Come (non) scrivere un bando di concorso

scrivere un bando di concorso

Avevo diversi titoli in mente per questo articolo, tra cui uno più da copy del tipo “Prenderesti in giro il tuo cliente?”, ma siccome non piace piegare la penna ai titoli inflazionati, ho puntato dritto al nocciolo. Questo articolo nasce da un “Che ne pensi?” lanciatomi da Alessia Savi su Facebook. Il “Che ne pensi?” riguardava l’iniziativa di un gruppo editoriale di tutto rispetto, che però, a mio modesto parere, non aveva a disposizione un copy quando ha redatto il bando della sua ultima iniziativa letteraria. Ecco perché.

Prenderesti in giro chi acquista i tuoi libri?

La grande realtà editoriale in questione ha aperto le frontiere agli autori esordienti. Per un giorno, gli autori potranno inviare le proprie opere sul sito e riceverne una valutazione da parte di un editor autorevole a fine pubblicazione in una delle case editrici più importanti d’Italia. I dettagli dell’iniziativa sono qui, se siete interessati.

Il title già mi dà sui nervi: “(…) non autopubblicarti, prova con un editore vero”, facendo capire che l’autopubblicazione non è una pubblicazione vera. Quindi, da copy, quello che capisco io è che ti stai rivolgendo solo a chi ha considerato l’ipotesi di pubblicare in self e che dovrebbe pensarla diversamente prima che sia troppo tardi. Questa strategia l’ho già vista l’anno scorso, con questi risultati, ma la situazione peggiora scorrendo il testo.

La pubblicazione “vera” sarebbe solo digitale, quindi addio alle librerie su scala nazionale in cartaceo, una delle bandiere tradizionali, ma una pubblicazione in e-book. Oddio, era anche ora che si dicesse che la pubblicazione digitale non è di serie B, ma ci saremmo aspettati molto di più, visto che senza il self l’autore sarà sì valutato da editor di spessore gratuitamente, ma pagherà con il diritto d’autore (che non è specificato nell’iniziativa).

Il meglio arriva nel delineare quelle che sono le caratteristiche del libro da presentare. Se possiamo capire la scelta di certi generi, perché il trend dell’erotico sta tristemente andando alla fortissima, sospinto anche da una matassa di marketing degna dei ruggenti anni Ottanta; non capiamo perché specificare che:

 

Non deve presentare errori grammaticali almeno nelle prime cinque pagine”.

 

Quindi valuterete testi zeppi di errori grammaticali successivi all’incipit? Leggerete solo cinque pagine prima di pubblicare in digitale (che significherà mai “pubblicare in digitale”, quando basta dire “pubblicare in e-book”, che è la formula che si usa comunemente…)? La perplessità aumenta, ma il tono è chiaro e terrorizza come Halloween.

Qual è il punto di forza dell’iniziativa? Tutti, ma davvero tutti, potranno partecipare, con una mail che dopo quella giornata verrà cancellata, per evitare ulteriori invii e richieste di spiegazioni scottanti (certo, perché ovviamente saranno valutati solo i pubblicati, ma per pubblicarli dovranno valutare nel segreto istruttorio…). Ma chi sono questi tutti???

scrivere un bando di concorso

Il target è: aspiranti scrittori che hanno pubblicato da soli senza successo/pensano di pubblicare da soli, che sono geni nelle prime cinque pagine dei propri libri (ma poi ignorano la lingua italiana per le restanti pagine), che aspirano al successo editoriale (ma solo nel formato digitale) e che anelano disperatamente la valutazione della realtà editoriale in questione.

Ora, oltre alla valutazione del pregiudizio di fondo (che una reale editoriale dovrebbe evitare a prescindere), ma non sarà questo target proprio di quelli che acquistano da quello store e su cui loro hanno qualche dato certo in più? Cioè, saranno questi i loro lettori, per rivolgersi proprio a loro e non a un altro tipo di autori (come ad esempio, i self che si fanno editare prima di presentare un libro, oppure gli autori che hanno già avuto esperienza con altre case editrici, anche piccole?).

Mi chiedo perché scegliere questi autori senza alcuna regola certa. Un sintomo di apertura, può darsi… Mi chiedo, però, perché non aprire l’iniziativa ad autori più esperti, o comunque che sappiano leggere un contratto di pubblicazione. Perché non inserirlo nel bando o fare un riferimento? Poi, che senso avrà per una realtà editoriale pubblicare un e-book di 25 pagine (parliamo delle 30mila battute minime per aderire all’iniziativa?). Insomma, Alessia, te lo dico anche dal Piacere di Scrivere, sono perplessa.

La discussione su Facebook

Dato che la riflessione è partita da Facebook, vi lascio tutta la discussione dal mio profilo. Io la trovo una presa in giro, ma è un’opinione personale. Fate vobis.

Già, ma allora come non si scrive un bando di concorso?

Beh, ti basta fare quello che hai visto: usa un pregiudizio come base della tua comunicazione, dai solo indicazioni generiche su ciò che si deve inviare e sul premio in gara, informa che risponderai a tua discrezione. Se vuoi valutare un concorso, invece, ti lascio un vecchio post utile.

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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