non ti avesse detto niente ora non leggeresti. Lo stesso discorso vale per un libro: un incipit dorato non serve se la storia fa acqua da tutte le parti.

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photo credit: photopin

L’inversione delle parole nella costruzione del periodo (ad esempio, mettere il complemento di termine all’inizio della frase, prima di soggetto e verbo) è un’altra strategia per invogliare a leggere: ha preso piede con Cesare Pavese e Italo Calvino. Oggi è una tecnica che si trova in tutti i corsi di scrittura creativa degni di questo nome.

Ultima idea super-nota è quella di scrivere l’incipit alla fine, dopo aver appurato tutte le parti della storia, in modo da creare un raccordo che dica abbastanza da incuriosire, ma non per capire a fondo di cosa si parla.

Scrivi ogni parte della tua storia come se fosse un incipit e scrivi ogni incipit come se fosse una piacevole poesia: dedica la giusta attenzione alle scene più importanti, ma anche alle descrizioni secondarie e a quei dettagli che possono trasformare un colpo di penna in un abbraccio per chi ti legge.

Come organizzarsi con l’incipit

Per scrivere un buon incipit, sto utilizzando un must del copywriting. L’incipit del copy consiste nel scegliere caso per caso quello che serve. Devo dare un tocco di mistero a quello che scrivo o dare immediatezza? Nel primo caso sarò un po’ più “oscura”, nel secondo lascerò che i versi diventino prosa.

Tu come ti muovi quando si tratta di scrivere un buon incipit?

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

5 comments on “Incipit, questo sconosciuto”

  1. SAM.B

    Gli incipit, per me, sono sempre una mezza tragedia. Non ne sono mai soddisfatta, perciò li monto e li smonto infinite volte.
    Come scribacchina, mi trovo bene a introdurre una storia con un dialogo: mi permette di caratterizzare subito i personaggi attraverso il loro modo di parlare.
    Oppure comincio con il nome del personaggio e un’azione che sta compiendo.
    Gli incipit che si focalizzano su descrizioni di paesaggi o stati d’animo, invece, non mi prendono molto – nemmeno come lettrice.
    “L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo inseguì” resta sempre uno dei migliori, per me: ci sono azione e mistero. E’ uno di quelli che uso come riferimento 😉

    • AnnaritaFaggioni
      AnnaritaFaggioni

      L’incipit prevede un labor limae molto lungo e complesso. Difficilmente ti arriva di getto, pronto per essere pubblicato. Iniziare con un dialogo aiuta, se serve a creare la giusta atmosfera.

      Ovviamente, non è detto che l’incipit serva solo per incuriosire o terrorizzare il lettore: serve per “calarlo” in quella storia, che man mano farà sua nella lettura. Grazie per il tuo commento e per Twitter <3.

  2. Agata Amantia

    Mi piace iniziare da un particolare, una visione fugace di un paesaggio o di una città; oppure da un ricordo, da un oggetto che come la madeleine di Proust evochi un volto, un attimo di vita, un granello di passato. Ho anche usato un incipit “dinamico”: come il percorso dei pensieri di quella che sarà la protagonista della storia ha lo stesso ritmo dei suoi passi sul selciato, lo stesso ritmo della vita che le scorre attorno, per strada. Non amo gli incipit drammatici che irrompono nella pagina con violenza; preferisco un meccanismo di ricerca, di lenta evoluzione, invece che l’esplosione di gesti e immagini. Ma è un mio limite, e di certo nella letteratura, quella vera, ci sono stati incipit drammatici, inimitabili.

  3. AnnaritaFaggioni
    AnnaritaFaggioni

    Beh, è anche una questione di crescita personale. Magari uno inizia con gli incipit più semplici e poi si specializza. In più, ci sono anche i gusti dell’autore: sa lui come organizzare la sua storia e nessun altro. Ciao Agata, so che sei nostra affezionata lettrice dappertutto. Un abbraccio.

  4. Agata Amantia

    Grazie, vi seguo con piacere. Ricambio l’abbraccio 🙂

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