Case editrici nazionali e social network: il rapporto Blogmeter

case editrici e social network
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Photocredit: Flickr

Blogmeter ha condotto recentemente uno studio su come le grandi case editrici nazionali utilizzano i social network per promuovere le nuove uscite. Ecco cosa ha scoperto.

Come si organizzano le case editrici italiane con i social?

Secondo lo studio di Blogmeter, sarebbero 15000 i fan medi di una pagina Facebook che si riferisce a una casa editrice: saltano ovviamente le pagine del gruppo Mondadori e Rizzoli, che arrivano a 100000 Like. Tanti “Mi piace” non significano engagement, ovvero alta attività sulla pagina da parte degli utenti. La pagina con più interazione è infatti BAO Publishing, casa editrice milanese che ha fatto nello studio degli hashtag e nell’utilizzo dell’immagine due metodi di comunicazione a effetto.
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BAO Publishing Pagina Facebook
Lo stesso effetto che dimostra anche una pagina nota nel mondo letterario di Facebook, ma non legata al mondo delle case editrici, CAFFEINA.

Cosa attira di più gli utenti delle case editrici su Facebook?

I Like sono stimolati da video e foto “di impatto”. L’immagine deve emozionare e dare qualcosa, basandosi sulle abitudini dello scrittore: così, al via alle immagini dedicate al caffé di prima mattina o verso le 17, mentre le immagini di libri e i video di canzoni evocative fanno il resto. Importantissima risorsa poi la generosità: non importa che si utilizzino foto prese da altre pagine, anzi se sono evocative, tanto meglio!

E su Twitter?

Qui la media scende: 10000 followers, sempre con il gruppo Mondadori in testa con Rizzoli, seguita a ruota da Adelphi e Feltrinelli alle punte massime. Qui è l’hashtag a giocare un ruolo fondamentale: usato per lo Storify, basta parlare di libri e studiare la nicchia per ottenere risultati altissimi e scatenare le reazioni dei Twitteri. Rispondere, retweettare e commentare sono azioni d’obbligo.

Abbiamo perso Google Plus e YouTube

Google Plus viene ancora oggi considerato in secondo piano rispetto a canali come Facebook. C’è più gente? Forse. Sicuramente anche qui i numeri non mancano di sorprendere semplicemente usando con interesse il non-social. Risultati più soddisfacenti da YouTube, anche se case editrici come Giunti non hanno capito ancora come funziona. Quali i problemi?

– E’ necessario scrivere “Giunti Editore” per intero e il solo “Giunti” non basta.

– Le Playlist!!! Dove stanno le playlist??? Approfondimenti, reportage, come si lavora all’interno… Niente, solo interviste su interviste. Ore ed ore…

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Canale di YouTube di Giunti. Playlist.

Case editrici e social network: il caso Garzanti

E’ quasi un annetto che seguo con piacere il discorso social intrapreso da Garzanti e ogni volta trovo grandi soddisfazioni. Il canale di Twitter agisce come piattaforma di customer care e funziona benissimo (esperienza personale). Con Facebook come la mettiamo? Qui si è creato un network tra Garzanti Libri e le Garzantine (due pagine per due nicchie diverse) e speciali iniziative riservate ai fan. Con l’applicazione si accede a una sorta di giornale online. Unica pecca è che l’applicazione non si vede dal cellulare. Anche qui, purtroppo, dobbiamo dare per scomparsi YouTube e Google Plus…

Come dovrebbero comportarsi le case editrici con i social network?

Non usare il non-social Google Plus è sicuramente una scelta deleteria per le grandi case editrici. Facebook, invece, è utilizzato abbastanza bene, mentre usare Twitter come customer care è sicuramente un’ottima idea, anche se un po’ inflazionata. Aprirsi ai lettori è il primo passo, sfruttare bene i social è il secondo. Buona fortuna allora!

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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