Beren e Luthien di J.R.R. Tolkien: l’ultimo inedito del padre del fantasy

tolkien

Non ci sono molti autori che hanno avuto una vita letteraria particolare come quella del padre del fantasy moderno: J.R.R. Tolkien.

A raccontare una vita e una storia che ha coperto due secoli, ma soprattutto l’ultimo libro in uscita per Bompiani, Beren e Luthien, il 6 giugno alla libreria Lirus di Milano c’erano alcuni ospiti d’eccezione:



Tolkien, dalla letteratura alla critica

Come ha ben illustrato Claudio Testi con una metafora tanto semplice quanto potente, chiunque può leggere e apprezzare Tolkien, ma la sua opera è “come un iceberg”: la storia percepita  a una prima lettura non è che la parte emersa, ad ogni nuova lettura si scopre un pezzetto di ciò che è sommerso.

Per questo sono così importanti gli innumerevoli libri di critica Tolkieniana che sono stati scritti nel corso dei decenni e di cui l’Invito alla lettura di Tolkien è un ottimo esempio.

Un libricino di circa 200 pagine pubblicato da Mursia nell’ormai lontano 1982 che non solo è diventato una delle pietre miliari della critica tolkieniana in lingua italiana, ma riesce ancora, dopo 25 anni, ad essere attuale e a costituire un ottimo libro introduttivo a quel vasto mondo che è la Terra di Mezzo.

Emilia Lodigiani ha raccontato come si sia fatta progressivamente conquistare dalla “parte sommersa dell’iceberg”, dopo essere entrata in contatto con l’opera di Tolkien un po’ per caso, durante un’estate in Liguria e come questo l’abbia influenzata dirigendola verso quella che sarebbe diventata Iperborea.

Un nuovo Tolkien per nuove generazioni

Per quanto l’opera Tolkieniana, in quanto veicolo di valori universali, rimanga sempre attuale, il modo in cui questa opera è narrata, o meglio contestualizzata e tradotta può invecchiare.

Beatrice Masini si è resa conto della questione e per questo, alla direzione di Bompiani, ha deciso di intraprendere un’opera di modernizzazione di questo come di altri classici della letteratura.

Un percorso che mira a svecchiare il modo in cui i classici sono presentati e interpretati, per facilitare il contatto con le nuove generazioni.

Questa opera, nel mondo Tolkieniano, si traduce sia in nuove pubblicazioni, come Beren e Luthien appunto, sia in trattative con la Tolkien Estate per la realizzazione di nuove edizioni e nuove traduzioni. La prossima delle quali sarà la pubblicazione con una nuova traduzione di un libro fuori catalogo da moltissimi anni: le Lettere, meglio note in Italia con il titolo La realtà in trasparenza.

Beren e Luthien, una storia d’amore lunga un secolo

Era il 1917 quando nacque la prima versione della storia di Beren e Luthien e,  come ha raccontato Claudio Testi durante la presentazione, il lungo cammino dei due innamorati era appena cominciato.

Ancora oggi, infatti, si possono leggere diverse versioni delle medesima storia: una, forse la più famosa, è pubblicata all’interno de Il signore degli Anelli; un’altra si può leggere all’interno de Il Silmarillion; mentre un’altra ancora è raccolta all’interno de I racconti perduti (secondo volume di quell’immensa opera che è la History of Middle Earth).

Oggi, Christopher Tolkien ci consegna un nuovo libro che non è una storia e non è un’opera critica. Beren e Luthien è infatti una raccolta: tutte le versioni che Tolkien a scritto, riscritto, rivisto e allargato nel corso degli anni, riunite in un solo volume.

Un frammento fondamentale della History of Middle Earth finalmente in italiano.

Christopher o John Ronald Reuel: l’eredità dei Tolkien

Con questo libro Christpher Tolkien si ritira da una vita di curatela dell’opera del padre ma ancora molti in giro per il mondo si chiedono con che diritto lui abbia raccolto, rielaborato, tagliato e ricucito l’opera del padre.

La risposta, come ha ben illustrato Wu Ming 4 durante il suo intervento, sta in una concezione non “genio-centrica” della letteratura, e ancor di più nel testamento di J.R.R. Tolkien.

Se infatti si considera lo scrittore con un “genio solitario”, nessuno dovrebbe avere il diritto di toccare l’opera altrui. Tuttavia una concezione del genere non avrebbe trovato favore in Tolkien, che invece ricercava il parere e il confronto con i suoi lettori, e non era certo un genio solitario, bensì un intellettuale calato nel proprio tempo.

Questo è altresì evidente dalle parole che lui stesso ha scritto nel suo testamento, in cui lascia al figlio Christopher pieni poteri di editare, rielaborare, tagliare, ricucire e pubblicare tutti i suoi scritti.

D’altronde, Tolkien non si è limitato a scrivere un libro, ha creato un mondo con il suo legendarium e questa è certo un’opera troppo grande per un uomo solo, ma anche per due uomini la cui vita a toccato ben tre secoli.

È un lavoro che solo un uomo che cercava il contatto e il confronto con altri studiosi, e che in qualche modo continua a cercarlo anche dopo la sua morte, poteva affrontare.

Ora il testimone passerà di nuovo, il lengedarium continuerà ad evolvere e crescere esattamente come i miti sanno fare e chissà se il lavoro di e su Tolkien avrà mai termine?



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Copywriter per professione, scrittrice per passione, innamorata di fantasy e horror e strenua sostenitrice del self-publishing. Sono testarda e un po' megalomane. Attualmente la mia principale occupazione è convincere il mondo che il self-publishing è il futuro dell'editoria. Il resto sono hobby.

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