Chi fa letteratura, chi Vola

chi fa letteratura, chi vola

La discussione di due utenti del Piacere di Scrivere sul mio profilo personale (lo scrittore Guido Mattioni e il lettore Gianni Prosperi) mi ha dato molti spunti di riflessione sul caso Fabio Volo, su quel modo di “fare letteratura” e sul ruolo che i concorsi hanno nel far conoscere un autore al vasto pubblico dei lettori.

Il ruolo dei concorsi

(…)Lei sarà anche uno scrittore…ma io sono un LETTORE e dei suoi premi, delle sue medaglie e dei suoi allori non so che farmene. [Gianni Prosperi]

Il fatto che a dirlo sia un lettore è illuminante. Il curriculum letterario non è un gioco e molti sono gli autori convinti che centinaia di concorsi vinti possano fare la differenza. In realtà, dove tantissimi autori puntano il dito, i lettori non fanno caso.

Se un autore può sembrare affermato per il fatto di avere una sfilza di titoli, sappiate che per il lettore conta soltanto quello che scrivete e non quanti concorsi avete vinto. Se non siete riusciti a ottenere un buon impatto nelle librerie, è molto probabile che i titoli onorifici non bastino per farvi considerare conosciuti dai lettori.

Grandi scrittori mal gestiti

(…) Può accadere – e accade – che un grande scrittore resti nell’ombra e le sue opere dimenticate in uno sgabuzzino, perché non ha denaro da investire nel marketing, come può accadere – e accade – che uno scrittore mediocre o perfino “non titolare” della pubblicazione (…) venda migliaia di copie. [Anna Montella]

Personalmente, conosco tre grandissimi scrittori penalizzati dal fatto di non essere stati pubblicati da una grande casa editrice e di non essere stati promossi da agenti di marketing di un certo livello. Come spesso accade, non si pubblica il meglio, ma si pubblica a colpo sicuro.

Il caso Volo (riferito al mercato editoriale e non alla persona) rientra nel merito: Volo, così come Faletti, Vespa, D’Urso, e chi ne ha più ne metta sono già noti in ambito televisivo e radiofonico prima di pubblicare.

Il lettore potenziale è una persona che vede molta televisione e che vede in queste persone figure importanti che possono aiutare, o a cui approcciarsi molto alla lontana con la scusa di aver letto il testo di turno. E’ indubbio che, come dicevamo nella diretta con Beatrice Verga, questi testi non sono letteratura, ma possono avvicinare alla letteratura quelle persone che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai conosciuto il mondo dei libri.

28000 copie e un ghostwriter

Il fenomeno di questi personaggi è fissato sui numeri. Attenzione a chi vi parla di 28000 copie vendute a una sola libreria: spesso si tratta di merce che esce dalla casa editrice, ma che può sempre tornare indietro in caso di necessità.

Ovviamente, la notizia è che sono uscite 28000 copie e non che (magari) ne sono rientrate 27999 da destinare al macero.

Altro discorso è quello del ghostwriter (fonte Wikipedia):

Un ghostwriter (letteralmente scrittore fantasma), in italiano scrittore ombra, è un autore professionista, pagato per scrivere libri, articoli, storie, pubblicazioni scientifiche o, in campo musicale, composizioni, che sono ufficialmente attribuiti ad un’altra persona.

che resta un professionista, al di là del fatto che molti autori scrivono da soli e tanti VIP non hanno tempo per farlo (ma poi pubblicano).

Il self-publishing come soluzione possibile

Al termine della chiacchierata online spunta, quasi casualmente, il self-publishing, quasi come unico modo per riportare “alla normalità” alcune cose e per dare davvero riscatto allo scrittore. Tu cosa ne pensi?

 

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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