A tu per tu con Annalisa Rizzi

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Per celebrare il primo anniversario dalla pubblicazione degli autori del Piacere di Scrivere da parte di Fabbri Publishing, il blog intervista una delle protagoniste di quella lotta, Annalisa Rizzi, nota soprattutto nel panorama delle piattaforme di scrittura creativa.

Lavoro, famiglia e letteratura

1) Come si svolge la tua pazza giornata?

Che bella domanda! In effetti sono molto presa dalla mia quotidianità. Ogni mattina la sveglia suona alle 05:30, e da quel momento in poi non ho più scampo: caffettiera sul fuoco, grembiulini e zainetti, divisa da indossare. Accompagno le mie piccole vandale all’asilo, per andarle poi a prendere quando esco dal lavoro, nel pomeriggio che imbrunisce. Da quel momento in poi mi smisto in modalità “mamma/moglie”. Per fortuna mio marito mi offre tantissima collaborazione. Non so come farei senza di lui, davvero.

In questo mi sento una donna fortunatissima. Anche così, chiaramente, il tempo che ho è piuttosto risicato e alla letteratura riesco a dedicare meno di quanto vorrei. Scrivo nei ritagli di tempo, e quando a sera ci mettiamo a letto e tutto tace, un lumino solitario si accende in casa: sono io che leggo, prima di crollare irrimediabilmente!

2) L’esperienza della Fabbri: quanto ti ha segnato e quale ricordo ti riaffiora con più affetto?

Quando ripenso a quello che è avvenuto un anno fa sulla piattaforma 20lines, il ricordo più vivido è il grande affiatamento che si è venuto a creare con alcuni degli autori che hanno partecipato con me. L’entusiasmo è stato contagioso e immediato. Prima di allora non avevo mai scritto a più mani, non seriamente, ed è stato stimolante in special modo con “Innesti”, perché ognuno di noi ha raccolto l’idea di un altro per svilupparla e tirarne le fila.

Il fatto che poi i due racconti – sia “Innesti” che “Rosa vermiglio” – siano piaciuti così tanto da meritare la pubblicazione della Fabbri è stata un’esplosione generale di autostima. Un’esperienza molto formativa anche perché mi ha permesso di confrontarmi con punti di vista a volte molto diversi dal mio. Cosa che non è necessariamente negativa!

Tra le altre cose mi ha dato la possibilità di stringere amicizia, in particolare, con autori quali Annarita Faggioni, Alessia Malachiti e Giuseppe Raffaele Puppo, persone per cui nutro grandissima stima.

3) Tu hai fatto della scrittura creativa e della scrittura collettiva due colonne portanti del tuo stile: quanto pensi le piattaforme ti abbiano aiutato e quali consigli senti di dare?

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Le piattaforme di scrittura interattiva (come The Incipit, 20lines o ancora – in una certa misura – Meetale e Wattpad) rappresentano a mio avviso una palestra eccezionale. Credo che siano davvero utili in questo senso, poiché offrono la possibilità di migliorarsi sensibilmente sotto tutti gli aspetti. Il confronto tra gli autori e i lettori (spessissimo autori a loro volta) è diretto e permette di “sondare il terreno” anche nel momento in cui si affina il proprio stile.

Mentre scrivevo ho potuto capire cosa i lettori si aspettavano che accadesse, giocando con i loro suggerimenti ho capito come sorprenderli, ottenendo un grado di coinvolgimento più alto, e tuttavia mantenendo coerenza con la trama della storia. Il suggerimento che mi sento di dare è quello di accogliere le critiche nella misura giusta: è dagli errori che si impara. E comunque, il gusto è sempre soggettivo, quindi mai lasciarsi demoralizzare!

4) Il racconto… Manuale di sopravvivenza da te, che giochi tra comicità e horror.

annalisa rizzi scrittriceGià, come generi sembrano profondamente diversi, vero? Di solito è difficile che un autore sia poliedrico, assume una certa etichetta e cresce con quella appiccicata addosso. Spero che non sia il mio caso.

Nell’ultimo anno ho scelto di cimentarmi fra horror e commedia (anche se hanno definito il mio stile più da “chick lit”) perché ritengo che siano i due generi più difficili in assoluto, quelli che richiedono più impegno e che quindi possono dare più soddisfazioni, sempre che il lavoro sia fatto bene.

È facile cadere negli stereotipi e ancor più facile inciampare nella banalità: la sfida è far sì che non accada. Scrivo per me in primis, e quindi sono la prima a dover essere convinta dalla trama. Sono molto severa con me stessa, in questo. In un certo senso devo riuscire ad autosorprendermi.

Naturalmente non è una cosa semplice, ma quando accade la sensazione è bellissima, e so di aver scritto qualcosa di buono. In quel momento mi darei una pacca sulle spalle da sola! Bisogna mettersi degli standard alti, sempre. E non mollare mai finché non ci si arriva.

5) Hai pubblicato delle opere che tieni gelosamente custodite: vuoi raccontarci qualcuna?

scrivere libri

C’è una raccolta in particolare che mi sta molto a cuore. Non so se “pubblicata” sia la parola giusta, perché in effetti non ha mai davvero visto la luce sotto questo punto di vista, l’ho solo messa insieme in un PDF e l’ho regalata ad alcune persone a cui tengo molto. Si intitola “Frammenti di un Momento”, e raccoglie alcune liriche molto intime e racconti brevi che vogliono essere istantanee della vita di perfetti sconosciuti, come le persone senza nome e apparentemente senza storia che ogni giorno incrociamo per la strada, per capirci.

L’idea è che ognuno di noi una storia una storia ce l’abbia eccome, e che a volte valga la pena di raccontarla: il vecchietto seduto sulla panchina al sole, la donna che esce da una agenzia viaggi, l’uomo che fuma guardando il cielo pomeridiano.

Storie di cui noi, estranei, non sappiamo nulla, ma che magari potremmo cogliere se ci soffermassimo in un gesto, in uno sguardo. Intuire per un istante – un frammento di un momento, appunto – che dietro un volto qualunque c’è molto di più.

Non so se pubblicherò mai nel vero senso della parola questa raccolta, anche se qualcuno dei miei amici più cari mi ha chiesto di farlo. Alcune di queste liriche sono comparse sul web sotto nickname, ma non credo che mi spingerò più in là di così… non per questo volume, almeno. E non per adesso.

6) A quando un bel romanzo in onore di Lovecraft e compagnia?

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Credo che se Lovecraft sapesse che il suo nome è stato accostato al mio farebbe il triplo carpiato nella tomba! Scherzi a parte, al momento sto lavorando a diverse cose, ma in particolare adesso sono assorbita da un progetto (“IL” progetto) che si sta rivelando molto impegnativo. In un certo senso mi spaventa anche un po’, perché sto davvero cercando di fare del mio meglio.

Posso dire che non mi sono mai cimentata in una simile esperienza, perché sono molti anni che questi particolari personaggi aspettano che li tiri fuori dalla mia testa. Credo che si siano finalmente spazientiti, quindi adesso premono da tutte le parti pur di evadere da qui e prendere vita su carta. Sto cercando di accontentarli, ma quando si tiene così tanto ad un lavoro non è semplice.
Spero di riuscire finalmente a far salpare la Heim, che infesta da anni i miei incubi con le sue vele strappate. E di riuscire a dar pace al suo Comandante, restituendogli il Destino (il Karma?) che gli è stato rubato in maniera molto crudele.

7) Casa editrice o self-publishing?

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Diciamo che sto tenendo d’occhio entrambe le realtà. Trovo che il self-publishing, se fatto in maniera professionale, rappresenti una bella innovazione. Purtroppo in Italia non ha ancora preso piede come dovrebbe, ma questo temo sia in gran parte colpa, oltre che della diffidenza generale, di taluni autori, forse troppo frettolosi di pubblicare romanzi che – a volte – necessiterebbero di un editing fatto bene.

Come questione è controversa, ed è un peccato che sia così: il self può trasformare un autore nell’impresario di se stesso, e dar modo al grande pubblico di conoscere autori che meriterebbero, altrimenti snobbati dal mercato. Per alcuni fortunati è stato davvero così: hanno conquistato da soli la stima dei lettori, sono stati corteggiati dai grandi dell’editoria, e adesso i loro nomi campeggiano nei titoli di coda di film di successo, tratti da libri che hanno stracciato le classifiche.

Ma sempre di pochi fortunati si tratta, e in alcuni casi di autori che hanno saputo cavalcare l’onda del momento. Spero che la tendenza attuale subisca un’inversione, ma in questo ci darà una mano il tempo: le nuove generazioni vivono pienamente la tecnologia, e gli e-book saranno sempre più diffusi, compresi quelli auto pubblicati.
Sfuggendo invece agli editori a pagamento (che ribattezzerei Avvoltori, avvoltoi stampatori) come fossero le fiamme dell’inferno, al momento attuale sarei più portata verso le piccole case editrici. Non avranno un grande mercato, ma credo che adesso come adesso siano le uniche a fare una selezione seria, proprio perché nutrono tutto l’interesse ad investire in un manoscritto che abbia davvero qualche numero, a curare un editing fatto bene e a dar spazio a un autore che merita, anche sconosciuto. Quindi, pollice in su per loro.

8) Hai partecipato e vinto al torneo “Writers X Factor”: quanto è stato formativo? Senti di consigliarlo?

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L’esperienza con “Magla, l’isola del libro” e “Arpeggio Libero” è stata senz’altro bellissima. Quando l’amico scrittore Valerio Zavaglia me l’ha segnalata, a dire il vero, ero titubante. Abbiamo mandato un provino per la prima selezione ed eravamo in ottanta, fra cui c’erano anche diversi autori di Arpeggio.

La concorrenza era durissima e in tutte le varie fasi ho sempre creduto che non ce l’avrei fatta, dato il calibro dei partecipanti. E invece, con mia somma gioia, sono stata smentita. Nello stupore più grande, la giuria mi ha assegnato il primo posto, nonostante nessuno avesse mai sentito parlare di me prima di quel momento. Ho vinto perché i racconti sono piaciuti. Sicuramente lo consiglio, perché sulla mia pelle ho provato che si tratta di un concorso serio, in cui si vince per meriti, e non perché si è amici di qualcuno.

Anche da questa esperienza ho imparato molto: in un concorso in cui i partecipanti sono tanto agguerriti, bisogna spiccare soprattutto per originalità. Bisogna scrivere quello che non verrebbe in mente a nessun altro, e questa per me è stata la parte più stimolante. L’incipit del provino, tanto per fare un esempio, era uguale per tutti. Da lì doveva partire il racconto, a discrezione degli autori per genere e tema. Era scritto in terza persona e compariva una certa Elena. Ecco, leggendolo ho immaginato che tutti avrebbero fatto di Elena la protagonista.

Ho scommesso tutto su questa convinzione, e ho fatto di Elena una semplice spalla, girando la narrazione in prima persona, con la protagonista che osservava Elena compiere determinati gesti. Il risultato è stato quello di aver ottenuto il punteggio più alto, con addirittura i complimenti al termine del concorso in privato di Marta Tempra, che è stata la mia pazientissima coach, e di Fabio Dessole. Ecco, ho imparato che bisogna pensare sempre oltre quello che gli altri si aspettano. Bisogna fare in maniera diversa dagli altri. Sempre trovando il giusto equilibrio, naturalmente.

9) Hai partecipato anche al corso gratuito “Come presentare un libro”. Secondo te, quanto vale la formazione in questo campo e come scegliere tra centinaia di corsi?

corso gratuito come presentare il tuo libro

Quando Annarita Faggioni mi ha parlato di questo corso non ci ho pensato due volte a iscrivermi, ed anzi, la ringrazio per avermi dato la possibilità di seguirlo. Sinceramente sono poco più di una neofita nel campo, e in questo periodo sono particolarmente affamata di informazioni.

Corsi come questo, che offrono una panoramica sulla realtà editoriale in una prospettiva che può vantare cognizione di causa, sono interessantissimi e possono offrire spunti preziosi per la promozione del libro e dell’autore, per la valorizzazione della sua figura.

Si tratta di veri e propri vademecum di strategia. Quando vengono affrontati con serietà e disponibilità, com’è successo in questo particolare corso, sono una risorsa molto valida, visto che possono anche mettere in guardia da errori che è facile commettere. Personalmente ho scoperto cose che non sapevo, e che mi torneranno utili.

Consiglio di seguirli, vagliando attentamente tra le varie proposte. Sinceramente mi fido di quelli tenuti da persone ben note per la loro serietà. Non sottovalutateli, perché il tempo usato per seguirli è davvero ben speso.

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ABOUT THE AUTHOR

Annarita Faggioni

Founder e direttrice del progetto Il Piacere di Scrivere, copywriter e scrittrice.

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