5 motivi per non fare self-publishing

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Iniziare una rubrica sul self-publishing elencando 5 motivi per cui non si dovrebbe fare self-publishing non sembra una buona tattica.

Tuttavia, come hanno evidenziato Ashlyn Forge e S. Usher Evans, due competenti blogger d’oltreoceano, il fatto che il self-publishing sia un mondo democratico e potenzialmente aperto a tutti non significa che chiunque dovrebbe intraprendere questa via.

Ecco dunque 5 buoni motivi per NON fare self-publishing:

1. Evitare la competizione

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Molti autori ritengono di appartenere ad una ristrettissima élite di intellettuali con il dono della scrittura e interessati alla letteratura. La realtà è ben diversa.

Il mondo dell’editoria in Italia, è affollato come un centro commerciale la vigilia di Natale.

In Italia esistono oltre 4534 case editrici e nel 2013 sono stati pubblicati circa 68.000 nuovi libri, senza contare gli oltre 88 servizi di self-publishing e i 5000 titoli autopubblicati stimati per lo stesso anno*. Anche se l’interesse delle case editrici per i titoli autopubblicati di successo sta crescendo e il mercato del self-publishing copre ancora solo una piccola percentuale del totale dei titoli in commercio, il mondo editoriale italiano rimane un mondo competitivo, in cui il self-publisher può contare solo sulle proprie forze per emergere: è quindi necessario rimboccarsi le maniche.

*Dati dell’indagine AIE del 2014. Fonte: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia, AIE 2014

2. Scrivere e basta

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Se si vuole dedicare il 100% del proprio tempo a scrivere, il self-publishing non è la via giusta. Un self-publisher deve sostanzialmente essere un factotum. Come minimo un self-publisher deve imparare le basi del marketing per sperare di ottenere dei risultati. Inoltre dovrebbe intendersi un po’ di editing, impaginazione, grafica, ecc.
L’unico modo per riuscire ad occuparsi solo di scrittura è avere a disposizione grosse somme economiche, grazie alle quali demandare tutte le fasi del lavoro (compresa la selezione degli stessi) a professionisti accuratamente selezionati.

3. Pubblicare gratis

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In linea teorica la maggior parte delle piattaforme di self-publishing offre la pubblicazione in via gratuita. In questo modo, però, difficilmente l’opera pubblicata potrà avere la qualità o la visibilità necessaria a raggiungere qualche risultato.

Dipende sempre da qual è l’obiettivo: si vuole mettere il proprio nome su Amazon? Costi: 0€.
Si vuole vendere un libro per cercare di intraprendere una carriera letteraria? Costi:  editor, proofreader, designer, ecc…

Certi autori potranno risparmiarsi alcuni oneri economici grazie alle proprie conoscenze personali, ma sarebbe meglio pagare sempre almeno il prezzo dell’editor. Perché? Perché sarebbe come se un chirurgo dovesse decidere quale dei suoi figli mutilare per rendere l’altro più bello. Lo scrittore è troppo affezionato al proprio testo per riuscire a dissezionarlo con il distaccamento necessario all’editing.

4. Diventare ricchi

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Molti autori pensano che basti mettere il proprio titolo in vendita per iniziare a vedere i soldi accumularsi nel proprio conto in banca, non considerano il fatto che il loro è solo un titolo in mezzo a migliaia di altri.

Per riuscire a catturare l’attenzione dei lettori è quantomeno necessario avere un piano di marketing e attuarlo con sistematicità, con dispendio di tempo ed energie. Sarà necessario parlare del proprio libro online e offline, creare canali social dedicati, dargli visibilità attraverso la blogosfera… e fare tutto questo in maniera costante, pena il calo delle vendite.

Iniziare un passaparola che possa permettere di vendere copie senza promuoverle attivamente è un processo estremamente difficile.

5. Evitare le critiche

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Il self-publisher, in Italia ancor più che all’estero, porta addosso un marchio d’infamia agli occhi di molti lettori e soprattutto addetti ai lavori. Queste persone non si faranno scrupoli a criticare non tanto il lavoro dello scrittore self-publisher, quanto lo scrittore stesso in quanto persona che ha scelto la via del self-publishing.

Quando uno scrittore decide di intraprendere la via del self-publishing deve essere consapevole di intraprendere una lotta contro il pregiudizio: un pregiudizio che sta recedendo, ma lentamente.

Se non si è pronti a questa lotta è molto meglio intraprendere la via delle case editrici tradizionali.

Con questo discorso non vogliamo concludere che il self-publishing sia una via da evitare, ma solo sottolineare che questo non è un percorso che dovrebbe essere intrapreso da chiunque abbia un manoscritto nel cassetto. Quella del self-publishing è una strada dura, ma che può dare moltissime soddisfazioni, anche maggiori di quelle conseguibili attraverso la pubblicazione tradizionale.

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ABOUT THE AUTHOR

Copywriter per professione, scrittrice per passione, innamorata di fantasy e horror e strenua sostenitrice del self-publishing. Sono testarda e un po' megalomane. Attualmente la mia principale occupazione è convincere il mondo che il self-publishing è il futuro dell'editoria. Il resto sono hobby.

2 comments on “5 motivi per non fare self-publishing”

  1. Librini

    Disincantata e realista, ottimo post

    • Cristina Arnaboldi

      Ogni tanto ci vuole un po’ di sano realismo.
      Grazie mille del complimento, spero che continuerai a seguire la rubrica!

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