Case editrici tra social network e lavoro di nicchia

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Innovarsi per non morire, espatriare e cercare nel mercato statunitense quella distribuzione (e quella elasticità mentale) che manca, tra bozze improbabili e l’ancora della nicchia. La vera vita di una piccola/media casa editrice che decide di sopravvivere in Italia.

Studio di nicchia e mercato

Dove lo spazio è letteralmente portato via da mille franchising e dove anche chi può creare un programma di fidelizzazione a più livelli (dagli sconti alle carte fedeltà, passando dalle massicce campagne pubblicitarie televisive) non riesce a vendere pur spingendo sul nulla; l’unica possibilità della casa editrice medio/piccola è specializzarsi e agire in funzione di una nicchia definita.

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Il concetto di “nicchia di lettori” è molto affine al concetto di nicchia per un progetto online: invece di rivolgersi al mare magnum, appannaggio delle grandi realtà editoriali, si punta sui gusti di una cerchia ristrettissima di persone, che, quando coglie un testo di interesse, per la rarità del testo stesso, è portata all’acquisto. Ovviamente, la nicchia deve essere piccola, ma non inesistente. Per questo, esistono le indagini di mercato.

Specializzarsi significa sopravvivere, ma c’è il rovescio della medaglia: non si può piacere a tutti e in un mercato dove non si legge, il “non piacere a tutti” diventa un mantra compulsivo. Puntare alla qualità dei lettori, in ogni caso, premia e nuovi contatti garantiscono nuove opportunità. Meno numeri, ma sicuri.

Cercare l’America negli States: sì e no

In tantissimi puntano al mercato statunitense, sicuramente poco conosciuto in Italia e visto come “L’America”, cioè come l’unico modo per uscire dal labirinto italiano. Vero è che gli americani sono molto interessati al nuovo e, se le nicchie sono valide, la traduzione vale la candela.

case editrici stati uniti

Attenzione a quel “SE”: tutti provano a inseguire la chimera internazionale, ma anche qui serve un lavoro serio e non tutte le nicchie sono ben accette, anzi, la gara è spietata. Meglio prepararsi a ogni evenienza e, anche qui, studiare l’investimento prima di scappare. Un piccolo suggerimento: non informare i grandi di quanto si fa, potrebbero copiare e spacciare per proprio come al solito.

What about social?

Alcuni amici che vanno alle fiere di settore (per me è più seria una gara di cosplayers e non vado) mi hanno raccontato che nel mondo delle fiere italiane non esistono né i social network né gli e-book. Una bella coerenza, se si pensa che le grandi realtà hanno tutte pagina Facebook + account Twitter e che recentemente è nata proprio da loro Un Libro è Un libro…

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I social network sono l’unico mezzo per parlare al lettore a tu per tu. I piccoli lo sanno benissimo e in tanti condividono strategicamente i propri contenuti, pianificandone con un piano editoriale pochi ma incisivi. Anche qui, numeri piccoli, ma interazioni che convertono di più nelle vendite.

Per le grandi, anche qui il gioco è facile: il brand stimola la condivisione, ma difficilmente questa punta all’acquisto del testo in libreria e, sicuramente, oltre a qualche selfie difficilmente il lettore lascerà una recensione, cosa che per le piccole realtà editoriali è più semplice, grazie a contest dedicati e studiati sulla nicchia.

Be an huge number

Il caso evidenziato da Alessia Savi dimostra come, in molti casi, valga il personaggio autore e non quanto scritto dallo stesso. Il caso è statunitense, ma gli esempi nostrani si possono fare con i “vippi” televisivi: e così spuntano le milioni di copie vendute scritte da ghostwriter da ultimo minuto, ma con il bel faccino di questo e di quel personaggio.

Mi sono chiesta (sì, se ti va è rosichio, sì) quale valore letterario abbia questa gente. Poi mi sono data questa risposta: hanno i numeri, anche presunti. Quante persone li vedono tutti i giorni? Si ipotizza X milioni. Bene, quella persona vale X milioni e va pubblicata, a prescindere dal contenuto. Eppure un signore francese ci aveva avvisato:

Se voi dite ai grandi:"Ho visto una bella casa in mattoni rosa, 
con dei gerani alle finestre, e dei colombi sul tetto" loro non
arrivano a immaginarsela. Bisogna dire: "Ho visto una casa di 
centomila lire", e allora esclamano: "Com'è bella".
[Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe]

Come diventare un grande numero? Ci vuole tempo, pazienza e l’addio a scappatoie facili: c’è da lottare, gente, nient’altro.

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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